Tag: Documentario

L’omaggio al grande attore in Sono Gassman!

di Chiara Maciocci

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Presentato alla Festa del Cinema di Roma, Sono Gassman! Vittorio re della commedia è il documentario di Fabrizio Corallo che rievoca il grandioso percorso del magistrale interprete nel contesto del teatro e del cinema italiani, attraverso interviste ai suoi cari, ai collegi e agli amici, e con l’aiuto dell’esposizione di brani degli innumerevoli film, spettacoli teatrali e programmi tv cui egli ha partecipato. Continue reading “L’omaggio al grande attore in Sono Gassman!”

They Shall Not Grow Old, è uscito il trailer del documentario di Peter Jackson

di Nicolò Palmieri

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La Trafalgar Releasing ha diffuso il trailer di They Shall Not Grow Old, il nuovo progetto firmato da Peter Jackson, pluripremiato regista della saga de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit. Continue reading “They Shall Not Grow Old, è uscito il trailer del documentario di Peter Jackson”

Papa Francesco – Un uomo di parola: la sintesi personale del papa nelle sue parole

di Valerio Serafini

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Nella visione di Papa Francesco – Un uomo di parola ciò che si sta guardando è il discorso di un uomo, e il film di Wim Wenders si propone come medium che fa coincidere visivamente un uomo e la sua parola. La pellicola, che esce nelle sale italiane il 4 ottobre 2018, è diretta da Wenders e scritta dallo stesso regista con l’aiuto di David Rosier. Continue reading “Papa Francesco – Un uomo di parola: la sintesi personale del papa nelle sue parole”

Pertini, il presidente degli italiani

di Nicolò Palmieri

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Pertini il combattente è il ritratto di una figura unica nel suo genere, che ha rispecchiato e allo stesso tempo plasmato il concetto di italianità, arrivando ad essere una delle personalità più influenti del Novecento italiano, sicuramente la più completa. Continue reading “Pertini, il presidente degli italiani”

Il mistero della resilienza umana

di Agostino Casaretto

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Quanti di noi hanno dovuto ricorrere alla resilienza per combattere un nemico subdolo, più o meno tremendo, per vincere quello che ci stava capitando? Quanti hanno trovato quella forza psicologica che li ha messi in uno stato ideale per lottare e sperare anche di fronte a difficoltà insuperabili? Continue reading “Il mistero della resilienza umana”

Uno, nessuno e centomila: Zelig di Woody Allen

zelig-movieIl 22 novembre 1963 muore, a Dallas, John F. Kennedy. L’attentato, tristemente noto, avviene sotto gli occhi attoniti della folla e davanti all’obiettivo meccanico del cineamatore Abraham Zapruder. Tuttavia, nonostante il filmato, le dinamiche e i responsabili dell’omicidio lasciano molti dubbi in sospeso. La visibilità dei fatti non esaurisce la potenziale validità di ipotesi decisamente diverse tra loro.

Tra le molte conseguenze dell’accaduto, storiche, politiche e sociali, una problematica estetica ed epistemica acquisisce un nuovo peso nei media e nella cultura statunitensi: lo statuto dell’immagine e la sua veracità.

Il cinema, direttamente chiamato in causa, non può che accogliere la riflessione.

Lo farà esplicitamente, attraverso film come JFK di Oliver Stone (1991), o il nostrano Blow-Up (1966) di Michelangelo Antonioni. Ma anche in un modo più profondo e sottile, metabolizzando la questione fino a riproporla capillarmente, sia a livello tematico che sul piano espressivo.

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Nel solco di una simile tradizione, che vanta precursori del calibro di Orson Wells, si inserisce anche Zelig, capolavoro di Woody Allen, classe 1983.

Come sottolinea François Jost, il film può essere a buon diritto definito una “finta enunciativa”, ovvero un testo che si presenta allo spettatore sotto mentite spoglie. Si tratta, infatti, di un falso documentario a proposito di un bizzarro personaggio dalle doti camaleontiche, vissuto nella prima metà del secolo e magistralmente interpretato da Allen.

zelig2.jpgLeonard Zelig è uno, nessuno e centomila. Un ometto anonimo e modesto capace di mutare aspetto e atteggiamento in base al contesto sociale in cui si trova immerso. Ma l’eclettismo di Zelig non riguarda solo il suo beniamino. Il film stesso si articola, con straordinaria disinvoltura, in una serie complessa di strategie espressive, tutte volte all’emulazione e alla citazione di diverse scelte enunciazionali.

Il materiale che ricostruisce la biografia del protagonista è del tutto eterogeneo.

Le interviste a colori, a personalità come Susan Sontag o Bruno Bettelheim, si alternano a finti cinegiornali in perfetto stile Hearst, con tanto di commento in voce over e logo dell’emittente di turno. A questi si aggiungono false fotografie in dissolvenza, registrazioni audio su nastro magnetico, rotative di testate giornalistiche e filmati amatoriali monopuntuali, modellati sul “granuloso” bianco e nero dell’immagine anni ’20. Un’entourage di prove, documenti e testimonianze costruiti ad hoc con sorprendente realismo.

zelig3Apoteosi di tanta verve riflessiva è il film nel film L’uomo che cambia, data 1935, per Warner Bros. Nel bel mezzo di un film su Zelig, Allen ne inserisce un secondo. Soluzione beffarda il cui intento, naturalmente, è quello di sottolineare la presunta natura documentaristica del testo di primo livello.

Del film in questione sono persino indicati, in funzione autenticante, il titolo, la data e la casa di produzione. Inoltre il “documentario” ne riporta alcune inquadrature che si distinguono per il trattamento dell’immagine e del suono, improntati ai canoni del periodo classico. Piani studiati, composizione interna, ricercatezza luministica. Senza contare la musica che ne sottolinea in funzione empatica la drammaticità.

La distanza tecnica ed estetica rispetto al resto del film è evidente. Ma prima ancora che lo spettatore possa soppesarlo con i propri occhi, lo scarto viene subito sottolineato, prima attraverso la dichiarazione del suo statuto finzionale, poi attraverso le immagini che ne mostrano i doppiatori (oltretutto molto diversi per età e appeal dagli attori cui prestano la voce). Come a ricordare, ancora una volta, che il cinema è la macchina dei sogni, irrimediabilmente ancorata all’illusione, anche quando ricostruisce la realtà.

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In Zelig il dispositivo cinematografico viene quindi ostentato in chiave metafilmica ma, contemporaneamente, se ne mette in dubbio la veridicità. L’ironia di una simile scelta è del resto rincarata dalla falsa intervista alla co-protagonista (Mia Farrow), che afferma candidamente “In realtà non andò affatto come nel film”. Insomma, i due livelli di rappresentazione (il film e il documentario), pur distinguendosi sensibilmente, chiamano continuamente in gioco il giudizio critico dello spettatore.

Qualcuno ha visto, in tanto virtuosismo, un’operazione manierista e freddamente concettuale. In veritàZelig affronta con estrema accuratezza e consapevolezza stilistica un aspetto cruciale dell’immagine filmica. Questo a livello enunciativo.

Sul piano tematico è altrettanto rilevante la denuncia di una società che non ha più spazio per l’individuo inteso come singolo. Come soggetto unico e autocosciente.

Con il suo esasperato bisogno di omologazione, Leonard Zelig è l’emblema dell’uomo moderno, costretto a identità preconfezionate da una società sottilmente coercitiva. E non è un caso che sullo sfondo della sua storia, la Storia maiuscola faccia capolino. Con uno dei volti più terrificanti della massificazione: l’ascesa di Hitler e del movimento nazista.

 

L’Anima Nera di Donald Trump

E’ da poco uscito nelle sale italiane L’anima nera di Donald Trump, il docufilm di Riccardo Valsecchi che documenta la trama di rapporti fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e gruppi che rilanciano l’ideologia nazi del Ku Klux Klan. Un documentario scioccante per quello che mostra di un’America in cui torna l’incubo del suprematismo bianco, basato su razzismo, fondamentalismo religioso e difesa ad oltranza della cultura dei bianchi, che si sentono assediati dalle minoranze nere e ispaniche al punto da ribaltare la realtà dei fatti, sostenendo che i neri  e gli ispanici uccidono i bianchi. A propagandare queste assolute falsità è un inquietante personaggio di nome Dave Duke, ex gran leader del Ku Klux Klan, antisemita e negazionista convinto sostenitore della superiorità dei bianchi.

Una manifestazione del KKK a favore dei diritti dei bianchi

Il film di Valsecchi, all’inizio, ce lo mostra in cucina, mentre si fa un tè parlando tranquillamente al regista dietro la telecamera. Duke è un signore apparentemente dimesso con un volto inespressivo, plastificato non solo  per eccessivi interventi di chirurgia estetica. Senza mai alzare la voce, con gentilezza formale, parla con orgoglio della propria storia iniziata nel 1967 quando entrò nel Ku Klux Klan a soli 17 anni per diventarne ben presto uno dei maggiori punti di riferimento, come spiegano i politologi intervestati in questo importante docufilm. Anche perché con il suo volto pulito da ragazzino perbene, con il suo stile da cripto nazista in giacca e cravatta si presentava bene ed era ben accolto negli alberghi di lusso dove teneva conferenze e nelle case della borghesia bianca, in cui da molti anni entra anche con i suoi programmi radiofonici e con la sua attività di blogger.

epa05275325 A picture made available on 24 April 2016 shows Pro-white rights organizations the neo-nazi National Socialist Movement and Ku Klux Klan groups participate in a cross and swastika burning in Temple, Georgia, USA, 23 April 2016. The ceremony was held after a day of rallies at Stone Mountain and Rome, Georgia, and to show successful collaboration agreements between the NSM and KKK, two white extremist groups. EPA/ERIK S. LESSER

Dopo un periodo di oblio, negli anni Novanta, internet  gli ha ridato nuova vita, permettendo ai suoi pericolosi messaggi razzisti che incitano all’odio di diventare pervasivi e virali. L’altro fattore -il più preoccupante – che ha contribuito al riemergere Dave Duke è stato la campagna di Donald Trump a favore della presidenza trump. Questo scottante film di 50 minuti lo documenta in modo inconfutabile, mostrando come slogan di Duke siano entrati nei discorsi pubblici di Trump, quando – in campagna elettorale – sosteneva la necessità di costruire un muro fra Stati Uniti e Messico per impedire l’immigrazione, quando rilanciava posizioni isolazioniste degli Usa e quando pubblicamente annunciava di essere disposto a pagare gi avvocati di chi si rendeva responsabile di uscite razziste, arrivando a malatrattare malcapitate persone di colore  nei paraggi di una sua manifestazione. Intervistato da tv e giornali che cercano di smascherare Trump, lui risponde sempre di non sapere che Duke era parte del Klan  e nega di sapere del suo endorsment. Ma intanto dal suo account twitter rilancia i messaggi di organizzazioni a Duke vicinissime. Infischiandosene del fatto che tutti sanno che Dave Duke è il leader dei gruppi neo nazisti americani. Attraverso questo documentario noi veniamo a sapere anche che l’ossigenato Duke ha trascorso tre anni in Italia per riunire l’estrema destra europea. Prima di essere individuato nel bellunese grazie a una segnalazione della polizia svizzera. Lunghi viaggi lo hanno portato anche in Russia fra i nazionalisti di destra che si espandano a macchia d’olio sotto Putin. E poi lo vediamo in filmati auto prodotti che documentano i suoi tour di propaganda anti sionista in Siria e in altre zone del Medio Oriente. Le sue mostre fotografiche hanno circolato in lungo e in largo, anche in Europa, sotto falso nome.

Pro-white rights organizations cross and swastika burning in Temple, Georgia, USA

Lo ritroviamo con nome e cognome, senza più il bisogno di nascondersi, in America.  È ricomparso sulla scena come candidato al Senato e come convinto sostenitore di Trump. Il lavoro di Valsecchi ha il merito di ricostruire visivamente questa agghiacciante vicenda che coinvolge Donald Trump,mostrandocelo come bugiardo seriale, colluso con movimenti criminali come quello di Duke che – come dice un politologo intervistato nel docufilm – «è un codardo, che non vuole finire di nuovo in prigione, ma con le sue parole istiga la mano armata di altri». Così è accaduto con la strage di Charleston quando un ragazzino bianco, malato di mente, ha ucciso nuove persone di colore in chiesa. Sul web leggeva le affermazioni criminali di Duke che accusava i neri di uccidere i bianchi.È solo uno dei casi raccontati ne L’anima nera di Trump. che raccoglie preziose testimonianze di esperti internazionali, poliziotti , ma anche di attivisti neonazisti, tra cui il pluriomicida Glenn Frazier Miller. Il regista documenta il ruolo dell’ex capo del KKK nell’istigazione di azioni criminali a sfondo razzista.  Emerge così un sottobosco di connessioni politiche e attività illegali che hanno sostenuto Duke  durante la sua permanenza europea. Tra questi, riepilogano le note di regia «ufficiali dell’esercito italiano, politici e parlamentari europei, esponenti di gruppi terroristici come gli Hezbollah e il World National Conservative Movement. Quest’ultima un’associazione ombrello sotto l’egida russa che raggruppa tutti i gruppi di estrema destra occidentali (Forza Nuova, Front National Le Pen e lo UK Independent Party di Farange, per citarne alcuni)»

(Simona Maggiorelli, Left.it)