“MinersOutCovidOut”, la petizione per difendere i diritti delle popolazioni indigene del Brasile è stata depositata al Congresso Nazionale

Nella giornata di giovedì 3 Dicembre 2020, la petizione MinersOutCovidOut (Fuori i minatori, fuori il Covid) è finalmente stata consegnata al Congresso Nazionale del Brasile, nel corso di una cerimonia online a cui hanno partecipato anche i leader delle popolazioni Yanomami e Ye’kwana.

Lanciata lo scorso 9 Giugno con un obiettivo iniziale di 100.000 firme, la campagna internazionale #MinerosFueraCovidFuera, che chiedeva alle autorità brasiliane di allontanare i circa ventimila cercatori d’oro illegalmente insediatisi nei territori Yanomami, ha di fatto raggiunto le 439.000 firme.

Promossa da Yanomami and Ye’kwana Leadership Forum, da Yanomami Hutukara (HAY), Wanasseduume Ye’kwana (SEDUUME) e dall’Associazione delle Donne Yanomami Kumirayoma (AMYK), la campagna è stata ufficialmente sostenuta anche da diverse organizzazioni in tutto il mondo, tra cui Survival International APIB (Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile), COIAB (organismo di coordinamento delle organizzazioni indigene dell’Amazzonia brasiliana), ISA (Instituto Socioambiental), Greenpeace Brasil, Conectas Direitos Humanos, Amnesty International Brazil, Rede de Cooperação Amazônica (RCA), Instituto Igarapé, Rainforest Foundation US e Rainforest Foundation Norway.

Gli orrori che negli ultimi cinquant’anni sono stati commessi ai danni dei popoli indigeni che abitano le terre di confine a cavallo fra Brasile e Venezuela, sono indicibili, ma poco o nulla è stato fatto per impedirli.
Negli anni Settanta e Ottanta la tormentata storia del Popolo Yanomami è stata contraddistinta dalla diffusione di malattie come malaria e morbillo, ovviamente portate dai cercatori d’oro, che ne hanno decimato la popolazione. A questo andrebbero aggiunti i torti, le violenze subite e l’inquinamento derivante dallo sfruttamento incondizionato delle loro terre, ma a far crollare la situazione in breve tempo è stata l’inaspettata minaccia di una nuova pandemia. Oggi all’interno del territorio Yanomami la situazione sta infatti sfuggendo di mano, in soli tre mesi e più precisamente tra Agosto e Ottobre, i casi di Covid-19 confermati sono schizzati da 335 a 1.202, anche se, data la scarsa disponibilità di test diagnostici, è pressoché impossibile stabilire un numero reale.

Neanche a dirsi, il governo di Jair Bolsonaro è da sempre stato a sostegno dei minatori, come largamente dimostrato da una politica cieca e spietata, che ne ha addirittura favorito l’aumento sconsiderato negli ultimi anni. Ovviamente aver sottovalutato la pandemia è stata la goccia a spingere per la prima volta Yanomami e Ye’kwana a una presa di posizione quanto mai decisa. E così, a pochi giorni dalla pubblicazione di un nuovo clamoroso rapporto che denuncia la crisi umanitaria in corso nel territorio Yanomami, i leader locali hanno consegnato a Joenia Wapichana, la prima deputata indigena al Congresso, la petizione firmata.

Dario Yanomami, portavoce della campagna e vice-presidente di Hutukara (l’organizzazione che rappresenta i popoli Yanomami e Ye’kwana), ha definito il rapporto un “documento storico che mostra come la malattia si sia diffusa nel nostro territorio”.

Vogliamo consegnare questo documento alle autorità brasiliane” ha spiegato Dario. “È uno strumento per denunciare i problemi causati dall’invasione dei minatori: l’inquinamento dell’ambiente, compresi i nostri fiumi, le infezioni da malattie, come questa epidemia, che stanno uccidendo tante persone.”

Il governo sta creando rapidamente le condizioni per un altro genocidio del popolo Yanomami” ha spiegato la Direttrice del Dipartimento Ricerca e Advocacy di Survival Internationa,l Fiona Watson, che lavora con gli Yanomami da trent’anni. “Se le autorità non interverranno subito per espellere i minatori e fermare la diffusione del coronavirus e della malaria, le vite degli Yanomami, degli Ye’kwana e di molte comunità indigene saranno distrutte senza alcuna possibilità di ripresa. La preoccupazione sta crescendo anche nell’opinione pubblica, e il governo deve rispondere del suo operato prima che sia troppo tardi.

Niccolò Ratto

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