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A Bologna apre la stanza dell’orgasmo

Ebbene sì, non è il solito titolo clickbait. Dal 1 settembre a Bologna, all’interno di Serra Madre, la nuova area dei Giardini Margherita, ha aperto Orgasmatron Redux.

Si tratta di un’installazione dell’artista dallo pseudonimo di Norma Jeane ed è un dispositivo di stimolazione della sessualità attraverso una serie di tecniche diverse. La cabina è stata realizzata in collaborazione con con la non-profit Kilowatt e MAMbo. Lorenzo Balbi, curatore e direttore del museo ha definito l’opera come «una cabina che si rifà ai progetti di Wilhelm Reich. Ma unisce alla stimolazione sessuale generata da sostanze e materiali (lana di pecora e lana di ferro i due materiali principe) anche quella sonora».

Ma come funziona questo Orgasmatron Redux?
All’interno della stanzetta di legno e metallo, in cui si può entrare uno alla volta per massimo 15 minuti causa Covid, c’è una panchina immersa in una calda luce rossa, un primo step per entrare nell’ottica della stimolazione. Qui sono diffuse copuline, androstenolo e androstenone, feromoni maschili e femminili prodotti nel corpo umano, che tra suggestione e pseudoscienza dovrebbero indurre uno stato di eccitazione sessuale. Grazie a delle cuffie, visitatori e visitatrici ricevono poi degli stimoli sonori, le cui frequenze combinate dovrebbero stimolare nel cervello la produzione di Beta-endorfine. Le teorie orgoniche di Wilhelm Reich e quelle binaurali sottese all’esperimento artistico di Norma Jeane (pseudonimo scelto dal/dalla losangelina classe 1962 dal vero nome di Marylin Monroe) non sono mai state dimostrate, ma nemmeno completamente smentite – un confine ambiguo che è anche un effetto placebo dalle ampie possibilità.

Diamo una collocazione storica all’opera:
Christopher Turner, antropologo e collaboratore di riviste, nel 2011 pubblicò Adventures in the Orgasmatron: How the Sexual Revolution Came to America, in cui descrive il percorso professionale di  Wilhelm Reich, psicoanalista di fama mondiale e braccio destro di Freud. Reich sviluppò una serie di teorie che individuavano in una radiazione di fondo, da lui denominata “energia orgonica”, la matrice universale della vita biologica, a seguito della quale iniziò a creare una serie di strumenti terapeutici per curare disturbi e malattie. Uno di questi era l’accumulatore orgonico, una scatola con pareti in legno e rivestita di lana contenente energia “orgonica” (cioè sessuale, poiché il termine deriva dalla parola “orgasmo”) che avrebbe colmato le carenze di coloro che vi sarebbero entrati e rimasti per almeno 15 minuti, ripristinando quindi la carenza di libido.

La provocazione di Norma Jeane è quella della sublimazione dei sensi tramite la fruizione dell’arte, e forse anche quella di far provocare delle emozioni a chi solitamente non ne prova di fronte ad una qualsivoglia espressione artistica.

Credit: Artribune, DesignFanpage

Chiara Volponi

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