Red Zone, le 22 miglia che separano la politica dal B-Movie

di Emanuele Rauco

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Una volta diradate le pallottole, le esplosioni, i colpi marziali e le ossa rotta che felicemente abbondano in Red Zone, nel film di Peter Berg si può scorgere anche quanto questo tipo di cinema, declinato da artigiani pieni di passione e cura come Peter Berg possano arrivare a riflettere qualcosa dello spirito del tempo, come da sempre in fin dei conti fa il B-Movie (un libro come Invasion USA di Pier Maria Bocchi lo dimostra). Continua a leggere “Red Zone, le 22 miglia che separano la politica dal B-Movie”

Un viaggio nello sfacelo della coscienza

di Agostino Casaretto

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Fare una critica ad un lungometraggio, opera prima, di un collettivo di autori/videomakers che dal 2011 ha prodotto pubblicato sul web e in televisione video di satira sociale/politica, che dall’apertura del loro canale YouTube (febbraio 2011) ad oggi ha raggiunto 12 milioni di visualizzazioni complessive, spalmate su una quarantina di video con oltre155.000 iscritti tra Facebook e YouTube, potrebbe significare non avere obiettività di giudizio, visto il successo ottenuto fin’ora da Il Terzo Segreto di Satira, questo è il nome del collettivo. Continua a leggere “Un viaggio nello sfacelo della coscienza”

Loro 2, il riflesso della parola fine

di Claudio Miani

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Il bonario volto del Cavaliere di Loro 1 (esegesi visiva di un caratterista eccezionale come Tony Servillo) sembra dissolversi sotto le spigolature dialettiche della forma extrasensoriale di Sorrentino e quasi fossimo tra le lame dell’animo horror di Argento, ciò che vediamo e non riusciamo a comprendere (come ne L’Uccello dalle piume di Cristallo, Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio) diviene chiaro man mano che il coltello materico, sinonimo della pellicola, scorre nel proprio irriverente minutaggio. Continua a leggere “Loro 2, il riflesso della parola fine”

Benvenuti a casa mia, ma non fate come se fosse casa vostra

di Cristina Cuccuru

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In un clima come quello attuale, non solo in Italia ma in tutta l’Europa e anche oltreoceano, non si può non parlare del fenomeno dell’immigrazione. La questione non riguarda solo l’afflusso delle persone in arrivo ma anche lo scontro di culture molto differenti tra loro, con usi e costumi che spesso e volentieri si scontrano tra di loro. Continua a leggere “Benvenuti a casa mia, ma non fate come se fosse casa vostra”

La rivoluzione sociale di Moana Pozzi

moana.jpgQuest’oggi vi riproponiamo un bellissimo pezzo a firma di Stefania Valbonesi che ritracciava, in un incontro con Pippo Russo, gli affascinanti lineamenti di una donna a suo modo assolutamente rivoluzionaria.

Una lunga chiacchierata, una diva del porno che è ormai un’icona (anche) politica, un libro che ne traccia lo straordinario ruolo di “sdoganamento” di una intera società trasformando un settore fino allora ghettizzato in un modulo di libertà.

La lunga chiacchierata è con Pippo Russo, l’autore del libro “Moana Pozzi la santa peccatrice”, edito da Clichy nella collana Sorbonne, la diva è ovviamente Moana, l’analisi sociologica è il segno che questa figura femminile ha lasciato nella società italiana, segno che ha resistito anche alla “controrivoluzione” scatenatasi già nel corso della carriera della “Divina Creatura”.

Moana-Pozzi.jpgUna presenza che si incide indelebile negli occhi degli italiani sin da quel fatidico anno, il 1986, quando per la pubblicità della rivista Men la gigantografia di una Moana incredibilmente bella e semisvestita, ritratta in una posa che cita la felliniana diva Anita Ekberg, invade le strade le piazze e l’immaginario degli italiani. Una vera e propria sferzata ai costumi di un’intera società, che d’un colpo solleva il velo dietro cui viene accuratamente celato un intero mondo, quello del porno. Un colpo di vento che porta imporvvisasmente quel “ghetto” alla ribalta e che esplicita il primo dei messaggi, forse il più provocatorio per l’Italia di allora (e senza dubbio per quella odierna, visto come si sono sviluppati i fatti): il porno è una modalità del vivere che non ha nessun bisogno di rimanere nascosto, anzi, può diventare una modalità accettabile e persino “una professione”.

Un passaggio, come spiega Russo, che ha come protagonista una donna di una bellezza fuori misura per quel mondo (e che apre l’interrogativo: qual è la bellezza “tipo” del porno? …) e che ha in se’ la vera rivoluzione: si tratta infatti della “consapevolezza” che trasuda dalla sua figura, consapevolezza della sua presenza, del suo corpo, dell’uso di quel corpo. Posizione che diventa rivluzionaria in quanto non si rivolge al mondo dell’hardcore ma ha l’ambizione di aprirsi a tutti, affermando di fatto la nascita di una vera e propria “controcultura”, e dunque proponendo un “consumo pubblico”.

moana-pozzi (1).jpg“Il fatto che Moana divenga di colpo e rimanga poi per sempre un’icona di liberazione, e di liberazione anche femminile, risiede proprio in questa affermazione pubblica: una pornostar che non si nasconde, che accetta il dialogo con le controparti, vale a dire anche con quella società che farà scattare la “reazione” – spiega Russo – di fatto, la questione che si pone è lo sdoganamento della pornostar in quanto rappresentativa della possibilità di fare della sessualità e della corporeità un vero e proprio spettacolo. In questo, come tutti i grandi leader, le figure in un certo modo archetipiche, Moana è anche una figura di divisione, di scelte”. Insomma, la scelta che Moana ci pone è: di qua o di là, o con lei o contro di lei. Non ci sono compromessi, non possiamo avvalerci dello spirito italico della doppia morale, di nascosto con lo zolfo e in pubblico con l’acqua santa. Ed è proprio questo che il libro di Pippo Russo mette a nudo, facendoci sentire anche scomodi e stretti: ma come, non possiamo mantenere l’aurea ipocrisia del privato e del pubblico? No, l’epifania di Moana e il libro di Russo non lo permettono, ci costringono a scegliere. E ciò che costringe a scegliere è, in un certo senso, squisitamente “politico” perché conduce a una scelta di “sistema”. Quindi, di cultura. E in questo caso di controcultura.

Con Moana o contro? Mentre la società italiana, a partire dalle reti Fininvest che fino ai primi anni 90 erano state di stimolo per un’innovazione della società italiana più o meno condivisibile ma innegabile, fa marcia indietro, come ricostruisce l’autore riprendendo la storia del programma mancato “Matrioska” dove una Moana nuda dava consigli sulla sessualità alle italiane (mai andato in onda per un clamoroso caso di autocensura, riproposto in versione castigata e perdente come “L’Araba Fenice”) , il dilemma posto al sistema sociale dalla figura della pornostar “che si rivela” rimane intatto a tutt’oggi, mantenendo la sua carica (ma è un complimento) “eversiva”, vale a dire politica tout court. Infatti, dice Russo, “qualunque spinta sociale che fa uscire qualcosa dal ghetto è una posizione di sinistra”. Con sinistra intendendo “una società libertaria e progressista che mette nelle sue priorità l’uomo che si emancipa, ovvero che si autorealizza nel rispetto dei limiti”.

moana_pozzi_mostra_01.jpgDella “strutturale” natura politica dell’operazione si rese conto sicuramente Riccardo Schicchi, patron della scuderia che consegnò al Parlamento Ilona Staller meglio conosciuta come Cicciolina, e di cui facevano parte, oltre a Moana, anche un altro protagonista ormai definitivamente sdoganato come Rocco Siffredi, ma ne fu consapevole al massimo grado la stessa Pozzi. La prova ne fu la convinzione assoluta con cui “mantenne la posizione” nell’avventura del “partito dell’amore”, che si presentò alle ultime lezioni con sistema proporzionale dell’Italia, non ottenendo neppure un seggio. Una posizione di principio, verrebbe da dire, dal momento che non poteva sfuggire ai protagonisti che l’avventura politica della Staller aveva avuto come sponsor un partito strutturato e ben presente come quello Radicale.

Ma un altro tasto, oltre a quello politico, viene messo in luce dal libro di Pippo Russo. Ed è quello della natura dell’eros. Tante volte infatti si sono sentite dichiarazioni contro l’industria del “porno” in quanto disgiuntiva della meccanica corporea da quel mondo sublimato della sessualità che è l’eros.

“In questo caso – conclude Russo – siamo davanti a una dote ineffabile, quella della capacità di esibire il corpo. Una capacità interiore, che equivale in un certo senso a possedere un talento. Cos’è l’eros? Possiamo vederlo come sublimazione della sessualità, ricostruzione della sessualità fatta dalla capacità di mettere elementi di estetica, desiderio, immaginazione nella sessualità stessa. Un’operazione che attiene anche al guardare, alla capacità di produrre empatia verso chi guarda, di suscitare emozioni”. Insomma, la stessa operazione che si può citare riguardo a un’opera d’arte, che scatena la fantasia, l’emotività, l’empatia. Dunque, l’eros è arte, dice Russo, “la capacità di tramettere la sessualità su un altro livello. E’ talento. La tecnica si può imparare, il talento no”.

(Stefania Valbonesi)

Anelante, gente! Anelante

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Ultimo capitolo delle Civiltà Numeriche della coppia Rezza/Mastrella e ancora una volta la stravaganza e l’irriverenza dei due segna gli astanti senza possibilità di resa.

Divertente, coinvolgente, impegnato, sarcastico. Rezza elude ogni regola formale e trasforma il palco del Vascello in un container di situazioni surreali che colpiscono i presenti con la consueta forza dirompente. Fa ridere, Antonio, tra le parole e i prolungati silenzi (!) che promette ma non mantiene. Colpisce i genitori, la chiesa (fosse una novità), i dogmi sociali e le istituzioni. Gioca con i numeri partendo dal G20 e finendo al G5 (per carenza di interpreti). Fa parlare i grandi della politica, porgendo al pubblico il loro lato migliore, ossia il culo.

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Uno splendido dialogo surreale portato avanti da cinque culi che affacciati alle finestre ideate da Flavia, parlano un linguaggio loro, finché Antonio non irrompe bastonando con un manganello i poveri malcapitati. Ma il culo resiste, perché al Culo ci si affida, almeno fin quando non ci si rende conto di non averne più e allora si inizia a pregare, perché d’altronde “Dio altro non è che un surrogato del culo” .

Le risate sono garantite, naturali, veritiere e di pancia, come purtroppo sempre meno capita nelle sale teatrali. Almeno questo per il 99,9% dei presenti. Sì, perché il meglio si è consumato alla fine, quando uno, e solo uno spettatore, ha pensato bene di non applaudire, indispettito, a suo dire, dallo spettacolo visto. Antonio ha risposto come solo lui sa fare: “Se tutti ridono e solo tu stai zitto, il problema è il tuo!” L’uomo ha ribattuto con un insulto gratuito, lasciato correre da Antonio ma non dal resto del pubblico che ha rumoreggiato a ragione contro l’individuo in questione.

Forse aveva ragione Brecht: “Se la gente vuole vedere solo le cose che può capire, non dovrebbe andare a teatro; dovrebbe andare in bagno”.

(Claudio Miani)