A cento anni dalla nascita il ricordo di Leonardo Sciascia

L’8 gennaio 1921 nasceva a Racalmuto, in provincia di Agrigento, Leonardo Sciascia. Scrittore dalla carriera letteraria ampia e variegata, giornalista, animato da un forte impegno civile e politico, viene ancora ricordato come una delle voci più autorevoli del panorama culturale contemporaneo.  

Ricordare, a cento anni dalla nascita, una personalità autorevole e poliedrica quale fu Leonardo Sciascia dovrebbe, se non essere un dovere, un piacere. Nato in una terra dal tessuto sociale ormai malato dall’incombenza della mafia, lo scrittore siciliano decise di  combatterla per tutta la sua carriera letteraria, esprimendo così l’amore-odio per la Sicilia.  

Nato a Racalmuto, nell’agrigentino, in tenera età affiora la sua passione per la storia e la scrittura. Nel 1935 si trasferisce a Caltanissetta con la famiglia e frequentando le superiori avrà come maestro Vitaliano Brancati, grazie al quale scoprirà gli illuministi e la letteratura americana. Successivamente diverrà maestro presso una scuola elementare del suo paese e pubblicherà le sue prime raccolte. Nel 1956 esce il suo primo libro di rilievo, Le parrocchie di Regalpetra, a cui segue la raccolta Gli zii di Sicilia formato dai racconti La zia d’AmericaIl quarantotto e La morte di Stalin. Il suo schieramento contro la mafia diverrà palese con il romanzo del 1961 Il giorno della civetta, in cui riversa per la prima volta il suo impegno politico e civile e che gli darà la maggior parte della sua celebrità.  Da questo romanzo Damiano Damiani trarrà il film omonimo.

Scena tratta dal film Il giorno della civetta di Damiano Damiani (1968)

Seguono Il consiglio d’Egitto (1963), A ciascuno il suo (1966) da cui Elio Petri trarrà il film omonimo e Morte dell’inquisitore (1967). Nel 1970 va in pensione e nelle sue opere si fa sempre più forte in lui la propensione di inserire la denuncia sociale narrando fatti di cronaca nera a lui contemporanei: nascono gli Atti relativi alla morte di Raymond Roussel (1971), I pugnalatori (1976) e L’affaire Moro (1978). Nel 1974 esce Todo Modo, da cui sempre Petri trarrà un film e che lo scrittore definì << un libro che parla di cattolici che fanno politica>> e comincerà la sua carriera politica prima a livello cittadino, poi nazionale occupandosi quasi esclusivamente dei lavori della commissione d’inchiesta sul rapimento Moro. Abbandonerà la politica a causa di contrasti con il PCI di Berlinguer, non rinunciando però a dire la propria sulle vicende politico-giudiziarie italiane, in particolare riguardanti la mafia.  

Fece scandalo il suo articolo, uscito il 10 gennaio 1987, per il Corriere della Sera dal titolo “I professionisti dell’antimafia”. In esso parlava del rapporto tra politica, popolarità e lotta alla mafia ricollegandosi al suo romanzo Il giorno della civetta, traendo la morale che combattere l’antimafia portava ad un avanzamento di carriera con ampio consenso di pubblico e prestigio personale da poter spendere in qualsiasi modo. Prese di mira anche Paolo Borsellino, pedina inconsapevole di questa vicenda, tuttavia non era la sua persona la vittima dell’attacco, quanto il sistema che utilizzava l’antimafia per interessi personali. Per aver processato chi si occupava di antimafia venne, paradossalmente, chiamato mafioso. 

Paolo Borsellino e Leonardo Sciascia

Grazie al suo eclettismo, la spregiudicatezza e la lungimiranza che ebbe nel sollevare il polverone sulla mafia in Sicilia, Sciascia rimane un autore da (ri)leggere e (ri)scoprire perché, abbandonate le polemiche, resta immutato il fascino di una delle figure più importanti del Novecento italiano.

Tiziana Panettieri  

Rispondi