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Le cinque giornate, una svolta storica

di Fabrizio Spurio

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Prosegue il nostro viaggio nella filmografia di argento. Nel 1973 esce nei cinema italiani Le cinque giornate. Film in costume che esce dai congeniali canoni del suo cinema abituale. Cainazzo (Adriano Celentano) e Romolo (Enzo Cerusico) sono due personaggi che casualmente si ritrovano a vivere dentro una rivoluzione. Milano è travolta dai moti insurrezionali del popolo contro gli austriaci, e i due protagonisti vivono la rivoluzione attraverso episodi e situazioni che incontrano lungo il tragitto che li porta ad attraversare la città. Continue reading “Le cinque giornate, una svolta storica”

La suggestione totale di Pink Narcissus

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Uscito nel 1971, Pink Narcissus è diventato uno dei film che godono della più autentica definizione di cult assoluto, conosciuto anche (più di nome che per essere stato visto) per l’aura di mistero su chi fosse il suo vero realizzatore. Il film infatti, di cui si impadronì forzatamente la casa di produzione Sherpix, fu “distribuito” come anonimo in seguito alla decisione del regista di non far comparire il suo nome, dato che ancora dopo sette anni non era arrivato ad una versione che lo soddisfacesse, esasperando appunto la suddetta Sherpix. Continue reading “La suggestione totale di Pink Narcissus”

L’ipnotica visione sessuale di Eyes Wide Shut

Una bella coppia di benestanti newyorchesi, lei Alice (Nicole Kidman) splendida ex-gallerista e madre di un bambina di sette anni, lui Bill (Tom Cruise) fascinoso ed affermato medico, entrambi vivono negli agi e nel lusso. Tutto sembra idilliaco s non fosse per una certa inquietudine strisciante che lentamente si fa strada nella loro relazione, un sorta di microscopica, ma inarrestabile incrinatura la cui genesi  è da ricercarsi in una estemporanea confessione di Alice, riguardo un suo tradimento sfiorato e fortemente desiderato, e a detta della donna mai consumato, se non solo nelle sue fantasie.

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La confessione della moglie sortirà uno strano effetto su Bill, una fisiologica gelosia molto ben mascherata, anche se l’immagine ricorrente della moglie in intimità con lo sconosciuto per il quale avrebbe sacrificato, non solo il suo matrimonio, ma anche il suo essere madre, diventerà per Bill un’ossessione.

Poi l’incontro casuale con un suo vecchio compagno di college diventato musicista, e tutta una serie di coincidenze che lo porteranno a partecipare, non invitato, ad un’orgiastica riunione dagli echi massonici, che alzerà il velo su un mondo sotterraneo ed elitario, in cui una sorta di setta utilizza sesso e depravazione come fonte di affermazione di potere e status, ma la curiosità di Bill rischierà di costargli davvero cara.

eyes wide shut2.jpgUltimo film di Stanley Kubrick girato prima della sua scomparsa avvenuta nel 1999, e uscito postumo negli States qualche mese dopo la sua morte, il regista esplora i rapporti e le dinamiche di coppia regalandoci un’opera ipnotica, elegante, e come sempre incredibile dal punto di vista tecnico, una vera lezione di arte cinematografica.

Il film ha la forza del miglior Kubrick, criptico ma non indecifrabile, potente nell’imbrigliare le immagini e nel plasmarle, ogni sequenza, ogni movimento della macchina da presa, ogni singolo elemento della scenografia è studiato, cercato e raccontato.

Potremo soffermarci sulle molteplici chiavi di lettura a cui si presta il film, sull’universo femminile solo raccontato, scrigno colmo di tesori, ma anche di inquietanti ombre, contrapposto a quello maschile che vive di istintive pulsioni quasi animalesche e di grandi insicurezze, e nel mezzo l’amore che non emerge mai, al suo posto affetto, condivisione, sesso, ma il sentimento principe resta un’emozione tanto latitante da chiedersi se esista veramente, o sia solo è una creazione di poeti e scrittori.

Preferiamo invece  stupirci ancora una volta di come, in quasi tre ore di visione, il mago Kubrick ci abbia nuovamente attirato nella tana del Bianconiglio, ci abbia incantato con un cinema fatto di immagini e suggestioni e ci abbia mostrato quando il cinema puo davvero definirsi arte.

In ricordo di Teresa Ann Savoy: Salon Kitty

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Si è spenta all’età di 62 anni, la celebre attrice Teresa Ann Savoy, icona sexy del cinema erotico degli anni ’70 che dopo aver esordito come modella fotografica nel 1973, approda al cinema, l’anno seguente, grazie ad Alberto Lattuada, che le offrì un ruolo in Le farò da padre, al fianco di Luigi Proietti. Il successo cinematografico arriva comunque due anni dopo, quando Tinto Brass le propone un ruolo in un erotic movie dal tono fetish.

Chi ama il cinema disturbante, insostenibile, irripetibile e mai più ripetuto degli anni Settanta, si accomodi, e guardi o registri in qualche modo questo Salon Kitty che del già anarchico Tinto Brass è forse il film più sregolato ed estremo.

Un miscuglio oggi impensabile di sesso al limite del pornografico, e di nazismo, feticismo della divisa e degli stivali, sadismi voyeurismi masochismi, uno spettacolo del Male però reso accettabile per il comune sentire di allora (e di oggi) da un’apparente critica al potere e ai suoi soprusi, deviazioni, riti. Il nazismo come precipitato ultimo e definitivo di ogni perversione umana, e dunque offerto al nostro sguardo nelle sue forme più ripugnanti acciocché scatti l’indignazione. Un memento.

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All’inizio era stato Luchino Visconti con quel capolavoro, anche kitsch e camp, che era ed è La caduta degli dei, poi arrivò Il portiere di notte di Liliana Cavani. Il canone era definito. Brass nel 1975 lo perfeziona con Salon Kitty, che è poi il bordello di lusso per la nomenclatura del regime hitleriano, anche all’occorrenza centrale di spionaggio.

Le prostitute hanno l’incarico di strappare segreti da utilizzare per rese dei conti, giochi di potere, congiure di palazzo, ricatti, oscure manovre. Figuriamoci il godimento del regista nel mettere in scena ciò che offre il bordello – ogni piacere è contemplato – e i suoi clienti. Visivamente formidabile, con quella capacità brassiana di comporre tableaux vivants insieme atroci, ripugnanti e sublimi. Ritroviamo qui la coppia di La caduta degli dei Helmut Berger-Ingrid Thulin, più John Steiner, Stefano Satta Flores, Therese Ann Savoy, Tina Aumont (cult!). Ineludibile.