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La prima street artist di Kabul: l’arte come resistenza

«Voglio colorare i brutti ricordi della guerra e se coloro questi brutti ricordi, allora cancello la guerra dalla mente delle persone. Voglio rendere l’Afghanistan famoso per la sua arte, non per la sua guerra». È quanto ha raccontato l’artista in un’intervista ad Art Radar. Si chiama Shamsia Hassani ed è la prima street artist donna di Kabul. Attraverso la sua arte racconta la sofferenza e l’oppressione delle donne afgane, ed in poco tempo le sue opere sono diventate virali. È nata in Iran nel 1988 ed è stata costretta poi ad emigrare con i suoi genitori a causa della guerra. Nel 2005 riesce a tornare nel suo paese di origine ed inizia a studiare arte presso l’università di Kabul, trovando lavoro come prima docente incaricata e seguentemente come professoressa associata di scultura presso la stessa università. Shamsia però scopre la sua vera passione nel 2010, durante un workshop organizzato a Kabul nel quale impara l’arte dei murales e della street art da Chu, un artista del Regno Unito. Immediatamente si appassiona a questa corrente, riuscendo …

Cina e videogames: non è un gioco da ragazzi

Un mercato di circa ottocento milioni di persone, quello dei videogiochi in Cina. Due società, NetEase e Tencent la fanno da padrone, e in ogni caso, qualsiasi compagnia estera che voglia entrare “in gioco”, deve avere un partner cinese. A dispetto dei graditi investimenti e dei grandi numeri, il governo si è spesso occupato del problema della dipendenza da videogames dei ragazzi. Eppure le misure restrittive non riguardano tanto l’utenza quanto i produttori ed i programmatori dei giochi, attraverso una serie di disposizioni anche non scritte ma assimilate e indotte in maniera tutt’altro che subliminale. A partire dalla censura su contenuti sessuali espliciti, violenza e nudo, comprensibile e diffusa, la Cina ha spostato l’attenzione su ben altri argomenti di ben altra natura. L’attenzione agli usi e costumi, ad esempio: i personaggi dei videogiochi cinesi debbono mantenere le tradizioni anche nel vestire, guai a confondere gli abiti della Cina del nord con quella del sud, e ancora: nessun riferimento alle famiglie non tradizionali, all’omosessualità, mentre promossi e ben accetti videogames che celebrino il patriottismo e la …

Mariasilvia Spolato: la pioniera dei diritti LGBT

Era l’8 marzo 1972 quando ventimila donne scesero in piazza a Roma, a Campo de’Fiori (luogo altamente significativo, simbolo dell’Inquisizione che bruciò sul rogo il filosofo Giordano Bruno dopo averlo accusato di eresia). Tra tutte quelle donne ce n’era una in particolare, che portava un cartello con su scritto “liberazione omosessuale”. Quella fotografia fece il giro dei giornali italiani, e quella donna era Mariasilvia Spolato. Perché è così importante ricordare chi è stata? Mariasilvia Spolato, classe 1935, fu professoressa di matematica a Padova. Dopo il trasferimento a Roma diventò una delle pioniere del movimento per i diritti delle persone omosessuali. Nel 1971 fondò il FLO, Fronte di Liberazione Omosessuale, un movimento che in seguito confluì nel Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano (F.U.O.R.I.) fondato da Angelo Pezzana, con il quale fondò la rivista Fuori!. Mariasilvia Spolato fu la prima donna italiana a fare coming out. Quella fotografia, che forse molti di noi hanno già visto e conoscono, insieme al suo coming out furono la causa del suo licenziamento dal lavoro da parte del Ministero dell’Istruzione, con …