Tag: Fantascienza

Star Wars incontra l’antica Grecia a Napoli

di Chiara Maciocci

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È stata aperta il 4 maggio, in coincidenza con lo Star Wars Day (“May the forth be with you”), la mostra MannHero al Museo Archeologico di Napoli, ideata da Ciro Sapone con la direzione artistica dell’archeologo Mario Grimaldi. Continue reading “Star Wars incontra l’antica Grecia a Napoli”

Il ritorno dei Kaiju Eiga

di Fabrizio Spurio

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Pacific Rim – La rivolta (2018) diretto da Steven S. DeKnight (già regista della serie televisiva Daredevil), è il sequel del film del 2013. Guglielmo Del Toro, già regista della prima pellicola, compare qui nelle vesti di produttore. La trama ruota intorno all’idea che i Jeager, i robot a difesa del pianeta contro gli attacchi dei giganteschi mostri Kaiju, siano basati su una tecnologia ormai obsoleta di controllo.

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Ready Player One: il divertimento fatto Spielberg

di Nicolò Palmieri

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L’ultrasettantenne Steven Spielberg è stato protagonista, appena un mese fa, alla notte degli Oscar con The Post, uno dei suoi film più politici e civilmente impegnati di sempre. Il tempo di riprendere fiato, e arriva una nuova svolta, apparentemente opposta ai canoni “classici” definiti dal film con Tom Hanks e Meryl Streep. Continue reading “Ready Player One: il divertimento fatto Spielberg”

The Broken Key: il Sci-fi made in Italy

di Laura Caporusso

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Nell’Anno 2033 il Mondo è controllato dalla Grande Zeta, una corporazione che controlla ogni singolo movimento dell’essere umano; è in vigore la Legge Schuster sull’eco sostenibilità dei supporti: stampare su carta è assolutamente proibito. In questo scenario si muove il protagonista, il ricercatore Arthur J. Adams, che dovrà affrontare la misteriosa Confraternita dei Seguaci di Horus per proteggere un antico papiro donatogli dal Professore Moonlight, suo mentore e padre spirituale. Continue reading “The Broken Key: il Sci-fi made in Italy”

Black Mirror, la distopia tecnologica

di Gianluca Sforza

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La fantascienza è un genere strano; gli scrittori Fruttero e Lucentini, che se ne intendevano avendola portata in Italia creando la rivista Urania, la paragonavano al jazz, ossia “un genere di origini popolari ma di nobili ascendenze” a causa della natura speculativa o estrapolativa di alcune sue opere (pensiamo soprattutto ai nobili e colti romanzi distopici politici europei della prima parte del secolo scorso come 1984, Il mondo nuovo, Noi, La guerra della salamandre in ordine sparso), ma fino agli anni 60 la maggior parte della produzione non ha trovato dignità nelle librerie Continue reading “Black Mirror, la distopia tecnologica”

Le paure distopiche di Ray Bradbury

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Fahrenheit 451 di Ray Bradbury è un romanzo di fantascienza distopica, diviso in tre parti e pubblicato a puntate sulla rivista Playboy, nel 1953, prima di essere stampato e pubblicato per intero. È fortemente ispirato a 1984 di Orwell. Indubbiamente meno inquietante del suo predecessore, questo è, sì, un romanzo di genere. Ma vale la pena leggerlo e affrontare alcuni temi qui narrati, nonché intreccio e personaggi, perché è utile comprendere come la fantascienza di un certo tipo si sposi con la critica sociale. Continue reading “Le paure distopiche di Ray Bradbury”

La cultura di Keyes: Fiori per Algernon

images.jpgFiori per Algernon (Flowers for Algernon) dello psicologo americano Daniel Keyes è un racconto di fantascienza del 1959, che dopo aver conquistato l’ambito premio Hugo si sviluppa come romanzo nel 1966, vincendo anche il premio Nebula, dato dai professionisti del settore. Oggi è un testo scolastico in alcune scuole americane (quasi come i Promessi Sposi da noi). Lessi da adolescente il racconto nella famosa raccolta di Einaudi “Le meraviglie del possibile” della quale probabilmente costituisce la gemma più preziosa, ho appena finito di leggere il romanzo (dopo quasi 30 anni), e devo dire che non solo non risulta affatto sminuito col passare del tempo, ma si tratta senza ombra di dubbio di un capolavoro mainstream, tenendo conto che la fantascienza in questo racconto è appena accennata. 

Narra di un esperimento scientifico fatto su un ritardato mentale, Charlie Gordon, per accrescerne l’intelligenza, qui intesa soprattutto come capacità di apprendimento, esperimento tentato in primis su un topo (l’Algernon del titolo) e poi appunto su una cavia umana. Il romanzo è narrato dal punto di vista del protagonista sotto forma di resoconti sui progressi nella crescita della capacità di apprendimento cominciando dalla fase iniziale, ossia prima dell’operazione effettuata dai medici della clinica, via via fino ai grandissimi miglioramenti del soggetto che lo portano a diventare un genio in più ambiti disciplinari e a superare in intelligenza e cultura gli stessi professori che lo avevano operato. Non rivelo la conclusione per non rovinare la lettura a chi non l’ha letto ancora, ma diciamo solo che il destino del protagonista viene in qualche modo anticipato da quello che succede a Algernon. 

Come anticipavo si tratta di un vero capolavoro della narrativa tout court soprattutto per la straordinaria capacità di Keyes di descrivere l’evoluzione dei comportamenti e pensieri del protagonista che inizialmente scopriamo dai continui errori grammaticali essere semianalfabeta, e del suo rapporto con i colleghi della panetteria dove lavora, la sua insegnante alla scuola dei ritardati (con cui avrà un flirt) e i suoi professori. Keyes è un maestro nel descrivere come cambia la percezione che noi abbiamo degli altri (e quella che gli altri hanno di noi) a seconda della condizione sociale in cui ci troviamo, e intrigante è anche la visione dell’autore del ruolo che la cultura riveste nella società, vista al tempo stesso come uno strumento discriminante e di potere, ma anche di auto-isolamento.

(Gianluca Sforza)