Cinema, News
Leave a Comment

Fitzcarraldo: il folle meta-viaggio di Herzog

“Se io abbandonassi questo progetto sarei un uomo senza sogni, e non voglio vivere in quel modo. Vivo o muoio con questo progetto”. (Cit. Werner Herzog)

Nato a Sachrang il 5 settembre 1942, Werner Stipetic (in arte Herzog) è uno dei più grandi cineasti di sempre. Massimo esponente del Nuovo Cinema Tedesco, Herzog ha saputo tradurre in immagini la follia e la tragicità dell’esistenza umana. Schierandosi dalla parte dei “vinti”, il filmmaker bavarese non si è mai tirato indietro, come la volta in cui viaggiò a piedi da Monaco a Parigi per fare visita all’amica Lotte H. Eisner, collaboratrice della Cinémathèque française e madrina del Neuer Deutscher Film.

Fitzcarraldo, una scena tratta dal film

Personalità illuminata e sensibile, Herzog si è spesso lanciato con grande determinazione in imprese titaniche, persino a costo della propria vita. A tal proposito spicca il cult cinematografico Fitzcarraldo.

Definita come il delirio di un folle, o il sogno di un visionario, la pellicola è sicuramente stata l’opera più impegnativa mai realizzata da Herzog, e forse da qualsiasi altro regista vivente.

Klaus Kinski in una scena del film

Una profonda metafora sulla condizione umana e sulla crudele predestinazione che l’ostile natura sembra averci riservato. In bilico costante tra fiction e documentario, il film segue il bizzarro desiderio di Jose Fermin Fitzcarraldo di costruire un teatro d’opera nella giungla. Per la creazione del personaggio, ma non solo, Herzog s’ispirò a Carlos Fermín Fitzcarrald, barone irlandese-peruviano del caucciù realmente esistito, che aveva smantellato e ricomposto una barca grazie all’aiuto delle tribù indigene, per attraversare via terra un tratto impraticabile via fiume.

Werner Herzog sul set di Fitxcarraldo

Le genesi e relativa produzione di Fitzcarraldo è cosa ormai nota, al punto da essere entrata di diritto nella leggenda. All’epoca Herzog definì il suo film come un lungometraggio e al contempo un documentario sulla sua stessa realizzazione.
Tra rinvii e ritardi dovuti all’opposizione di svariati gruppi politici, due incidenti aerei, un brutale attacco della tribù Amahuaca, interventi chirurgici d’emergenza con Herzog in veste d’assistente, una delegazione d’indigeni che si offrì d’uccidere Kinski, e un numero indistinto di persone gravemente ferite, annegate o disperse, le riprese di Fitzcarraldo durarono circa due anni.

Herzog e Kinski a confronto

Un’opera meta-filmica sul conflittuale rapporto tra Apollineo e Dionisiaco, girata senza l’utilizzo di modellini o effetti speciali, in nome di una veridicità spirituale. Ecco che come spesso accade nella vita e nelle opere di Herzog, il gesto e l’azione acquisiscono un valore quasi sciamanico. La narrazione si tinge così di elementi pseudo-onirici evolvendo progressivamente in una fiaba utopistica sul senso della vita e il potere dei sogni.


Niccolò Ratto

Rispondi