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5 esempi di character development nelle serie TV

Cosa rende una serie avvincente? Qual è l’elemento che ci tiene incollati allo schermo fino all’ultimo episodio dell’ultima stagione? I personaggi sono sicuramente una delle componenti più importanti della narrazione seriale. Infatti, in un contesto narrativo che si allunga nel tempo è importante mantenere la dinamicità non soltanto nella storia in sé, ma anche – e soprattutto – nella conduzione dei personaggi e nelle loro storie. L’elemento che più di tutti è capace di farci affezionare ad una serie sono i personaggi, proprio perché nel corso delle stagioni lo spettatore ha tutto il tempo di “crescere” insieme a loro, di capirli, di stargli vicino e di instaurare un rapporto affettivo. Ed è proprio il corretto sviluppo di un personaggio la chiave per far apprezzare una serie.

Ecco quindi cinque esempi di character development nelle serie tv. La classifica non è in ordine di importanza, ma ha il solo scopo di illustrare alcuni esempi di archi narrativi di personaggi ben costruiti.

ATTENZIONE! Sono presenti spoiler.

WALTER WHITE – BREAKING BAD

Uno degli archi narrativi meglio sviluppati è quello di Walter White in Breaking Bad. Vince Gilligan ha saputo donare a questo personaggio una profondità ed uno sviluppo magistrale ed in continuo mutamento nel corso delle stagioni. Walter White inizia il suo percorso come un everyman, un comunissimo professore di chimica un po’ remissivo che scopre di avere il cancro, e si improvvisa produttore di anfetamine. La straordinarietà di questo sviluppo narrativo consiste nella naturalezza della trasformazione del personaggio. White – magistralmente interpretato da Brian Cranston – passa a poco a poco dall’essere un timido professore all’antieroe tragico, spietato e crudele che conosciamo come Heisenberg, il tutto con una naturalezza e con una scrittura che non fa mai sembrare esagerato il personaggio. E ciò che lo rende ancora più credibile è il fatto che tutte le nefandezze che compie durante la su avventura, da un punto di vista di analisi del personaggio, spesso hanno come conseguenza dei giganteschi sensi di colpa, che rendono la costruzione del di White ancora più credibile; da un punto di vista spettatoriale invece, si ha allo stesso tempo un rapporto di amore/odio per il protagonista.

SANSA STARK – GAME OF THRONES

Se provassimo a prendere in considerazione soltanto la prima e l’ultima stagione di Game of Thrones e ci soffermassimo sul Sansa Stark, ci troveremmo di fronte a due personaggi completamente diversi. Perché è proprio così. Sansa, interpretata da Sophie Turner, passa dall’essere una giovane ragazzina viziata, ingenua ed altezzosa, ad una spietata ed oscura regina del Nord. Siamo onesti, la giovane Stark ne ha passate talmente tante durante tutte le stagioni di Game of Thrones che sarebbe stato impossibile non vederla cambiata. Ma la sua particolarità risiede nel fatto che questo personaggio è come una spugna, impara ed assimila strategie, modi di comportamento, da molti personaggi con i quali viene a contatto, anche suo malgrado. Così, se all’inizio si dimostra come un personaggio passivo, remissivo, ed in continua balia degli eventi, verso la fine Sansa inizia finalmente a prendere in mano le redini della sua vita, ma soprattutto della famiglia Stark.

PEGGY OLSON – MAD MEN

Molti archi narrativi possono diventare dei veri e propri esempi, ed è il caso di Peggy Olson in Mad Men. Quando la vediamo per la prima volta, Peggy è una giovane donna insicura, introversa e un po’ goffa che inizia il suo nuovo lavoro come segretaria di Don Draper alla Sterling Cooper. Viene presa in giro per il suo aspetto e fin da subito si dimostra innocente, ma allo stesso tempo sembra avere del potenziale. Impara in fretta e molto presto viene promossa come copywriter. Nella seconda stagione subisce una grande trasformazione e a poco a poco la sua carriera prende il volo, portandola a ricoprire il ruolo che prima era stato del suo capo. Considerato il periodo storico in cui la serie è ambientata, l’arco narrativo di Peggy Olson – interpretata da Elizabeth Moss – risulta ancora più forte e determinante, perché è una donna che acquisisce la sua emancipazione lavorativa in mezzo ad una maggioranza di uomini.

BEN LINUS – LOST

Spesso in Lost gli archi narrativi dei personaggi passano in secondo piano per i forti elementi di mistero e sci-fi presenti nella serie, che spesso prendono il sopravvento. Ma probabilmente il miglior character developement è quello di Ben Linus, interpretato da Michael Emerson. Questo personaggio è il maestro della manipolazione e dei giochetti mentali, disposto a tutto pur di ottenere quello che vuole. Iniziamo a vedere un altro suo lato nel momento in cui si unisce ai sopravvissuti: le profonde insicurezze che lo muovono. La sua sorte lo condurrà a passare da burattinaio a burattino.

RUTH FISHER – SIX FEET UNDER

La brillante serie di Alan Ball accoglie molti personaggi affascinanti che passano tutti attraverso innumerevoli traumi. Questo, insieme al fatto che la famiglia Fisher gestisce un’impresa di pompe funebri a Los Angeles, rende la serie dark, depressiva ma allo stesso tempo, e forse anche proprio per queste due caratteristiche, estremamente avvincente. A causa di questi eventi traumatici tutti i personaggi subiscono un percorso particolare, e alla fine li riscopriamo diversi.  Ma probabilmente la trasformazione più grande e più intrigante è quella di Ruth Fisher, interpretata da Frances Conroy. Madre di Nate, Davi e Claire, Ruth diventa vedova a partire dal primo episodio. Inizialmente Ruth è una madre intrappolata nel suo ruolo materno. Combatte contro le sue emozioni ed è infelice della vita che sta vivendo, piena di risentimento per sua sorella, che al contrario di Ruth è uno spirito libero. Ma presto trova la sua voce e inizia a vivere, e questo è dovuto in gran parte alla al rapporto che Ruth instaura con Claire. È un percorso narrativo toccante e magistralmente interpretato dalla Conroy.

Credit: Hall of Series; Goliath; Inlander

Chiara Volponi

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