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Italia ’70/’80: Nico Giraldi

Dopo aver ricordato due caratteristi el nostro cinema, oggi parliamo di uno di quei personaggi che più abbiamo amato tra gli anni ’70 e ’80, al punto tale che alcuni film di cui è stato protagonista, li si ricordano a memoria. Nico Giraldi.

NicolaNicoGiraldi è un personaggio fittizio, creato dallo sceneggiatore Mario Amendola e dal regista Bruno Corbucci e interpretato da Tomás Milián in undici film tra il 1976 e il 1984.

Nicola “Nico” Giraldi è un maresciallo romano della Polizia di Stato ed ex ladro. È figlio di un truffatore (“er Gratta”) e di una prostituta. Inizia quindi come ladro e ben presto si guadagna il soprannome di “er Pirata”. Dopo vari arresti, entra nella polizia e diventa maresciallo. Grazie alle sue conoscenze nell’ambito criminale romano e alla sua astuzia, riesce a risolvere molti casi intricati. Nel 1981 per via della smilitarizzazione del corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, il grado di maresciallo si trasforma in ispettore e Nico Giraldi da quell’anno in poi viene chiamato così. Nelle versioni in lingua tedesca dei film, Nico Giraldi viene chiamato Tony Marroni.

Nico assomiglia in tutto e per tutto al Monnezza, ma non è da confondere con quest’ultimo. Sebbene abbiano lo stesso look, siano interpretati da Tomás Milián e doppiati da Ferruccio Amendola, non sono lo stesso personaggio. Infatti il Monnezza è un ladro collaboratore di giustizia, mentre Nico è un ex ladro diventato poliziotto. Altro elemento di confusione è il personaggio di Quinto Cecioni, anch’egli soprannominato er Monnezza e interpretato da Milián, nel film Uno contro l’altro, praticamente amici del 1981, dove però lo stesso Cecioni distingue i due personaggi dicendo che a Regina Coeli c’è finito per colpa del maresciallo Giraldi.

Nico si distingue soprattutto per il linguaggio vernacolare romanesco pieno di turpiloquio. Il suo look consiste in una tuta blu da meccanico, scarpe da ginnastica, guanti, sciarpa e berretto invernale in stile andino (in alcuni film questi ultimi tre indumenti non ci sono oppure ne sono presenti solo alcuni; in Squadra antigangsters Nico porta vari cappelli, simili ai modelli fedora e panama, in Delitto al ristorante cinese porta una bandana, ma i copricapi nei film sono stati svariati), capelli lunghi e barba folta.

È fan di Sylvester Stallone e del personaggio cinematografico Rocky Balboa, tanto da dare il nome Rocky al figlio. Prova ammirazione anche per Al Pacino nel film Serpico, di cui ha dato il nome al suo topolino domestico e del quale ha affisso un poster in casa sua, come si può vedere in Squadra antiscippo, primo episodio della saga. In Squadra antifurto, è possibile notare la locandina cinematografica del film.

Nico è figlio del Gratta, un imbroglione morto sul campo de battaja pe’ sarva’ ‘n amico (Assassinio sul Tevere, 1979), e di una donna di cui non si sa il nome.

In Squadra antifurto si propone di sposare Vanessa (Lilli Carati), una bella hostess conosciuta perché vittima di un furto d’auto. Tuttavia, sebbene alla fine della storia Nico torni da lei, il personaggio non ricompare nelle pellicole successive.

Invece in Assassinio sul Tevere sposa Angelina Proietti, figlia del “Pinna”, un ladruncolo amico di Nico fin dalla gioventù, interpretato da Enzo Liberti, che compare solo in questo episodio. Angelina, interpretata da Roberta Manfredi in questo film e poi nei successivi cinque da Olimpia Di Nardo, ha un fratello, Fabrizio (Sergio Di Pinto), che vive rubando auto e commettendo altri piccoli crimini. Compare anche lui in un solo episodio della serie (Delitto in Formula Uno, 1983).

In Delitto a Porta Romana (1980), nasce Rocky, che anni dopo prenderà il posto di papà Nico nella polizia.

In Delitto al Blue Gay gli nasce una bambina che chiamerà Principessa.

Nico conosce molto bene i ladruncoli romani essendo stato in precedenza uno di loro. La sua “amicizia” con i personaggi interpretati da Bombolo gli permette di scovare i criminali a cui sta dando la caccia. Bombolo, infatti, è la spalla principale di Milián nei film di Nico Giraldi. Esordisce in Squadra antifurto (1976) col personaggio del “Trippa”, che compare solo nei primi minuti del film come svaligiatore di un appartamento assieme a due colleghi. Nel film successivo, Squadra antitruffa (1977), entra in scena il mitico Franco Bertarelli detto “Venticello”, così soprannominato per i frequenti peti. Quest’ultimo personaggio compare anche in Squadra antimafia (1978) e in Delitto a Porta Romana. In Delitto al Ristorante Cinese, recita interpretando un ex ladro chiamato col suo stesso nome d’arte, ossia Bombolo, per poi tornare ad essere Venticello in Delitto sull’autostrada (1982), Delitto in Formula Uno (1984) e Delitto al Blue Gay (1984).

L’altra spalla di Milián-Giraldi è Enzo Cannavale, che in Squadra antimafia (1978) e in Squadra antigangsters (1979) interpreta Salvatore Esposito, un pizzaiolo napoletano emigrato in America, e in Delitto al ristorante cinese è Vincenzo, il maître del ristorante.

I colleghi di Nico sono, tra i tanti: il commissario Tozzi (Roberto Messina), il commissario Trentini (Marcello Martana), il commissario Galbiati (Renato Mori), il tenente Ballarin (John P. Dulaney) e il fido aiutante Gargiulo (Raf Luca nel primo film, Massimo Vanni negli altri).

Un personaggio minore del filone è Maria Sole Giarra (interpretata da Margherita Fumero), che compare in Squadra antimafia e Squadra antigangsters. Figlia tutt’altro che bella di un boss italo-americano, Maria Sole tenta inutilmente di sedurre Nico Giraldi, in quadretti in cui il maresciallo romano non corrisponde affatto le sue avances.

Vita da caratterista: Franco Lechner, in arte Bombolo

Oggi raccontiamo attraverso questa meravigliosa intervista d’altri tempi, uno dei volti più noti del nostro cinema: Franco Lechner, per tutti semplicemente Bombolo.

Nato nel rione Ponte, nel centro storico della Capitale, esercitò per anni, fin dalla giovane età, l’attività di venditore ambulante come piattarolo (venditore di stoviglie, tovaglie e ombrelli ai passanti) nei vicoli del centro di Roma, nella zona attigua allo storico mercato di Campo de’ Fiori. A partire dal 1976, grazie all’interessamento del regista Bruno Corbucci, si dedicò al cinema, e contemporaneamente iniziò la collaborazione con la compagnia cabarettistica del Bagaglino di Castellacci e Pingitore.

Nel 1983, alla trasmissione Domenica in condotta da Pippo Baudo, rivelò di aver scelto il nome d’arte Bombolo poiché questo era stato da sempre il suo soprannome ispirato alla canzone omonima del 1932 scritta e musicata da Marf e Vittorio Mascheroni e resa popolare dal Trio Lescano.

Utilizzato spesso come spalla di attori come Tomas Milian, Enzo Cannavale, Pippo Franco, interpretò ruoli comici, gag basate principalmente sulla fisicità, sulla mimica facciale, sull’utilizzo dell’onomatopea (famoso il suo Tze-tze!), del turpiloquio e del dialetto romanesco, recitando prevalentemente in film di genere soprattutto commedie sexy e commedie del filone trash, tanto in voga negli anni settanta ed ottanta. Bombolo divenne famoso soprattutto per aver interpretato il personaggio di Venticello, ladruncolo e informatore della polizia, nella serie poliziesca dell’ispettore Nico Giraldi, in cui appare in nove degli undici film realizzati.

Il suo personaggio divenne una sorta di maschera tipica e lo rese uno degli attori più usati del cinema cult italiano degli anni settanta e ottanta, in compagnia di altri interpreti del ruolo tra cui Enzo Cannavale.

Il suo ultimo film fu quello girato insieme a Nino D’Angelo, Giuro che ti amo del 1986, dove appare visibilmente dimagrito e segnato da un terribile attacco di meningite acuta accusato pochi mesi prima, che lo aveva portato anche al coma durante il ricovero ospedaliero, al ritiro temporaneo dall’attività teatrale con la compagnia del Bagaglino oltre che da quella cinematografica, e da cui si riprenderà solo parzialmente.

Come riportato dalla sua unica biografia pubblicata nel 2014 e scritta da Ezio Cardarelli, in collaborazione con la famiglia dell’attore (“…E poi cominciatti a fà l’attore”, Edizioni: Ad Est dell’Equatore), il subentrare di un male incurabile agli inizi del 1987 lo portò a un nuovo ricovero ospedaliero e minò definitivamente il suo stato di salute già precario, costringendolo a un definitivo ritiro.

La sua ultima apparizione in scena, sul palco del Salone Margherita con la compagnia del Bagaglino, è avvenuta l’ 8 maggio 1987, quella sera fu aiutato a salire sul palcoscenico a causa della debolezza dovuta alla malattia oramai incombente.

Muore il 21 agosto 1987 all’Ospedale Forlanini di Roma in seguito ad un arresto cardiaco all’età di 56 anni.

Tomas Milian ha raccontato – nel corso di un’intervista trasmessa dalla Rai nel 2010 – che al funerale di Bombolo, il 24 agosto 1987 nella Parrocchia di Santa Maria in Vallicella, si nascose dietro una colonna affinché nessuno lo notasse e quando il feretro passò davanti a lui, gli diede un affettuoso buffetto, in ricordo di tutti gli schiaffoni che, sul grande schermo, nei panni dell’ispettore Nico Giraldi, aveva rifilato all’attore romano. Riposa nel Cimitero di Prima Porta (noto anche come Cimitero Flaminio), a Roma.

L’epitaffio sulla sua tomba riporta: “Ciao Bombolo Core de Roma”.