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La rivoluzione femminista di Ibsen nel magistrale vojerismo scenico di Roberto Valerio

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Si scrutano, si guardano, si cercano. Afflitti dai propri ruoli e dall’impotenza sociale, Nora e Torvald si fronteggiano prigionieri di un contratto matrimoniale che lega le loro coscienze con nodi a doppia mandata. La scena è destrutturata dal linguaggio registico che impone spazi di movimento ampi, ma allo stesso tempo costrittivi. I personaggi entrano ed escono dalle loro esigenze, cercano di rubare lo sguardo allo spettatore fin dove questo sia disposto a farsi trascinare, giudicano con l’indice puntato, facendosi volantari censori di una società retta sulla figura di quell’uomo Padre/Padrone, che quasi cento anni dopo, Ledda recuperà nel proprio autobiografico romanzo.

La difficoltà di contestualizzare il testo di colui che a ragione, è considerato il padre della drammaturgia moderna, capace di portare in scena la dimensione più intima della borghesia dell’800, mettendone a nudo le proprie contraddizioni e i propri eccessi,  è stato forse il rischio maggiore in cui ci si poteva imbattere strutturando il lavoro di Ibsen in un bipolarismo estremizzato: Uomo e Donna come mondi opposti, alla ricerca di una ragione, ma privi della capacità di destreggiarsi tra i dogmi sociali loro imposti. Almeno fino a quando Nora si desta dal proprio sogno illusorio svestendo i propri panni di Moglie/Bambola, per indossare quelli definitivi di Donna.

CASA DI BAMBOLA adattamento e regia Roberto Valerio

Il teatro, così come il Cinema (basti pensare a La rosa purpurea del cairo di Woody Allen) ha più volte trattato il tema della fuga dal sogno per la necessità vitale di riaffermare la propria identità e in questa piéce l’obiettivo è raggiunto appieno. Tutti gli attori lavorano virando verso la corale esigenza di sciogliere quella sottile trama che tiene sospesa la quarta parete, permettendo allo spettatore di non provare il naturale scollamento dalla messa in scena, ma divenendo quasi parte attiva del dramma.

Le luci colorano lo scenario, sfumano i volti, scuriscono gli animi e i lati più nascosti dei personaggi; poi di colpo illuminano la storie che si intrecciano, che Ibsen ha creato cercando di sovvertire l’abitudinaria idea di forma scenica. Ogni cosa prende forma in un gioco non più fanciullesco, ma adulto e la Nora/Sperlì diretta da Valerio rompe il bozzolo di bruco per farsi finalmente farfalla.

Nora: “La nostra casa non è stata altro che una stanza dei giochi. Qui io sono stata la tua moglie bambola. Questo è stato il nostro matrimonio, Torvald.”

(Claudio Miani)