LUPIN, LA SERIE NETFLIX “MULTITASKING”

Soddisfare le istanze di diversità, giustificare per così dire le azioni truffaldine di un personaggio, quello di Lupin, amatissimo dal pubblico, e calarlo nei giorni nostri: ecco alcuni dei punti di forza della serie Netflix LUPIN.

Protagonista l’attore di colore Omar Sy, questo Lupin 2.0 prende il nome di Assane Diop, di origini senegalesi. Ha ereditato una fortuna e vuole vendicare l’ingiustizia perpetuata ai danni del padre, che si è suicidato per esser stato imprigionato ingiustamente. Le due esigenze indicate nell’introduzione sono già sufficientemente soddisfatte. Assene/Lupin è diverso per aspetto dal suo predecessore creato nel 1905 da Maurice Leblanc e da quello rappresentato nella fortunatissima serie di telefilm degli anni ’70. Non è un lestofante, vuole riparare a un torto, ha complici fidati come il suo predecessore televisivo, e rappresenta la società multietnica della quale facciamo parte nella contemporaneità.

Ma c’è qualcosa in più: Assane ha sempre un asso nella manica, i suoi progetti vanno a buon fine e non certo in base alla logica del tutto è bene ciò che finisce bene nella finzione. La costruzione degli episodi dove, subito dopo avvenuta un’azione viene ricostruita e mostrata per essere spiegata, sottolinea che il novello ladro gentiluomo non è un improvvisatore, bensì un pianificatore scrupoloso. La struttura è simile a quella delle avventure di Sherlock Holmes interpretate al cinema da Robert Downey Jr. O anche quella di quel capolavoro che è The Prestige di Christopher Nolan, nel quale venivano illustrati a posteriori i trucchi di magia. Ancora una volta, Lupin è sinonimo di strategia, e continua a piacere nella sua evoluzione al passo coi tempi.

Roberta Maciocci

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