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Ultimo piano (o porno totale)

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Francesco D’Isa è l’autore di “Ultimo piano (o porno totale), Imprimatur edizioni 2015.

Narrazione atipica nel senso migliore del significato è la sua che tratteggia a mestiere, da artista totale e senza transfert manieristici, personaggi liquidi e chirurgicamente carnali che popolano una microsocietà stipata in piani, degna del miglior pessimismo alla Baumann fino a raggiungere la vetta, l’ultimo piano del potere temporale dove si consuma l’orgasmo totale, intensissimo e virale. Continue reading “Ultimo piano (o porno totale)”

L’erotismo spinto di Così fan tutte, di Tinto Brass

Dice un grande filosofo e sociologo, di nome Herbert Marcuse: ‘la differenza tra erotismo e pornografia è la differenza tra sesso celebratorio e sesso masturbativo’. Tinto Brass, è il più conosciuto tra i registi erotici della nostra Penisola. Dopo una serie di commedie incentrate sulla satira antiborghese, il Tinto nazionale, si dedicò alla scoperta del corpo femminile, in tutti i suoi sensi possibili. Dopo il successo (e lo scalpore) de ‘La chiave’, ad oggi il suo miglior film, i due mezzi fallimenti in ‘Capriccio’ e ‘Miranda’, e dopo il divertente ‘Paprika’, Brass rilegge in chiave erotica e moderna l’opera di Wolfgang Amadeus Mozart, ‘Così fan tutte’.

cosifantutte01g.jpgClaudia Koll (che prima di diventare fan della Chiesa Cattolica, diveniva grazie a questa pellicola, discretamente famosa), è felicemente sposata con un uomo che la ama e la rispetta. Ma ciò non può bastare a soddisfare i suoi impulsi sessuali, e la donna si sente oppressa da questo desiderio incessante, finché non trova il modo di soddisfarlo senza nemmeno sentirsi in colpa nei confronti del marito: lo cornifica e poi gli racconta le sue scappatelle, ma lo fa, facendo credere a questo che ciò che gli racconta siano solo fantasie e che non sia mai successo nulla. Ma quando il marito, scoperti alcuni lividi sul corpo della Koll, si convince che lei lo tradisce, non esita a lasciarla per un periodo di tempo. Salvo poi tornare sui suoi passi.

Tra i film meglio riusciti del regista veneto, ‘Così fan tutte’ è un divertente e divertito carosello di abitudini sessuali più o meno ‘sane’, vero e proprio inno al lasciarsi possedere dai propri desideri e dai propri impulsi. A differenza di altre pellicole dell’autore, molto più volgari e meno riuscite, questo film si mantiene ancora dalle parti dell’erotismo, senza andare a parare in zone ben più scabrose. A suo modo, è diventato un cult del genere e un punto di partenza ideale nella filmografia di Brass. L’occhio di Tinto si sofferma sulle grazie dell’attrice, la scruta, la spia, con il solito fare da voyeur che contraddistingue da sempre la macchina da presa del regista. Non manca un pizzico di critica all’istituzione del matrimonio, colpevole di aver negato a livello erotico, la possibilità di essere completamente soddisfatti. Solo grazie alla trasgressione, l’essere umano sente di aver appagato un proprio desiderio, in ogni modo possibile e immaginabile. Ed ecco qui che la protagonista prova diverse strade, dall’auto-erotismo, al sesso tradizionale, al sadomaso.

cosifantutteImportante come sempre nel cinema di Tinto Brass è l’uso della musica e dei colori. Qui non c’è l’esplosione che c’è in altre pellicole, ma comunque la colonna sonora ben si adatta e i colori risaltano allo sguardo attento, come sgargianti e in un certo senso provocatorio. Ed è proprio la provocazione ciò su cui si basa ‘Così fan tutte’. Siamo nel 1992, ancora il sesso è un argomento tabù, e un film del genere diventa una gran cosa per i puritani, e un insulto per i moralisti e i bigotti. E figuriamoci per le femministe, poiché il film (ma c’è da dire che lo faceva anche l’opera di Mozart), non dà un’immagine della donna, come dire, che fa onore. Una provocazione ben riuscita, visto che a distanza di tempo ancora il film viene ricordato come una delle commedie erotiche più riuscite dell’autore e anche della storia di questo tipo di cinema in Italia.

(Gianluca Viola)

La rivoluzione sociale di Moana Pozzi

moana.jpgQuest’oggi vi riproponiamo un bellissimo pezzo a firma di Stefania Valbonesi che ritracciava, in un incontro con Pippo Russo, gli affascinanti lineamenti di una donna a suo modo assolutamente rivoluzionaria.

Una lunga chiacchierata, una diva del porno che è ormai un’icona (anche) politica, un libro che ne traccia lo straordinario ruolo di “sdoganamento” di una intera società trasformando un settore fino allora ghettizzato in un modulo di libertà.

La lunga chiacchierata è con Pippo Russo, l’autore del libro “Moana Pozzi la santa peccatrice”, edito da Clichy nella collana Sorbonne, la diva è ovviamente Moana, l’analisi sociologica è il segno che questa figura femminile ha lasciato nella società italiana, segno che ha resistito anche alla “controrivoluzione” scatenatasi già nel corso della carriera della “Divina Creatura”.

Moana-Pozzi.jpgUna presenza che si incide indelebile negli occhi degli italiani sin da quel fatidico anno, il 1986, quando per la pubblicità della rivista Men la gigantografia di una Moana incredibilmente bella e semisvestita, ritratta in una posa che cita la felliniana diva Anita Ekberg, invade le strade le piazze e l’immaginario degli italiani. Una vera e propria sferzata ai costumi di un’intera società, che d’un colpo solleva il velo dietro cui viene accuratamente celato un intero mondo, quello del porno. Un colpo di vento che porta imporvvisasmente quel “ghetto” alla ribalta e che esplicita il primo dei messaggi, forse il più provocatorio per l’Italia di allora (e senza dubbio per quella odierna, visto come si sono sviluppati i fatti): il porno è una modalità del vivere che non ha nessun bisogno di rimanere nascosto, anzi, può diventare una modalità accettabile e persino “una professione”.

Un passaggio, come spiega Russo, che ha come protagonista una donna di una bellezza fuori misura per quel mondo (e che apre l’interrogativo: qual è la bellezza “tipo” del porno? …) e che ha in se’ la vera rivoluzione: si tratta infatti della “consapevolezza” che trasuda dalla sua figura, consapevolezza della sua presenza, del suo corpo, dell’uso di quel corpo. Posizione che diventa rivluzionaria in quanto non si rivolge al mondo dell’hardcore ma ha l’ambizione di aprirsi a tutti, affermando di fatto la nascita di una vera e propria “controcultura”, e dunque proponendo un “consumo pubblico”.

moana-pozzi (1).jpg“Il fatto che Moana divenga di colpo e rimanga poi per sempre un’icona di liberazione, e di liberazione anche femminile, risiede proprio in questa affermazione pubblica: una pornostar che non si nasconde, che accetta il dialogo con le controparti, vale a dire anche con quella società che farà scattare la “reazione” – spiega Russo – di fatto, la questione che si pone è lo sdoganamento della pornostar in quanto rappresentativa della possibilità di fare della sessualità e della corporeità un vero e proprio spettacolo. In questo, come tutti i grandi leader, le figure in un certo modo archetipiche, Moana è anche una figura di divisione, di scelte”. Insomma, la scelta che Moana ci pone è: di qua o di là, o con lei o contro di lei. Non ci sono compromessi, non possiamo avvalerci dello spirito italico della doppia morale, di nascosto con lo zolfo e in pubblico con l’acqua santa. Ed è proprio questo che il libro di Pippo Russo mette a nudo, facendoci sentire anche scomodi e stretti: ma come, non possiamo mantenere l’aurea ipocrisia del privato e del pubblico? No, l’epifania di Moana e il libro di Russo non lo permettono, ci costringono a scegliere. E ciò che costringe a scegliere è, in un certo senso, squisitamente “politico” perché conduce a una scelta di “sistema”. Quindi, di cultura. E in questo caso di controcultura.

Con Moana o contro? Mentre la società italiana, a partire dalle reti Fininvest che fino ai primi anni 90 erano state di stimolo per un’innovazione della società italiana più o meno condivisibile ma innegabile, fa marcia indietro, come ricostruisce l’autore riprendendo la storia del programma mancato “Matrioska” dove una Moana nuda dava consigli sulla sessualità alle italiane (mai andato in onda per un clamoroso caso di autocensura, riproposto in versione castigata e perdente come “L’Araba Fenice”) , il dilemma posto al sistema sociale dalla figura della pornostar “che si rivela” rimane intatto a tutt’oggi, mantenendo la sua carica (ma è un complimento) “eversiva”, vale a dire politica tout court. Infatti, dice Russo, “qualunque spinta sociale che fa uscire qualcosa dal ghetto è una posizione di sinistra”. Con sinistra intendendo “una società libertaria e progressista che mette nelle sue priorità l’uomo che si emancipa, ovvero che si autorealizza nel rispetto dei limiti”.

moana_pozzi_mostra_01.jpgDella “strutturale” natura politica dell’operazione si rese conto sicuramente Riccardo Schicchi, patron della scuderia che consegnò al Parlamento Ilona Staller meglio conosciuta come Cicciolina, e di cui facevano parte, oltre a Moana, anche un altro protagonista ormai definitivamente sdoganato come Rocco Siffredi, ma ne fu consapevole al massimo grado la stessa Pozzi. La prova ne fu la convinzione assoluta con cui “mantenne la posizione” nell’avventura del “partito dell’amore”, che si presentò alle ultime lezioni con sistema proporzionale dell’Italia, non ottenendo neppure un seggio. Una posizione di principio, verrebbe da dire, dal momento che non poteva sfuggire ai protagonisti che l’avventura politica della Staller aveva avuto come sponsor un partito strutturato e ben presente come quello Radicale.

Ma un altro tasto, oltre a quello politico, viene messo in luce dal libro di Pippo Russo. Ed è quello della natura dell’eros. Tante volte infatti si sono sentite dichiarazioni contro l’industria del “porno” in quanto disgiuntiva della meccanica corporea da quel mondo sublimato della sessualità che è l’eros.

“In questo caso – conclude Russo – siamo davanti a una dote ineffabile, quella della capacità di esibire il corpo. Una capacità interiore, che equivale in un certo senso a possedere un talento. Cos’è l’eros? Possiamo vederlo come sublimazione della sessualità, ricostruzione della sessualità fatta dalla capacità di mettere elementi di estetica, desiderio, immaginazione nella sessualità stessa. Un’operazione che attiene anche al guardare, alla capacità di produrre empatia verso chi guarda, di suscitare emozioni”. Insomma, la stessa operazione che si può citare riguardo a un’opera d’arte, che scatena la fantasia, l’emotività, l’empatia. Dunque, l’eros è arte, dice Russo, “la capacità di tramettere la sessualità su un altro livello. E’ talento. La tecnica si può imparare, il talento no”.

(Stefania Valbonesi)

In ricordo di Teresa Ann Savoy: Salon Kitty

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Si è spenta all’età di 62 anni, la celebre attrice Teresa Ann Savoy, icona sexy del cinema erotico degli anni ’70 che dopo aver esordito come modella fotografica nel 1973, approda al cinema, l’anno seguente, grazie ad Alberto Lattuada, che le offrì un ruolo in Le farò da padre, al fianco di Luigi Proietti. Il successo cinematografico arriva comunque due anni dopo, quando Tinto Brass le propone un ruolo in un erotic movie dal tono fetish.

Chi ama il cinema disturbante, insostenibile, irripetibile e mai più ripetuto degli anni Settanta, si accomodi, e guardi o registri in qualche modo questo Salon Kitty che del già anarchico Tinto Brass è forse il film più sregolato ed estremo.

Un miscuglio oggi impensabile di sesso al limite del pornografico, e di nazismo, feticismo della divisa e degli stivali, sadismi voyeurismi masochismi, uno spettacolo del Male però reso accettabile per il comune sentire di allora (e di oggi) da un’apparente critica al potere e ai suoi soprusi, deviazioni, riti. Il nazismo come precipitato ultimo e definitivo di ogni perversione umana, e dunque offerto al nostro sguardo nelle sue forme più ripugnanti acciocché scatti l’indignazione. Un memento.

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All’inizio era stato Luchino Visconti con quel capolavoro, anche kitsch e camp, che era ed è La caduta degli dei, poi arrivò Il portiere di notte di Liliana Cavani. Il canone era definito. Brass nel 1975 lo perfeziona con Salon Kitty, che è poi il bordello di lusso per la nomenclatura del regime hitleriano, anche all’occorrenza centrale di spionaggio.

Le prostitute hanno l’incarico di strappare segreti da utilizzare per rese dei conti, giochi di potere, congiure di palazzo, ricatti, oscure manovre. Figuriamoci il godimento del regista nel mettere in scena ciò che offre il bordello – ogni piacere è contemplato – e i suoi clienti. Visivamente formidabile, con quella capacità brassiana di comporre tableaux vivants insieme atroci, ripugnanti e sublimi. Ritroviamo qui la coppia di La caduta degli dei Helmut Berger-Ingrid Thulin, più John Steiner, Stefano Satta Flores, Therese Ann Savoy, Tina Aumont (cult!). Ineludibile.