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Anche Scoot McNairy nel cast del prossimo film di Tarantino

di Chiara Maciocci

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È Scoot McNairy (Batman v Superman: Dawn of Justice) l’ultima aggiunta ufficiale al cast di Once Upon A Time In Hollywood, nuovo e atteso film di Quentin Tarantino. La notizia è stata data da Deadline, che ha lasciato trapelare anche il ruolo che l’attore rivestirà nella produzione: un cowboy di nome Business Bob Gilbert, personaggio di una serie televisiva degli anni in cui il film è ambientato. Continue reading “Anche Scoot McNairy nel cast del prossimo film di Tarantino”

Rilasciato il primo trailer del nuovo film della HBO con Al Pacino

di Lorenzo Bagnato

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HBO ha da poco rilasciato il primo teaser del film su Joe Paterno, il vecchio coach della Penn State University dimesso dalla sua posizione dopo essere stato coinvolto nello scandalo Jerry Sandunsky. Continue reading “Rilasciato il primo trailer del nuovo film della HBO con Al Pacino”

La fluida visione del mondo di un formidabile ribelle: L’arte viva di Julian Schnabel

di Laura Pozzi

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Un tuffo dove l’acqua è più blu, magari al largo dello splendido arcipelago Li Galli  in compagnia di Julian Schnabel uno dei più importanti artisti contemporanei, che nel corso della sua lunga e prolifica carriera non ha mai avuto paura di sperimentare per mettere la propria vita al servizio dell’arte e delle sue innumerevoli forme di espressione. Continue reading “La fluida visione del mondo di un formidabile ribelle: L’arte viva di Julian Schnabel”

La Mafia di Puzo e Coppola: IL PADRINO

il-padrinoIn questo ultimo giorno dell’anno parliamo di uno di quei Film con la “F” maiuscola, targato Francis Ford Coppola.

Anni ’40, Don Vito Corleone (Marlon Brando) boss della mafia italo-americana, muore, anche il suo naturale successore, il figlio  Sonny (James Caan) muore in un’imboscata ordita ai suoi danni da un clan rivale, così toccherà a Michael (Al Pacino), figlio arruolatosi nell’esercito e per nulla intenzionato a seguire le orme del padre, prendere le redini della Famiglia.

E’ il 1972, Mario Puzo e il regista Francis Ford Coppola realizzano Il Padrino, che sarà, dopo il classico Nemico pubblico (1931) con James Cagney , il capostipite del gangster-movie, che figlierà sequel, e altri classici come Quei bravi ragazzi di  Martin Scorsese e Scarface di Brian De palma.

La tragedia come stile di narrazione, una serie di personaggi dalle caratteristiche memorabili, un Marlon Brando epocale, siamo di fronte ad una leggenda che contaminerà i decenni successivi rimanendo un classico che non sente assolutamente lo scorrere degli anni.

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La mafia come dinastia familiare dagli ambigui ma fortissimi valori, l’omicidio come quotidiano, una apparente e vantata legalità, vedi L’ambiguo consigliere/avvocato interpretato da Robert Duvall, anni luce dalla mafia odierna, quella truce e senza regole di Gomorra, o tramutata in mera macchina di soldi che fagocita tutto e tutti, senza fermarsi neanche davanti alla sacralità del’infanzia.

Sara’ l’elemento estraneo droga e il suo inserirsi nella società mafiosa a distruggerne dall’interno i valori e disgregarne le solide fondamenta, che il rassegnato Don Vito cerca di allontanare sentendone il puzzo premonitore, la droga come commercio e investimento sarà l’inizio della fine.

Il cast è stellare, da Al Pacino a Marlon Brando, da un incontenibile James Caan ad un toccante John Cazale, il suo Fredo è il maggiore dei fratelli, ma il piu’ terrorizzato e bisognoso d’affetto, uno dei personaggi più belli e tragici di questo film.

il-padrino2Il Padrino ha una sequela di battute e scene che traformano la pellicola in un affresco dall’ambigua epicità, che spaccò la critica dell’epoca spaventata dall’ammirazione che trasudava dai fotogrammi della pellicola per un mondo che faceva dell’omicidio e dell’illegalità il suo credo.

Ma se si guarda bene in fondo, tutti, e dico tutti i personaggi sono venati di una tragicità che è ben lontana da una voglia di esaltazione, Il padrino è come una tragedia shakespeariana che è ben lungi dall’invitare all’emulazione o ad una ambigua accettazione dei ruoli crimnali come conseguenza e bisogno della società, ma invita alla riflessione e al compatimento di scelte obbligate, di morti accettate per rassegnazione, di vite distrutte dalla follia di regole insensate, l’onore che ogni tanto emerge per scusare e giustificare la mostruosità di atti indegni è affogato nel sangue e dalla crudeltà che ne consegue.

Non c’è nessuna esaltazione del male ne Il padrino, ma la lucida testimonianza di un’epoca che finisce e di regole del gioco che cambiano, ineluttabilmente, come succede sempre quando il futuro, terrificante e malato che sia, bussa alla porta.

(Pietro Ferraro)