Books, News
Leave a Comment

Gli Esposito di Pino Imperatore: da camorra a cazzimma il passo è breve

In questo periodo dell’anno, anzi già da settimane, pullulano consigli più o meno interessanti su letture da ombrellone, da godersi durante le vacanze, più genericamente.

La maggior parte dei libri sono legati alle correnti, non marittime, delle mode contemporanee, ad autori “meteora”, altri lasciano il segno. Sono passati nove anni dal primo episodio, Benvenuti in casa Esposito, della saga su un’ipotetica famiglia improbabilmente camorrista, firmata dallo scrittore e giornalista Pino Imperatore. Ed è proprio il caso di dire: come passa il tempo quando ci si diverte. L’esilarante e raffinatamente arguto libro ha visto nascere poi due puntate successive delle avventure, Bentornati in casa Esposito e Tutti matti per gli Esposito. Del primo libro è in uscita anche il film. In breve, alcuni accenni ai personaggi e alle vicende narrate: Tonino Esposito, è “figlio d’arte”, ma non l’ha sicuramente e forse, fortunatamente, messa da parte. Suo padre Gennaro era un temuto capo camorra del rione Sanità, lui neanche lontanamente un guappo ‘e cartone.

Imbranato, d’animo buono, ce la mette tutta per mantenersi un incarico da bravo manzoniano di Don Pietro, giovane malavitoso che ha preso il posto del padre. Eppure, in confronto, Fracchia è veramente una belva umana. Prova a fare il riscossore del pizzo dei negozi ma non anticipiamo cosa riesce a combinare a suo sfavore; è talmente agitato da avere degli incubi improbabili e tutt’altro che spaventosi se non per lui, spassosissimi al contrario per i lettori. Contorniato dalla sua famiglia, una figlia adolescente tutta d’un pezzo che vorrebbe redimerlo, un figlio più piccolo obeso, suoceri e madre vedova, una moglie “ciaciona” e persino un iguana (che poi diventeranno due, come le pizze di Totò scrivano) e un coniglietto, Tonino si barcamena disastrosamente nell’ambiente della malavita. Dati i disastri a catena che combina, forse farebbe meglio a non muovere un dito e tirarsene fuori. Invece no, e qui scatta l’ironia, o la partenopea cazzimma, seppur mitigata, che gli riserva il suo creatore: sembra proprio che quei soldi disonesti se li voglia guadagnare onestamente, nel senso che non ci sta a rimanere con le mani in mano. I tre libri meritano attenzione e sono frutto di un umorismo innato, pungente, nonché ereditato meritatamente da tutta la tradizione tragicomica napoletana. Leggendoli ci si ritrova a ridere da soli. Se si viene presi per pazzi, pazienza: Tutti matti, ma è per gli Esposito.

Roberta Maciocci

Rispondi