Tag: poesia

A Quiet passion, un tranquillo omaggio a una grande artista

di Nicolò Palmieri

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Nata nel 1830 nel Massachusetts, Emily Dickinson è stata una delle più grandi poetesse del XIX secolo e non solo e, come è accaduto per troppe figure femminili di rilievo, la sua eredità artistica è stata riscoperta solo dopo la sua morte. Continue reading “A Quiet passion, un tranquillo omaggio a una grande artista”

Giornata internazionale della Poesia: una Alda Merini inedita a Milano

di Chiara Maciocci

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Nella libreria Pontremoli di Milano dal ‪21 marzo sarà possibile scoprire una Alda Merini inedita, attraverso la mostra Letto divino. Alda Merini mai vista: foto, manoscritti e libri. La mostra comincerà ‪il 21 marzo in occasione della Giornata internazionale della Poesia e soprattutto del compleanno della poetessa, morta ‪il primo novembre del 2009. Continue reading “Giornata internazionale della Poesia: una Alda Merini inedita a Milano”

I Capelli Struggenti di Krauspenhaar

di Antonia Rizzo

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Capelli struggenti è un libro di poesia scritto da Franz Krauspenhaar  e pubblicato da Marco Saya nel 2016.  Scrittore milanese, Krauspenhaar è di origine tedesca per parte di padre, la madre è invece calabrese. Ha pubblicato ad oggi nove romanzi, un saggio narrativo, cinque libri di poesie e ha collaborato alla stesura di raccolte poetiche e narrative. Continue reading “I Capelli Struggenti di Krauspenhaar”

Depression and other magic tricks, quando la poesia cura l’anima

di Giulia Russo

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Explaining my depression to my mother: A conversation, in italiano Spiegando la mia depressione a mia madre: la conversazione, è il monologo da 6 milioni di visualizzazioni su YouTube di Sabrina Benaim. La ventinovenne autrice è membro della squadra canadese di Poetry Slam che ha vinto il “Toronto Poetry Slam” nel 2014 ed ha rappresentato la città di Toronto al “Women of The World Poetry Slam”. Continue reading “Depression and other magic tricks, quando la poesia cura l’anima”

L’altra verità. Diario di una diversa, di Alda Merini

alda meriniIl “Diario” è stato pubblicato la prima volta nel 1986. Nel libro la scansione temporale non è rispettata e più che una descrizione di vicende quotidiane, il “Diario” è un viaggio sentimentale, dominato da una forte componente emotiva che si sviluppa attraverso una delicata lirica in prosa. Continue reading “L’altra verità. Diario di una diversa, di Alda Merini”

Non c’è più acqua fresca, al Teatro Vascello

Non c'è acqua più fresca - Battiston SidotiLunedì 20 Febbraio alle ore 21.00 al Teatro Vascello andrà in scena uno spettacolo unico nel suo genere: Non c’è più acqua fresca. Battiston interpreta Pier Paolo Pasolini e le sue poesie friulane.

Un viaggio di ritorno alla terra di temporali e primule, anche autobiografico, ideato e interpretato da Giuseppe Battiston, pensato per restituire la bellezza del grande laboratorio di poesia in lingua friulana di Pasolini e il suo spessore emozionale nella nostra memoria collettiva.

La prima volta che lessi le poesie in friulano di Pasolini ero un ragazzo, uno studente, le trovai difficili, le lasciai lì… Poi negli anni – come accade spesso con le cose messe da parte o lasciate sul comodino – ritornandoci, compresi perché, da ragazzo, inconsapevole, immaturo, forse, non mi era stato possibile comprendere quei versi, che invece parlavano a me dei miei luoghi, i luoghi della mia infanzia. Quelle parole così mie, quei suoni, proprio quelli di mio padre, quella lingua che si parlava a tavola, mi raccontavano quella terra di “primule e temporali”, di feste e sagre paesane, di vento, di corse in bicicletta a perdifiato, dell’avvicendarsi delle stagioni nel lavoro dei contadini. di colori, suoni e profumi. Di quello che fu la guerra e ciò che venne dopo e dopo ancora e di me e di noi, e di quell’acqua:

Fontana di aga dal me país.

A no è aga pí fres-cia che tal me país.

Fontana di rustic amòur.

Insomma i miei ricordi invece di assumere i toni malinconici del passato, si sono ravvivati, fatti nuovi, simili a sogni, e ho così immaginato di poter raccontare un aspetto di quella vita e di quel tempo che nella poesia di Pasolini si fanno memoria collettiva.

Perché la Poesia, una tra le più alte forme d’arte, non è scissa dalla vita, ma è lì che nasce e risiede. I suoi versi seguono un ritmo, come i versi di una canzone seguono la musica, musica tanto cara a Pasolini.

Forse, se chiudo gli occhi, riesco ad immaginarlo in città, a Roma, nella sua casa, che ascolta Bach, e allo stesso tempo a Casarsa, mentre percorrendo quella piccola piazza e le strette viuzze o i campi dove si bruciano le stoppie, rimane rapito dalle musiche e dalle canzoni della gente, da quelle poesie del quotidiano che sono le villotte e le filastrocche a lui tanto care.

Grazie a tutta quella poesia, scritta o cantata, o sognata, sono stato di nuovo bambino, ho rivisto e visto con occhi nuovi quei luoghi, e anche io attraversando piazze e vie mi sono unito alla sagra del paese, ho cantato e ballato e ho brindato alla vita, e ciò che vorrei fare è trasmettere quelle parole che ho sentito tanto mie, a cui in qualche modo appartengo. Forse non tutte saranno comprensibili, ma sono convinto che il dialetto, ogni dialetto, attraverso la sua musicalità diventi evocativo, anzi, Pasolini sosteneva che quando il dialetto viene utilizzato per esprimere alti concetti e alti sentimenti si fa Lingua, e con i suoi suoni ci entra nell’anima e ci porta altrove.

(Giuseppe Battiston)

Il rovescio della follia: La Pazza della porta accanto, di Alda Merini

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Per lei, la “pazza della porta accanto” era la vicina. Per tutti gli altri era lei. Alda Merini lo sapeva e, piuttosto che rinnegarsi e ridefinirsi attraverso un relativo concetto di normalità, ha rovesciato quello di follia. Non più figura della privazione ma momento purificatore, generatore di poesia. E allora quella pazza non ci sembra più tanto pazza ed anzi finisce per assomigliare ad una profetessa che dalle porte dell’inferno racconta, a chi vuole ascoltare, la sacralità della vita.

La pazza della porta accanto è una delle sue confessioni più belle. La Merini lascia naufragare i suoi occhi in un passato pieno di luoghi, persone e sentimenti, per rivisitarlo attraverso una prosa in cui si sente forte la presenza lirica. I ricordi fluiscono senza un ordine, come delle momentanee epifanie che si accumulano l’una accanto all’altra nel tentativo di riprodurre l’armonia di un sentire unico. Le parole che nominano le quattro sezioni sono come delle pietre cui ancorare la declinazione della propria identità in quanto soggetto e oggetto della propria vita.

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Troviamo prima di tutto la Merini amante ed amata. Si scoprono in queste pagine le figure fondamentali della sua esistenza, così come dei suoi versi. Ci sono i due mariti, Ettore Carniti e Michele Pierri, c’è padre Richard, il barbone Titano, il poeta Manganelli; ognuno di loro con un diverso tipo di amore, offerto o negato. La vertigine della libertà suscitata in alcuni momenti dall’amore, però, si perde quando la Merini ricade nella condizione esistenziale con cui da sempre si è dovuta confrontare, quella del sequestro. Non sono però soltanto le mura del manicomio ad imbrigliarla, anzi, può capitare di non riuscire più a distinguere quale sia la vera prigione. Tutto può diventarlo: la propria casa, la propria città, il tempo in cui si vive, la poesia stessa addirittura, se non rimane che vuota maschera autoreferenziale.

La pazza della porta accanto è un libro che è costato molto alla Merini. Lei ci ha guadagnato forse «il riposo di una notte. E un’agonia piena di pace»; noi una delle chiavi più intime per la sua poesia.

(Mara Carotti)