La Pianura Padana secondo Marco Belpoliti

Nel suo nuovo libro edito da Einaudi dal titolo “Pianura”, lo scrittore Marco Belpoliti compie un viaggio nella storia politica, sociale e culturale della Pianura Padana. Il risultato è una sorta di diario di viaggio in cui Belpoliti tenta di definire un luogo dalle mille sfumature.  

“Io non ti lascio solo”: la storia di un’amicizia nel nuovo romanzo di Ginaluca Antoni

Questo romanzo, edito da Salani nella collana Le Stanze, è l’esordio per Gianluca Antoni psicologo e psicoterapeuta di Senigallia, già autore di racconti brevi.

Gianluca Antoni

È una storia di amicizia, un romanzo di formazione che racconta l’avventura di due giovani ragazzi ricco di colpi di scena e che non lascia da parte le emozioni.

“L’amicizia è affrontare insieme la paura. Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini diversissimi eppure inseparabili, che decidono di scappare da casa e di avventurarsi tra i boschi, alla ricerca del cane di Filo, perso durante un temporale. Per ritrovarlo si spingono fino alla cascina di Guelfo Tabacci, uno schivo montanaro di cui si mormora che anni prima abbia ucciso suo figlio. Così, l’ingenuità della loro fuga lascia il posto ai terribili segreti del mondo degli adulti. Molto tempo dopo, nella cantina di quello stesso casolare vengono ritrovati due diari. Sono stati proprio i due amici a scriverli, consegnando a quelle pagine ingiallite la soluzione del mistero e il racconto, insieme crudo e poetico, di un’estate destinata a cambiare per sempre le loro vite.”

Un viaggio, un’avventura, il racconto di un’amicizia e lo scontro tra generazioni, ma anche la perdita dell’innocenza. Io non ti lascio solo è tutto questo, e mescola il romanzo di formazione con il giallo.

Con una prosa raccontata in prima persona, Antoni svela il mondo visto dagli occhi di un bambino affrontando tematiche che rimangono ancora oggi di un’attualità incredibile, e che riescono ad arrivare alla mente e al cuore di tutti.

Io non ti lascio solo ha già conquistato pubblico e critica vincendo il torneo letterario Io scrittore, il premio Romics e l’Holmes Awards.

Il libro ha già venduto i diritti cinematografici, così ben presto ci si aspetterà di vedere un film basato su questo romanzo.

Credit: Gianluca Antoni; Il Giornale

Chiara Volponi

L’ipermoralismo secondo il giornalista tedesco Alexander Grau

“Hypermoral” e “Kulturpessimismus” sono libri nel quale il giornalista e scrittore tedesco Alexander Grau esprime il suo pensiero in merito all’idea che il popolo tedesco, ma non solo, sia affetto da ipermoralismo, ormai talmente preponderante da essere diventato un’ideologia a sé. 

Il disegno dello scultore: Henry Moore al Museo Novecento

È così che dopo quasi cinquant’anni dalla memorabile mostra a Forte Belvedere del 1972 torna Henry Moore a Firenze, con un’esposizione al Museo del Novecento: Henry Moore. Il disegno dello scultore. Inaugurata il 18 gennaio 2021, la mostra sembra quasi una reazione, una spinta positiva contro la prolungata chiusura degli spazi dedicati all’arte. È il sintomo che l’arte non è disposta a restare in silenzio, e ce lo ricorda Henry Moore con la sua mostra, curata da Sebastiano Barassi, Head of Henry Moore Collections and Exhibitions e Sergio Risaliti, Direttore artistico del Museo Novecento.

La mostra ospita una selezione di disegni dell’artista inglese insieme a grafiche e sculture.

Henry Moore. Il disegno dello scultore vuole essere un dono alla città che ha sofferto una crisi pandemica drammatica e che sta uscendo a fatica ma con coraggio e orgoglio da questa situazione così difficile. La presenza in questo momento storico delle opere di Henry Moore a Firenze è anche un richiamo alla forza dell’arte nelle massime difficoltà umane e sociali” è ciò che ha detto Sergio Risaliti.

L’arte come forza e propulsione necessaria all’uomo per andare avanti, per superare le difficoltà. È questa la voce che è stata data a Henry Moore nello spazio del Museo del Novecento, che ha voluto ricordare l’artista non solo come scultore, ma anche come disegnatore. Un connubio, quello fra scultura e disegno, estremamente importante per Moore, come lui stesso ha affermato: “’L’osservazione della natura è decisiva nella vita dell’artista. Grazie a essa anche lo scultore arricchisce la propria conoscenza della forma, trova nutrimento per la propria ispirazione e mantiene la freschezza di visione, evitando di cristallizzarsi nella ripetizione di formule”. Il disegno diventa il tramite per osservare la natura.

Lo scopo principale dei miei disegni è di aiutarmi a scolpire. Il disegno è infatti un mezzo per generare idee per la scultura, per estrarre da sé l’idea iniziale, per organizzare le idee e per provare a svilupparle…Mi servo del disegno anche come metodo di studio e osservazione della natura (studi di nudo, di conchiglie, di ossi e altro). Mi accade anche, a volte, di disegnare per il puro piacere di farlo”, ha dichiarato Moore.

La città di Firenze, così importante per lo scultore, accoglie nuovamente le sue opere. Moore, infatti nasce nello Yorkshire nel 1898, ma compie il suo primo viaggio a Firenze nel 1925 e fu subito colpito dai maestri Giotto, Masaccio, Donatello, Michelangelo. È dai maestri del passato che Moore sviluppa poi l’interesse per gli artisti del suo Novecento, in particolare Brancusi e Picasso.

L’amore per la Toscana portò Moore in Versilia per lavorare con i marmisti locali. Nel 1957 giunse per la prima volta a Forte dei Marmi per produrre una scultura commissionata dall’Unesco di Parigi.
Questa esperienza portò Moore ad abbandonare il bronzo per il marmo, che divenne il suo materiale prediletto.
Un grande legame con la Toscana e con la sua arte che viene celebrato nuovamente nella cornice di Firenze.

L’esposizione segue le fasi dell’artista, i suoi diversi periodi della carriera: il paesaggio roccioso, lo studio sulla natura e la forma umana, le forme primordiali sino all’imponente cranio di elefante, situato nella sala al piano terra, oggetto di studio sul quale Moore ha realizzato una serie di incisioni.

La mostra sarà disponibile fino al 18 luglio.

Credit: Linkiesta; Museo Novecento

Chiara Volponi

Anche l’Italia ebbe la sua Hollywood

Ci fu un tempo, tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, in cui tutti i riflettori puntavano sugli stabilimenti Pisorno, studi cinematografici più importanti d’Italia, più di Cinecittà. Costruiti durante il fascismo, ospitarono alcuni tra i più importanti attori e registi dell’epoca.  

Bergman: l’altro lato del regista – Tre autobiografie che raccontano la sua vita

Ingmar Bergman. Solo il nome basta per richiamare alla memoria di tutti alcuni dei più grandi capolavori della storia del cinema: Il settimo sigillo (1957); Il posto delle fragole (1957); Persona (1966) e moltissimi altri…

Ma prima di essere un regista, Bergman nacque come scrittore, ed in particolare come scrittore teatrale.

La sua produzione iniziale conta ben 12 drammi teatrali.

La scrittura fin dall’inizio ha segnato per Bergman un punto cardine nel suo lavoro come regista. Scrittura come mezzo per esorcizzare il rigore della sua vita, ed in particolare la durezza della sua infanzia dovuta all’educazione del padre, Erik, pastore luterano che impartiva al giovane Ingmar, a suo fratello maggiore e sua sorella minore degli insegnamenti molto severi, dettati da un rigore assoluto.

Il padre di Ingmar Bergman, Erik Bergman.

Nati di domenica (1993), Con le migliori intenzioni (1994), Conversazioni private (1996) sono tre libri scritti da Bergman dopo che aveva abbandonato la carriera di regista per dedicarsi a quella di scrittura, teatrale e non. Editi da Garzanti, questi tre libri sono uniti da un filo rosso che è quello autobiografico della vita di Bergman.

Tre romanzi, una sola tematica, quella della famiglia. Per ciascuno di questi libri Bergman segmenta e scardina la sua vita privata e quella dei suoi genitori, portando alla luce sentimenti, ricordi, passioni, dolore e trasformando i ricordi privati di una singola persona in argomenti universali.

Nati di domenica (titolo originale: Söndagsbarn; Garzanti, 1993, collana I Coriandoli, trad. Carmen Giorgetti Cima) è un libro autobiografico che racconta l’infanzia di Bergman. Ma all’interno del racconto della sua vita, delle sue origini, confluiscono un insieme di principi che rendono la storia importante non soltanto per Bergman stesso, ma per tutti. Il regista infatti riesce, attraverso l’abilità della sua scrittura, a rendere un racconto privato, come la sua vita, denso di valori che non sono soltanto quelli personali dell’autore, ma hanno un’apertura molto più vasta e riescono a parlare al lettore, rivelando non soltanto dei meri fatti sulla sua vita privata, ma rispondono anche a domande che sono frequenti all’interno del lavoro di Bergman: la divisione fra realtà ed immaginazione, l’importanza dell’infanzia nella vita complessiva di una persona, la comprensione del mistero della vita e della morte.

Fondamentale qui è il rapporto che il giovane Pu – vezzeggiativo che viene usato per chiamare il giovane Bergman, proprio come erano soliti chiamarlo i suoi familiari – ha con il padre, rigoroso pastore protestante luterano. Il libro si snoda attorno al legame che si forma durante la gita che Pu compie con il padre nel piccolo paese di Grånäs, dove Erik Bergman è stato invitato a recitare la messa domenicale.
Il libro prende il nome da una leggenda nordica che la domestica di Pu gli racconta il giorno prima della partenza con il padre: le persone nate di domenica nel giorno della festa della Trasfigurazione di Cristo – che è proprio il giorno della partenza con il padre – se si recano all’alba sul luogo di una persona che si è tolta la vita, possono apprendere molti segreti sul mistero della morte e della vita.
E così prosegue il racconto, colto dagli occhi sensibili del piccolo protagonista, che è il filtro stesso degli occhi del lettore, capace di cogliere il significato di ogni singola azione nel racconto, la quale, grazie alla scrittura di Bergman, si riempie di significato.

Con le migliori intenzioni (Den goda viljan, traduzione di Carmen Giorgetti Cima, Garzanti, 1994) può essere definito un romanzo storico che Bergman ha realizzato raccogliendo alcuni album fotografici nei quali si raccontava la storia dei suoi genitori e dei suoi avi. Il libro diventa un romanzo quasi epico sulla Svezia del periodo, nel quale si racconta la passione dei due genitori dello scrittore, Henrik e Anna. Lo stile fortemente sceneggiativo del romanzo ha permesso che Con le migliori intenzioni diventasse un film, nel 1992, diretto da Bille August, allievo di Bergman.

Conversazioni private (Enskilda samtal) è il racconto di un adulterio, quello di Anna, madre di Ingmar, che tradisce il marito Henrik (il nome del padre di Bergman nel romanzo) con Tomas, un giovane studente di teologia. L’amore per Tomas risveglierà in Anna la passione che si era ormai assopita con il matrimonio. Cinque sono le conversazioni private che Anna svolge con la madre, col marito, con l’amante, con il confessore e con l’amica. Ma prima di tutto sono conversazioni con sé stessa. Un dramma diviso in cinque atti che rovesceranno la stabilità di un rapporto. Anche questo libro ha dato alla vita l’omonimo film, diretto da Liv Ullmann, presentato nella sezione Un Certain Regard al 50º Festival di Cannes.

Chiara Volponi

Giovanni Battista Cerruti, il Colonnello Kurtz italiano

Esploratore, scrittore, re dei cacciatori di teste. Giovanni Battista Cerruti fu questo e molto altro ancora. Nato in provincia di Savona, sin da piccolo subì il fascino dell’esplorazione e il bisogno di conoscere realtà diverse dalla sua, divenendo in seguito una probabile fonte d’ispirazione per Joseph Conrad e il suo romanzo “Cuore di Tenebra”.