Tag: teatro vascello

Moni Ovadia: il cuore è uno zingaro e va!

di Elena Caterina

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Moni Ovadia, con il suo spettacolo dal titolo programmatico Io sono l’altro, accompagnato dai suoi virtuosi musicisti, si fa narratore, cantante stralunato e sognante del popolo rom, raccontato con l’ammirazione, il gusto e il rispetto che merita. Continue reading “Moni Ovadia: il cuore è uno zingaro e va!”

Saved, la classe operaia londinese non va in paradiso

di Gianluca Sforza

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Saved è un testo teatrale dell’inglese Edward Bond del 1965, che per i temi trattati e per il modo in cui furono rappresentati è ricordato come una delle opere teatrali che ha contribuito ad abbattere la censura nel teatro inglese (che da sempre è all’avanguardia in Europa). Continue reading “Saved, la classe operaia londinese non va in paradiso”

L’amore come metafora politica. La riunificazione delle due Coree

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La riunificazione delle due Coree, un titolo politico per un’opera teatrale che parla di amore coniugato in tutte le forme possibili, è una metafora sulla difficoltà, a volte impossibilità, di unire due anime alla ricerca della propria gemella,  esattamente come le due nazioni asiatiche divise dagli anni 50 e ormai abissalmente lontane dal punto di vista politico e socio-economico. Continue reading “L’amore come metafora politica. La riunificazione delle due Coree”

Dal flusso di coscienza al concerto polifonico: Bersaglio su Molly Bloom

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Bersaglio su Molly Bloom della compagnia Marcido è andato in scena al Teatro Vascello, nel discreto quartiere di Monteverde, dal 14 al 19 marzo. Si tratta di uno spettacolo replicato quattordici anni dopo il suo debutto nel 2002, la cui strabiliante scenografia, opera di Daniela Dal Cin, ha vinto  nel 2003 il massimo riconoscimento teatrale in Italia, il premio Ubu, ed effettivamente la messinscena dello spettacolo merita una menzione a parte. Continue reading “Dal flusso di coscienza al concerto polifonico: Bersaglio su Molly Bloom”

Al Teatro Vascello va in scena Giuseppe Verdi a Napoli

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Il Teatro Vascello si fa culla di una doppia operazione intorno ad un testo inedito, GIUSEPPE VERDI A NAPOLI di Antonio Tarantino. Dopo il debutto assoluto nazionale dello spettacolo potrete assistere per chi desidera restare alla presentazione della pubblicazione del libro da parte di CUE PRESS di Mattia Visani, in cui oltre all’editore interverrà la compagnia tutta. Continue reading “Al Teatro Vascello va in scena Giuseppe Verdi a Napoli”

Per i più piccoli arriva il CIRCO PINOCCHIO al Teatro Vascello

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Dal 14 gennaio al 19 febbraio 2017 sabato ore 17.00   domenica ore 15.00

Matinee VENERDI’ 24 FEBBRAIO CARNEVALE H 10.30

CIRCO PINOCCHIO

di Leonardo Angelini

diretto da La compagnia dei Giovani del Teatro Vascello

interpretato da Valentina Bonci, Isabella Carle, Matteo Di Girolamo

Marco Ferrari, Chiara Mancuso, Valerio Russo, Pierfrancesco Scannavino, Chiara Lucisano

musiche Claudio Corona Belgrave

costumi e scene Clelia Catalano e Silvia Colafrancesco

illustrazione Marco Sebastiani

produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

in collaborazione con La Scuola Romana di Circo

C’era una volta un bambino vero, Pinocchio, che, abbandonati gli abiti di burattino, aprì un circo tutto suo, il Circo Pinocchio.

circo-pinocchio-teatro-vascelloLo spettacolo racconta il circo, i suoi colori, lo sfarzo, le risate, ma anche i sacrifici, le rinunce e le lacrime di cui questo mondo ha bisogno per splendere e regalare la sua magia. Per un’artista, la cosa più difficile è trovare equilibrio tra divertimento e disciplina, tra passione e compromesso e, proprio attraverso l’eroe di Carlo Collodi, esploriamo luci e ombre di questo binomio eterno.  Grazie ai suoi compagni d’avventura di sempre, anche loro acrobati e giocolieri, la Fata Turchina, Mangiafuoco, Gatto, Volpe e il grillo parlante, Pinocchio capirà come  superare le sue paure.

Davvero si può sopravvivere senza dire bugie?
Il burattino di Collodi, da quando è diventato umano – e adulto – ci prova con tutte le sue forze.
Per campare dirige un circo: la Fata Turchina volteggia ai trapezi, Mangiafuoco disegna fiamme nell’aria, il Gatto e la Volpe clowneggiano, il Grillo Parlante è il direttore di pista e Pinocchio il giocoliere.
Il Circo Pinocchio però è sempre più sgangherato: il Grillo soffre di balbuzie, la Fata è sovrappeso, Mangiafuoco è tutto fumo e niente fuoco, ed il Gatto e la Volpe, costretti a un’assoluta bontà e correttezza, non fanno ridere più nessuno.
Spinti dalla fame, i pigri e buffi compagni di Pinocchio cercano di convincerlo a dire qualche “innocente” bugia, per racimolare qualche spettatore in più. Lui però non si piega: in cuor suo è terrorizzato dalla possibilità di ritrasformarsi in un ciocco di legno. “Le bugie non si dicono!”, ordina agli altri.
La divertente commedia prende spunto dal capolavoro di Collodi, ribaltandone i ruoli. Riflette sui temi della menzogna e della bontà. La sincerità costa cara. Pinocchio, per potersela permettere, proverà a diventare il giocoliere più bravo del mondo e cercherà di convincere i suoi amici a migliorare attraverso l’impegno e il lavoro, a scegliere con il cuore tra ciò che è giusto e ciò che è facile.

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sabato ore 17.00   domenica ore 15.00

Biglietteria:

Posto unico  10,00 €

Servizio di prenotazione 1,00 € a biglietto

Abbonamento 5 spettacoli a scelta 40,00 €

TEATRO VASCELLO

via Giacinto Carini, 78 – 00152 Roma

Tel. 06.5881021/06.5898031 promozione@teatrovascello.it

Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello

Ibsen approda al Teatro Vascello: Casa di Bambola dal 26 gennaio al 5 febbraio

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Quando nel 1879 Casa di bambola fu rappresentato per la prima volta, il dramma suscitò scandalo e polemica ovunque per la sua lettura come esempio di un femminismo estremo; tanto che in Germania Ibsen fu addirittura costretto a trovargli un nuovo finale, perché la protagonista si rifiutava di impersonare una madre da lei ritenuta snaturata.

Ma, al di là di ogni contenuto polemico, il dramma resta opera di una grande e complessa modernità, abitata da personaggi capaci di parlare ancora ai nostri contemporanei.

Partendo da una nuova e attenta rilettura di questo grande classico di fine ‘800, attraverso una riscrittura e rielaborazione scenica del testo, si approda così ad uno spettacolo dove il centro è “il dramma nudo”, spogliato di bellurie ottocentesche e convenzioni borghesi.

CASA DI BAMBOLA adattamento e regia Roberto ValerioNOTE DI REGIA

Casa di bambola (1879) è un testo complesso e seducente che restituisce molteplici e potenti suggestioni. È l’intreccio dialettico di una crisi, di una transizione, di un passaggio, di un percorso evolutivo; è il ritratto espressionista (L’urlo di Munch è del 1893) di un disperato anelito alla libertà che crea però angoscia e smarrimento.

I personaggi si muovono in uno spazio scenografico spoglio/essenziale, sghembo, caricaturale, oscillando tra il sogno e la veglia, tra la verità e la menzogna, tra il desiderio e la necessità. Uno spazio onirico che trasfigura la realtà in miraggio, delirio, allucinazione, incubo. Una scena stilizzata per raccontare al meglio un desolante deserto relazionale ed esistenziale popolato non da volti ma da maschere che si apprestano a inscenare un dramma della finzione.  Madre di tre figli piccoli, Nora è sposata da otto anni con l’avvocato Torvald Helmer, che la considera alla stregua di un grazioso e vivace animale domestico. E lei ‘sembra’ felice in questa sua gabbia familiare. Entrambi vittime della loro incapacità di comunicare realmente, entrambi intrappolati in ruoli che si sono vicendevolmente assegnati: lei consapevolmente confusa, lui ignaro e sentimentalmente analfabeta.

Alberga in Nora la consapevolezza repressa di essere stata costretta dal padre e dal marito a vivere nel sortilegio dell’infantilismo e dell’inettitudine. Ma quell’embrionale pallido incosciente rancore svanisce di fronte all’ideale di perfezione a cui ha ancorato l’immagine di Helmer; e così, la relazione tra i due è viziata dalla reificazione e dall’abuso, percepibile nel sottile confine che separa l’oltraggio dal gioco, l’acquiescenza dalla complicità, l’oppressione dalla devozione.

Nora forse non possiede gli strumenti per sottrarsi ai vincoli che la tengono in scacco e le impediscono di evolvere come individuo pienamente cosciente, autonomo, capace attraverso le armi della critica di esercitare pienamente il proprio libero pensiero e incamminarsi sulla strada che conduce all’autodeterminazione (a differenza delle altre due figure femminili create da Ibsen negli anni seguenti: Hedda Gabler  e Ellida de La donna del mare).

Ma Nora è senz’altro attraversata, trafitta, tormentata dai germi della ribellione. Nora vuole naufragare. Vuole abbandonarsi nell’oceano infinito del possibile; quel brodo primordiale, quel tutto indefinito e molteplice, creatore di ogni cosa, soffio inquieto e vitale: la libertà. Suggestione vagheggiata, sognata, desiderata ma non agita. Che irrompe con forza crescente nella coscienza di Nora spingendola a intraprendere un cammino doloroso e pieno di insidie verso la maturità.

Ma Nora come la fenice risorgerà dalle sue ceneri e spiccherà il volo verso la felicità? O il solo concetto del tramonto segnerà simbolicamente il suo orizzonte esistenziale?  Sarà capace di sopravvivere alla distruzione di quel mondo che nonostante tutto l’ha cullata in acque rassicuranti e arenata in paradisi artificiali? Non sappiamo cosa ne sarà di Nora. Non sappiamo se sarà davvero capace di accogliere pienamente il cambiamento avvenuto dentro di lei per rifondarsi in una nuova esistenza.

Non ci è dato saperlo. La portata tragicamente attuale di Casa di bambola si declina forse nell’ambiguità del finale. Solo immaginandoci Nora come una donna che vive, pensa, agisce nel nostro tempo presente, possiamo forse investire Casa di bambola di un significato ultimo che non tradisce il testo ma che è capace di  parlare a un pubblico contemporaneo.

Roberto Valerio

Con questo allestimento del celebre dramma di Ibsen, tornano a lavorare insieme un gruppo di artisti (Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Michele Nani, Massimo Grigò, Carlotta Viscovo) che hanno realizzato negli ultimi anni spettacoli di valore, apprezzati da pubblico e critica, come Il Vantone di Pier Paolo Pasolini, Un marito ideale di Oscar Wilde e L’impresario delle Smirne di Goldoni. Lo spettacolo ha debuttato al Teatro Manzoni di Pistoia il 4 marzo 2016.

Al Teatro Vascello dal 26 Gennaio al 5 Febbraio.