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Il diavolo veste psichiatria

Tutto aumenta nel nostro Paese, ma non soltanto tasse e utenze: persino il numero delle richieste di liberazione dal demonio.

A Milano è nato un call center al quale rivolgersi se in odore di malignità e non di santità, e nonostante i riti di liberazione siano creduti risalenti alla notte dei tempi, la ratifica e l’assurto a pratica riconosciuta e consolidata risale agli anni Sessanta del Novecento, post Concilio Vaticano II. Ma quali sono le caratteristiche per distinguere una possessione demoniaca da un disturbo psichiatrico o da stress? Quasi impossibile, ammesso e non concesso che si creda all’esistenza di Satana e che manifestazioni di isteria, convulsioni etc. siano riconducibili all’occupazione abusiva di una mente e di un corpo umano. Senza contare, in caso di eventuale abuso di tali pratiche, l’aggravarsi della situazione psico-fisica dei soggetti trattati.

In virtù dell’estrema delicatezza e impalpabilità dell’argomento, proprio l’Associazione Internazionale degli Esorcisti ha prodotto un vademecum che possa aiutare gli addetti ai lavori a distinguere in qualche maniera la possessione diabolica da un disturbo psichiatrico. E non solo: si è introdotta la collaborazione tra esorcisti e psichiatri, in modo da ottenere un giudizio scevro dal credo religioso. Ma è proprio così semplice? Uno psichiatra credente ad esempio, senza nulla togliere alla professionalità, possiederebbe le caratteristiche tali da non essere influenzato dalla sua fede? Vieppiù: le manifestazioni indicate come proprie della possessione demoniaca fanno acqua (non fuoco dannato) da tutte le parti. Poniamo ad esempio il parlare lingue sconosciute, che potrebbero essere in realtà discorsi composti da parole pronunciate in stato febbricitante, o un autoconvincimento su manipolazione altrui di essere preda del maligno, nonché l’influenza di film letture e via discorrendo. Un ambito oscuro, indecifrabile, dunque. Non si tratta di negazionismo, ma di riconoscere che è materia complessa: non se ne abbiano gli operatori del settore, non si facciano venire un diavolo per capello.

Roberta Maciocci

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