Il curriculum dello studente, Montanari e la maturità “paleoliberista”

Lo storico dell’arte Tomaso Montanari ha espresso il suo dissenso nei confronti della norma di legge 107/2015 attuata dal ministro dell’istruzione Bianchi, concentrandosi in particolare sull’articolo 30 nel quale si fa presente che «Nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado, nello svolgimento dei colloqui la commissione d’esame tiene conto del curriculum dello studente».

Montanari ha definito questa norma di legge come «una delle decisioni che chiariscono meglio la natura di questo governo: un gabinetto paleoliberista di destra guidato dalle idee di Giavazzi e dell’Istituto Bruno Leoni».

Ma andiamo con ordine, la norma di legge stabilisce quanto segue:

«Le scuole secondarie di secondo grado introducono insegnamenti opzionali nel secondo biennio e nell’ultimo anno anche utilizzando la quota di autonomia e gli spazi di flessibilità. Tali insegnamenti, attivati nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente e dei posti di organico dell’autonomia assegnati sulla base dei piani triennali dell’offerta formativa, sono parte del percorso dello studente e sono inseriti nel curriculum dello studente, che ne individua il profilo associandolo a un’identità digitale e raccoglie tutti i dati utili anche ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo del lavoro, relativi al percorso degli studi, alle competenze acquisite, alle eventuali scelte degli insegnamenti opzionali, alle esperienze formative anche in alternanza scuola-lavoro e alle attività culturali, artistiche, di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extrascolastico».

Questo significa che durante il percorso scolastico nella scuola secondaria di secondo grado, saranno presi in considerazione non soltanto i voti e le performance scolastiche dello studente, ma anche tutta una serie di attività secondarie, alcune messe in atto dallo stesso sistema scolastico, altre maturate come esperienza dallo studente in ambito extrascolastico. L’insieme di queste esperienze sarà registrato all’interno del curriculum dello studente ed associato alla sua identità digitale, al fine di un inserimento nel mondo del lavoro più efficace.

Secondo Montanari il curriculum dello studente «mette tra parentesi il diploma a cui è allegato» con le relative materie e i voti, ponendo quindi l’accento sulle attività extrascolastiche (“soggiorni all’estero, viaggi, sport, corsi di lingua, di teatro, di fotografia, di danza, di informatica, di musica…”) che «certificheranno solo una cosa: la ricchezza e la povertà delle rispettive famiglie. Dalla scuola in grembiule, solennemente egualitaria, siamo passati a un’esibizione della ricchezza autorizzata, anzi sollecitata, dal superiore ministero».

Il commento di Montanari pone in luce il problema di tutti i genitori degli studenti che non sono in grado di permettersi corsi extrascolastici di lingua, informatici etc., e che quindi si troverebbero penalizzati all’interno del curriculum. Il problema starebbe quindi nella disparità che questo trattamento comporterebbe.

Dunque, sebbene il regolamento reciti che la commissione di esame prende in considerazione il curriculum dello studente, c’è da tener conto del fatto che a prescindere dal curriculum, ciò che è fondamentale in sede di esame è prima di tutto la preparazione dello studente, mentre il curriculum è da considerarsi semplicemente come un’aggiunta alla performance dello studente. Tutte le attività extrascolastiche sono da considerarsi più che come un atto di disparità, come un’opportunità. Tenuto conto di questo, si potrebbe considerare il fatto che le disuguaglianze esposte da Montanari esistono già al di fuori delle scuole superiori: è ben noto che tutti coloro che non possono permettersi di pagare rette universitarie, master, corsi di formazione etc. si trovano già in una posizione di svantaggio rispetto a colo che possono permettersi quanto appena elencato. Pertanto la domanda – che è forse più una provocazione – è la seguente: è forse necessario tenere di conto di attività extrascolastiche al fine di essere inserite in un curriculum digitale già a partire dalle scuole superiori?

Credtis: Linkiesta Tuttoscuola

Chiara Volponi

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