MORTE DI UNA SPIA

Si è spento a 89 anni John Le Carré, ex-agente dei servizi segreti britannici e autore di alcuni tra i romanzi di spionaggio più venduti al mondo.

“Quasi tutti siamo cospiratori, nei confronti dei nostri superiori o di chi abbiamo sposato. È questo che rende i miei romanzi universali.” – Bruccoli M. J., Conversations with John le Carré, University Press of Mississipi, 2004 .

Così parlava John Le Carré, da poco scomparso per cause naturali in Cornovaglia, poco distante dalla natia cittadina di Poole, Inghilterra.

Al secolo David John Moore Cornwell, Le Carré ha perseguito negli anni ‘60 una brillante carriera come Funzionario del ministero degli Esteri britannico che lo ha portato ad essere reclutato dal MI6. In seguito, forte della sua esperienza al servizio di sua maestà la regina, l’inglese si è fatto autore di una serie di romanzi di successo mondiale con protagonista l’agente segreto George Smiley. Fra tutti La spia che venne dal freddo, che nel 1963 lo consacrò nell’olimpo degli scrittori di genere.

“Cosa pensi siano le spie, preti, santi, martiri? Sono solo una sfilza di idioti, traditori; deboli, sadici, alcolizzati, gente che gioca ai cowboy e agli indiani per dare un po’ di luce alla propria misera vita.” – Le Carré J., La spia che venne dal freddo, Longanesi, 1964.

I personaggi dei libri di Le Carré sono uomini tormentati, che cercano disperatamente di aggrapparsi ad un codice in un mondo (quello del secondo dopoguerra e dell’escalation nucleare tra il blocco occidentale e sovietico) che ogni possibile codice se l’è lasciato alle spalle già da un po’.  Tema ricorrente delle storie dello scrittore britannico sono infatti i “patti” con cui l’agente Smiley e le altre creature scaturite dalla sua penna hanno dovuto compromettersi pur di permettere alla propria parte di vincere la Guerra Fredda. Una vittoria che però ha un retrogusto amaro. Senza più un nemico dalla caduta del muro di Berlino, le spie di Le Carré, i cosiddetti “vincitori”, si ritrovano sì privi della loro ragion d’essere, ma, soprattutto, disillusi nei confronti del modello di società per cui hanno combattuto e che ora possono vedere per quello che è: nient’altro che un sistema freddo, spietato, retto da una ragnatela d’inganni e tradimenti. Come osservava lo stesso Le Carré poco prima della sua dipartita: “Durante la Guerra Fredda avevamo una direzione, una causa. Ora siamo senza un obiettivo, un’identità. Siamo smarriti.”

di Andrea Sola

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