Tag: cult

Reteconomy presenta L’Event Horizon School, la scuola di arte digitale

di Cristina Peretti

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Gli appassionati del mondo digitale non possono perdersi la presentazione dell’Event Horizon School, l’accademia che prepara professionalmente gli artisti del settore dei videogiochi, del cinema e delle animazioni digitali. Continue reading “Reteconomy presenta L’Event Horizon School, la scuola di arte digitale”

L’estetica splatter di Raimi, La Casa

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L’esordio alla regia di Sam Raimi, datato 1981, non avrebbe potuto essere più fulminante; il regista, insieme agli amici Bruce Campbell (protagonista) e Robert Tapert (produttore) riesce a portare sullo schermo un’idea che covava già da diversi anni, e che era già stata parzialmente sviluppata nel precedente cortometraggio Within the woods (1978). Doveva trattarsi di un semplice horror low-budget, pensato principalmente per il pubblico di teenagers che affollava, in quel periodo, le proiezioni dei drive-in: un film che doveva rappresentare, per il suo autore, il passaporto più agevole per l’ingresso nel mondo del cinema, e una risposta ai b-movie horror che lo stesso Raimi, nella sua adolescenza, aveva più volte avuto modo di vedere proprio nelle proiezioni notturne dei drive-in (“Vedendo quei film”, ha dichiarato recentemente il regista, “pensai che avrei potuto fare sicuramente di meglio”). Continue reading “L’estetica splatter di Raimi, La Casa”

Tra neogotico ed estetica, Suspiria di Dario Argento

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Pur essendo un film molto diverso dal precedente Profondo rosso, Suspiria ne riprende il tema dell’occulto facendone il fulcro di tutta la storia ed esplora nuovi territori, quelli dell’horror, mettendo da parte i meccanismi del giallo che avevano caratterizzato i primi film di Dario Argento . Continue reading “Tra neogotico ed estetica, Suspiria di Dario Argento”

Halloween – la notte delle streghe

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Quando nel 1978 John Carpenter girò questo horror a basso costo, commissionatogli dal produttore Mustapha Akkad sulla base di un’esile traccia (una baby sitter terrorizzata da un maniaco omicida in una cittadina americana), non aveva probabilmente idea dell’enorme successo di pubblico a cui sarebbe andato incontro, né del fatto che con il suo film avrebbe dato inizio ad un vero e proprio sottogenere cinematografico, quello dello slasher movie o degli “assassini pazzi”, storie basate su un folle (spesso apparentemente invincibile o comunque dotato di poteri soprannaturali), che fa strage di adolescenti, generalmente in un piccolo centro abitato americano. Continue reading “Halloween – la notte delle streghe”

Le silenziose bugie de Il Sesto Senso

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Nel 1999 M. Night Shyamalan, giovane cineasta dal nome quasi impronunciabile, si fa subito notare come una delle grandi rivelazioni del nuovo millennio con un film che ormai possiamo senza esitazioni definire cult. Il sesto senso, infatti, è un caso più unico che raro: esaltato sia da critica che pubblico, è un thriller paranormale e psicologico che colpisce e stupisce, soprattutto grazie allo splendido finale a sorpresa, ma che non per questo finisce di emozionare con la prima visione. Continue reading “Le silenziose bugie de Il Sesto Senso”

La narrazione pittorica de La maschera del Demonio di Mario Bava

Moldavia, 1630. La sensuale principessa Asa e il suo amante vengono condannati a morte per stregoneria. Prima di essere bruciata sul rogo, alla donna viene messa un’inquietante maschera “torturatrice” sul volto. Due secoli dopo il dottor Kravajan ed il suo giovane assistente, il dottor Gorobec, stanno viaggiando nell’entroterra moldavo quando si imbattono in una misteriosa cripta e riportano casualmente in vita proprio Asa, il cui corpo sembra essersi conservato perfettamente allo scorrere del tempo, escluse le orribili cicatrici sul viso. Senza avere coscienza della pericolosità della loro terribile scoperta, i dottori continuano il loro viaggio e conoscono la bella Katia, figlia del principe Vajda e discendente proprio di Asa, alla quale assomiglia come una goccia d’acqua. Proprio l’antenata magicamente risorta cercherà di prendere il posto di Katia e di tornare ad essere la potente strega che era. La sequenza in cui Barbara Steele appare con al guinzaglio due enormi cani neri come la notte è di quelle che segnano l’immaginario collettivo di un genere. Miglior esordio per Mario Bava dietro la macchina da presa (se si esclude alcune scene girate in I vampiri) non poteva esserci: nel 1960 l’autore italiano firma infatti un caposaldo del gotico italiano, La maschera del demonio (ripresentato in versione restaurata al Festival del Cinema di Roma), assunta a cult non sono nel Belpaese ma anche al di fuori dei confini nazionali. Se in questa libera trasposizione di un racconto di Gogol non mancano ovvii riferimenti ai sempiterni classici della Hammer, Bava offre una nuova e morbosa sensualità al filone, e consacra come una nuova eroina del suddetto la bellissima interprete principale.

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Sin dall’inizio veniamo trasportati in un’ambientazione torbida, con un prologo crudo e crudele al contempo pregno di un fascino arcano, quasi alchemico, che introduce al meglio i temi che saranno sviluppati nella narrazione. Ne La maschera del demonio Bava riesce a equilibrare nel migliore dei modi una regia ispirata con forti rimandi al mondo pittorico con un racconto affascinante e intenso nel quale le scenografie, come spesso nella filmografia del regista, hanno un’importanza cruciale. Il misterioso castello nel quale vive la giovane Katia insieme al padre e al fratello è pervaso di un’atmosfera inquieta che non esita ad espandersi col proseguio della storia e i diversi passaggi segreti che sono presenti nella costruzione offrono una forte componente di tensione che non lesina a manifestarsi soprattutto nella seconda metà del film, con un finale di grande impatto visivo. La morte è qui una costante nel vendicativo ritorno di Asa, e l’angoscia che precede le non poche dipartite è uno dei punti di forza del titolo, nel quale regna un terrore sotterraneo che provoca una naturale empatia coi protagonisti, nonostante l’accennata love-story, per quanto paradossalmente necessaria ai fini del tutto, stoni in parte col contesto. Il bianco e nero, fotografato perfettamente dallo stesso Bava, è il miglior mezzo per il sublime esercizio stilistico operato dal regista, che sfrutta perfettamente i giochi di luce. Ottimo anche il cast, tra cui figura anche il noto attore teatrale Ivo Garrani, con particolare menzione per la torrida sensualità di Barbara Steele, qui impegnata con disinvolta bravura nel doppio ruolo di Asa / Katia.

(Maurizio Encari)