Let the Sun Beheaded Be: le fotografie di Gregory Halpern raccontano passato e presente dell’ex-colonia Guadalupa

Gregory Halpern, fotografo statunitense, membro della Magum Photos, nel 2019 si è recato a Guadalupa, isola delle Antille, arcipelago dei Caraibi. L’isola è un’ex colonia francese e oggi è un dipartimento d’oltremare della Francia dal 1946; la schiavitù fu abolita nel 1848.

È qui che ha creato Let the Sun Beheaded Be. Il titolo fa riferimento al libro del 1948 di Aimé Césaire, un poeta della Martinica che evoca il surreale come lente attraverso la quale contemplare e filtrare la migrazione forzata ed il passato violento che ha plasmato le isole dei Caraibi.

Ero curioso di conoscere i luoghi che esistevano oltre le mete turistiche, e al tempo stesso esplorare il rapporto tra colonialismo e turismo”.

È proprio il contrasto tra la bellezza di queste isole caraibiche da sogno ed il loro terribile passato coloniale che ha spinto Halpern ad intraprendere il lavoro fotografico su questo territorio.

Proprio come Césaire, Halpern si cimenta con questa storia attraverso la fotografia veicolando la sua esperienza sull’isola tramite la raffigurazione di dettagli poetici e viscerali che hanno catturato la sua attenzione nel corso del suo lavoro in Guadalupa.

Dal suo lavoro è nato infatti un libro, pubblicato da Aperture, con un testo introduttivo scritto dal curatore Clément Chéroux. Le foto di Halpern sono state realizzate nell’ambito del programma Immersion, una commissione francoamericana che sostiene la fotografia contemporanea.

Let the Sun Beheaded Be, copertina.

Halpern si focalizza sul territorio e sulle sue cicatrici, rendendolo il soggetto principale. Nelle sue fotografie mescola vita e morte, natura e cultura, insieme alla bellezza e decadenza attraverso enigmatiche immagini a colori dei residenti di Guadalupa e dei paesaggi lussureggianti, così come raffigura i monumenti collegati alle brutalità coloniali del passato.

Pur raffigurando la realtà e la brutalità del passato che, nonostante tutto, emerge nel presente, le immagini di Halpern sembrano avvolte da un alone favolesco, che le rende dolorose e magnetiche allo stesso tempo.

Chiara Volponi

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