Tag: clint eastwood

The Sisters Brothers: un western che non aggiunge nulla di nuovo

di Lorenzo Bagnato – inviato a Venezia 75

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Il cinema western è, come sappiamo, in lenta decaduta. Dopo l’epoca d’oro degli anni trenta e quaranta, seguita da una grandiosa ripresa del genere negli anni’60 con gli spaghetti western, sul grande schermo si sono visti sempre meno pistoleri, indiani e selvaggio west. Continue reading “The Sisters Brothers: un western che non aggiunge nulla di nuovo”

Clint Eastwood torna alla recitazione in The Mule

di Valerio Serafini

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Il vincitore di cinque premi Oscar Clint Eastwood, il cui ultimo film Ore 17:15 – Attacco al treno si aspetta nelle sale italiane per l’8 febbraio, si sarebbe già impegnato in un nuovo progetto intitolato The Mule, che lo coinvolgerebbe sia come regista che come interprete principale. Continue reading “Clint Eastwood torna alla recitazione in The Mule”

Credici ancora Clint: Ore 15.17 Attacco al Treno

di Laura Pozzi

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Di nuovo una storia d’eroi per il vecchio, ma indomito Clint Eastwood che arrivato alla soglia degli 88 anni continua a sfornare pellicole con l’entusiasmo e la vivacità di un ventenne. Continue reading “Credici ancora Clint: Ore 15.17 Attacco al Treno”

“Sully”, Clint Eastwood torna alla grande

sullylocGli americani hanno sempre amato l’auto celebrazione, raccontando con toni epici i loro eroi. Ed è proprio nei film che la tradizione culturale traspare, molto spesso, in maniera ancora più decisa. Non è da meno Clint Eastwood che nel corso della sua carriera da cineasta ha raccontato figure molto forti, in cui più volte si è percepito il patriottismo tipico a stelle e strisce. Nel suo Sully però, la celebrazione stantia e ridondante (probabilmente, e soprattutto, per noi europei) trova un modo molto diverso per essere raccontata.

Il Capitano Chesley “Sully” Sullenberger rientra sicuramente nella schiera di coloro che si sono contraddistinti per qualcosa di rilevante. Nel Gennaio del 2009, il Capitano Sully (Tom Hanks) e il primo ufficiale Jeff Skiles (Aaron Eckhart) sono al comando del volo US Airways 1549, diretto a Charlotte. Poco dopo la partenza dall’aeroporto di La Guardia, l’impatto con uno stormo di uccelli (in gergo tecnico bird strike) fa perdere entrambi i motori al velivolo; con l’aereo troppo basso per poter tornare in qualsiasi aeroporto, Sully decide di ammarare nel fiume Hudson, riuscendoci, e mettendo così in salvo tutti e 155 passeggeri, equipaggio compreso.

Il gesto del Capitano è passato alla storia come il primo ammaraggio riuscito della storia, per di più con entrambi i motori in avaria. Una storia che meritava di essere raccontata dal regista/attore di San Francisco.

Quello che funziona di Sully è il suo essere asciutto, diretto, scevro da qualsiasi tipo di fronzolo celebrativo; all’interno dei 95 minuti che compongono la pellicola viene raccontata la storia di quello che principalmente è un uomo, prima ancora di essere trasformato in eroe dal suo gesto. E nel dipingere questa figura, Eastwood, aiutato dalla splendida interpretazione di Tom Hanks, fa trasparire la fragilità e l’umanità di una persona che pur avendo compiuto un miracolo, era consapevole della possibile tragedia (ecco spiegati gli incubi che il pilota vive anche ad occhi aperti).

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Lo stesso ammaraggio non è il fulcro della vicenda, ma un elemento – sicuramente fondamentale – di quello che è successo dopo e del processo a cui i due ufficiali si sono dovuti sottoporre, nonostante il gesto eroico. La fredda e calcolatrice mente di chi da terra, attraverso calcoli matematici, avanza ipotesi azzardate contrapposta a chi la vicenda l’ha vissuta realtà, in quegli attimi dove il fattore umano è più determinate di qualsiasi tipo di tecnologia. C’è anche questo nel film: uomo contro tecnologia.

Tutto scorre bene grazie alle ottime interpretazioni da parte degli attori coinvolti, Hanks ed Eckhart su tutti, e ad una sceneggiatura scritta da Todd Komarnicki ed ispirata al libro Highest Duty: My Search for What Really Matters, autobiografia scritta dallo stesso Chesley Sullenberger insieme al giornalista Jeffrey Zaslow.

sully1Potremmo stare a sindacare sulla qualità, piuttosto scadente, della computer grafica utilizzata per la riproduzione dell’aereo, che in parte sminuisce alcuni degli incubi dello stesso pilota; tuttavia si tratta di un elemento marginale all’interno di un lungometraggio di questo tipo, e possiamo tranquillamente passarci sopra.

In sostanza Sully è un film in grado di farsi apprezzare anche e soprattutto da chi non è americano, per il suo modo estremamente scrupoloso nel raccontare una vicenda ancora molto fresca nella mente di molti (in fondo parliamo del 2009) e la forza e allo stesso la fragilità di un uomo che ha compiuto un gesto senza precedenti, che rimarrà per sempre nella storia dell’aviazione civile.

(Roberto Vicario, Gamesurf.tiscli.it)