The Harry Smith B-Sides, alla riscoperta dell’America

Dopo il successo di Goodbye, Babylon, la rinomata etichetta discografica Dust-to-Digital propone per la prima volta l’esclusivo The Harry Smith B-Sides. Un cofanetto contenente quattro cd di brani non inclusi dallo stesso Harry Smith nella sua celebre Anthology of American Folk Music.

Per chi non conoscesse la leggendaria figura di Harry Everett Smith (1923 – 1991), vi basti sapere che si è trattata di una personalità unica, folle e anticonformista.
Molti lo consideravano un cialtrone, altri una specie di guru, alcuni semplicemente un bugiardo. Ma per i più era un genio irascibile affetto da seri problemi di vista e da una relazione stabile con l’alcol, le droghe e il cinema.

A seconda di chi glielo chiedesse, Harry affermava di essere il figlio perduto della granduchessa Anastasia Nikolaevna, figlia dell’ultimo zar russo scampato all’assassinio durante la rivoluzione russa, oppure un orfano abbandonato dall’occultista britannico Aleister Crowley.  
In realtà nacque a Portland nel 1923 da una coppia di teosofi praticanti. Sin da piccolo dimostrò di avere grandi capacità intellettuali, ma anche un pessimo carattere. Ossessionato dal caos del processo creativo e da un’assoluta fascinazione per ogni forma d’arte, Harry è stato un visual artist particolarmente apprezzato per il forte sperimentalismo, e una figura cardine nella scena della Beat Generation americana. Grazie alle sue opere, ma anche all’uso di sostanze stupefacenti, abbinate a un profondo interesse per la spiritualità esoterica, Harry finì inconsapevolmente per anticipare persino diversi aspetti del movimento hippie.

Pittore, regista, antropologo, ma anche etno-musicologo, senza dimenticare collezionista. Ecco i mille volti di un intelletto vulcanico. In vita accumulò dischi, aeroplanini di carta, uova di Pasqua ucraine e testi esoterici. A proposito di esoterismo; Questa si rivelò una passione talmente travolgente da spingerlo a ricoprire persino il ruolo di alchimista affiliato all’Ordo Templi Orientis, fondato dal magus occulto Aleister Crowley.

Le storie che gravitano intorno al suo nome sono moltissime, alcune anche divertenti. Tutte però sembrano testimoniare un insolito temperamento e un carattere particolarmente difficile. Noto per aver perso, regalato o comunque sperperato intere collezioni di grande valore, si può dire che Harry Smith sia sopravvissuto vendendo, scambiando e barattando le sue opere d’arte per cibo e affitto.

Eppure il suo contributo al mondo della musica è stato davvero inestimabile. Nel 1953 Moe Asch della Folkways Records pubblicò l’importante serie di tre volumi Anthology of American Folk Music, coordinata e curiosamente annotata dallo stesso Smith. Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, l’antologia cadde nelle mani di molti musicisti, contribuendo a innescare la rinascita della musica popolare in quel periodo. Bob Dylan, Joan Baez e Jerry Garcia hanno infatti affermato di aver scoperto e imparato canzoni proprio grazie a essa.

Sono felice di dire che i miei sogni si sono avverati: ho visto l’America cambiare attraverso la musica“. Così dichiarava Harry nel suo discorso d’accettazione per il Grammy Lifetime Achievement Award (conseguito proprio nell’anno della sua morte).  

Dopo una vita d’eccessi, nel 1991 Harry Smith si spense in una stanza dell’Hotel Chalsea, praticamente in miseria, cantando tra le braccia della sua eterna amica, l’ereditiera italiana Paola Igliori.

Grazie a Dust-to-Digital, oggi si possono finalmente ascoltare in formato digitale, le tracce dimenticate di quei gracchianti 78 giri, rigorosamente nell’ordine indicato da Smith.
Per meglio comprendere la storia e le tradizioni di un’intera nazione, non ci resta che ascoltare quei lati B e tuffarci in un meraviglioso viaggio nel cuore dell’America più vera.

Niccolò Ratto

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