Tag: Teatro vittoria

Era d’Ottobre, il comunismo e la storia delle occasioni perse

di Cristina Peretti

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Professori, studenti, appassionati di storia: siete sicuri di conoscere fino in fondo le vicende che segnarono la rivoluzione russa? Se volete saperne di più, al Teatro Vittoria di Roma il giornalista Paolo Mieli con il suo spettacolo Era D’Ottobre, in occasione del centenario della rivoluzione d’Ottobre, fase finale e decisiva della rivoluzione russa, ci offre un excursus storico di circa due ore sulla nascita e lo sviluppo del cosiddetto comunismo reale, ovvero quel socialismo che avrebbe dovuto dar vita al vero e proprio sistema comunista. Continue reading “Era d’Ottobre, il comunismo e la storia delle occasioni perse”

la Divina Commediola… tanto Divina e poco commediola

di Claudio Miani

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Irriverente, ironico, sarcastico, divertito e divertente. Ciro Alighieri, cugino del ben più noto Dante, dal palco del Teatro Vittoria in Roma, racconta così la sua Divina Commediola e regala circa due ore di risate e riflessioni prendendo spunto dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Un viaggio in rima e metrica napoletana che omaggia il buon pensare e il senso civico proiettando gli spettatori in un onirico viaggio tra i confini di un continente tanto vicino quanto lontano: l’Africa. Continue reading “la Divina Commediola… tanto Divina e poco commediola”

L’Odissea, da Omero a Walcott, al Teatro Vittoria

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Khora.teatro offre la propria versione dell’Odissea di Omero, archetipo di ogni viaggio, per riscoprire la contemporaneità del mito di Ulisse, traendo spunto dalla vasta tradizione di opere ispirate al ciclo omerico ed in particolare, dal modello inaugurato dalla versione teatrale di Derek Walcott, poeta e drammaturgo caraibico, fondatore del Trinidad Theater Workshop, Premio Nobel per la Letteratura nel 1992. Continue reading “L’Odissea, da Omero a Walcott, al Teatro Vittoria”

Socialmente comico o comicamente sociale. Questo è Giobbe Covatta

Giobbe-Covatta.jpgSchietto, sincero, diretto. “Voi siete un giornale telematico, vero? Meno male, così trascrivete e quindi posso anche sbagliare i congiuntivi!” Questo è il Giobbe Covatta che abbiamo intervistato in occasione della prima al Teatro Vittoria dello spettacolo Matti da Slegare, in coppia con Enzo Iacchetti. Proprio dallo spettacolo e dalla collaborazione con Enzo siamo partiti per spaziare a tutto campo. Continue reading “Socialmente comico o comicamente sociale. Questo è Giobbe Covatta”

Matti da Slegare, con Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti, al Teatro Vittoria

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La vicenda dei “matti” Giovanni e Elia e il loro percorso di reinserimento nella società, un formidabile terzetto formato da Giobbe Covatta e Enzo Iacchetti (interpreti) e Gioele Dix (regista), ovvero tre fra i più apprezzati, riconoscibili, simpatici, popolari e socialmente sensibili personaggi dello spettacolo italiano. Le loro caratteristiche artistiche garantiscono un approccio a un tema rilevante e delicato come quello della malattia mentale che è fresco, ironico, addirittura spassoso e divertente. Continue reading “Matti da Slegare, con Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti, al Teatro Vittoria”

La terra innamorata di Simone Cristicchi. Incontro con l’artista

simone cristicchi3.jpgAbbiamo avuto il piacere di incontrare Simone Cristicchi al Teatro Vittoria e vi raccontiamo il suo personalissimo modo di intendere il teatro, l’arte, ma soprattutto la Vita, quella con la V maiuscola. Continue reading “La terra innamorata di Simone Cristicchi. Incontro con l’artista”

Il Secondo Figlio di Dio, tra Gaber e De Andrè

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Da Arcidosso a Roma, o più precisamente in giro per l’Italia intera, questo è il viaggio che percorre il Cristo dell’Amiata, al secolo David Lazzaretti, attraverso la voce e la ritmica incastonata in una mimica d’alto spessore, di Simone Cristicchi. Un racconto fatto di sguardi e immagini che, seppure con le dovute proporzioni e intenzioni, ricorda Lu Jullare Francesco di Dario Fo, dove i lazzi narrativi e scenici fanno da perfetto contrappunto linguistico alla storia. Qui si aggiunge la musica, il racconto, il sogno.

“Ogni sogno ha una voce precisa e sta dentro ognuno di noi. Solo i matti, i poeti, i rivoluzionari, non smettono mai di sentirla…”

E Cristicchi diviene tutto ciò: matto, poeta, rivoluzionario. Un matto d’altri tempi, giullare dell’anno mille che percorre le sponde del proscenio dialogando liberamente sino a sfiorare le corde dell’anima (almeno di chi, scendendo a compromessi con il presente, sogna al suo fianco), sino a cercare lo sguardo di tutti i presenti per arricchirsi ed arricchire di quell’energia che solamente il teatro vivo, sa regalare.

secondo figlio di dio1.jpgSi veste da poeta e regala immagini, l’utopia di un visionario di fine ottocento che quasi fosse un novello Don Chisciotte, si arma di ideali per cercare di cambiare il mondo. Le parole appena accennate si legano alla musica, spaziano per il teatro e vanno oltre, cercando di raggiungere quegli antri nascosti dove ognuno sotterra le proprie paure e i propri sogni. Terreni mistici di preghiera e di giustizia sociale, dove tutto è più equo e corretto e dove ognuno non si vergogna di essere quel che è.

Poi arriva il Cristicchi rivoluzionario che non si arrende ai personali tentativi di raccontare storie delle quali pochi hanno sentore o memoria. Porta in giro per l’Italia un nuovo capitolo del suo personalissimo modo di fare teatro, di gaberiana radice e faberiana novella. Proprio del compianto Faber sembra di ritrovare traccia nella religiosa anarchia della storia: il Secondo Figlio di Dio tanto ricorda quella giovane Maria data in sposa per lotteria a Giuseppe, dopo che i Sacerdoti le avevano rifiutato alloggio, e Giuseppe, “stanco d’essere stanco, la bambina per mano la tristezza di fianco” pensa “Quei sacerdoti la diedero in sposa a dita troppo secche per chiudersi su una rosa, a un cuore troppo vecchio che ormai si riposa” (L’infanzia di Maria, Fabrizio De Andrè).

Una porta chiusa in faccia, proprio come al Cristo dell’Amiata, cui per impedire di raggiungere assieme ad almeno 4mila persone, i santuari di Arcidosso e Casteldipiano, le forze dell’ordine, su dettatura religiosa, lo uccisero. Cristicchi ce lo ha raccontato e ce lo ha regalato in una serata dove l’immaginaria unione di rumore e silenzio ha generato un la perfettamente accordato.

(Claudio Miani)