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Un culo da Louvre, quando l’arte non si mette da parte

di Claudio Miani

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Un’opera d’artre che potrebbe essere tranquillamente collocata affianco alla Gioconda di Leonardo o a La Zattera della Medusa di Géricault e suscitare nello spettatore il medesimo sguardo sospeso della Statua di Ebih-Il (avete presente quel grazioso sovrintendente della città di Mari dagli occhi pallati quasi avesse visto un culo – lato b, oggigiorno – bello al punto da lasciar cadere a terra mandibola e ammennicoli annessi?). Continue reading “Un culo da Louvre, quando l’arte non si mette da parte”

La scultura doggie-style rifiutata al Louvre e accettata al Pompidou

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Sembra che il Centro Georges Pompidou non si sia fatto alcun problema ad accettare un’opera rifiutata dal ”cugino” Louvre perché troppo provocatoria. La scorsa settimana, infatti, il museo d’arte contemporanea ha accolto una scultura gigantesca e abitabile di due figure in posizione doggie-style. Continue reading “La scultura doggie-style rifiutata al Louvre e accettata al Pompidou”

Vermeer e i maestri della pittura di genere, in mostra al Louvre di Parigi

vermeer.jpgVermeer e i maestri della pittura di genere è il titolo della mostra inaugurata il 22 febbraio e aperta fino al 22 maggio. A ospitarla è uno dei musei più famosi e visitati al mondo, Il Louvre di Parigi. Precisamente è la sala Napoleone a raccogliere le opere del maestro olandese con un intento preciso: dimostrare con il confronto con altri artisti come Vermeer non fosse un pittore isolato nella sua ricerca ma come i suoi lavori fossero in realtà espressione di un genere pittorico molto diffuso all’epoca, parliamo del XVII secolo, in Olanda.

Scene di vita quotidiana, personaggi umili rappresentati in interni popolari e dipinti con raffinatezza sono le coordinate che uniscono Vermeer ad altri pittori ora non molto noti ma nel ’600 famosi almeno quanto lui come Gerard Dou, Jan Steen e Gabriel Metsu. In mostra allora troviamo i compagni del grande maestro e ben sue 12 opere provenienti da prestiti internazionali, un numero significativo se pensiamo che in tutta la sua vita il pittore avrà concluso una quarantina di lavori. Insomma, un’ottima occasione per immergersi in quel mondo che ha affascinato la borghesia nascente dell’epoca e che non ha mai smesso di incantare come dimostra una lettera di Proust inviata al critico Jean-Louis Vaudoyer: ”Da quando ho visto al museo de La Haye una veduta di Delft, ho saputo di aver visto il più bel quadro del mondo”.