Docking the Amsterdam, come un relitto può trasformarsi in spazio espositivo

Docking the Amsterdam è l’ambizioso progetto di trasformare un relitto sommerso del 1749 in una mostra permanente sulla storia marittima e coloniale olandese.

L’Amsterdam è uno dei relitti più importanti del XVIII secolo. La nave, costruita dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, naufragò nei pressi di Hastings (UK) durante il suo viaggio inaugurale nella Manica. L’Amsterdam faceva parte di una flotta di navi progettate dalla VOC, una società commerciale intercontinentale divenuta una superpotenza tra il XVII e il XVIII secolo, con lo scopo di effettuare viaggi a lunga distanza dall’Olanda all’Asia.
Straordinariamente moderna per l’epoca e con uno scafo didi oltre quaranta metri, l’Amsterdam s’incagliò lungo la costa finendo per essere sepolta da una coltre di sabbia spessa una decina di metri.

Il relitto, rimasto miracolosamente intatto sino ai giorni nostri (incluso tutto il carico imbarcato il giorno della partenza), è anche la nave meglio conservata tra le oltre 1.700 realizzate dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali. La cosa davvero sensazionale è che a breve potrebbe essere sollevata dall’acqua e finalmente riportata ad Amsterdam, per renderla visitabile al pubblico. Ai visitatori verrebbe così offerta la possibilità di rivivere e soprattutto meglio comprendere un’epoca lontana, ma non troppo, fatta anche di commercio, profitto e sfruttamento coloniale. D’altro canto, le storie che aleggiano intorno al relitto e al suo prezioso carico sono ormai leggenda e attendono soltanto di essere riscoperte, magari insieme ai grandi misteri che porta con sé.   

Commissionato dalla VOC Ship Amsterdam Foundation e guidato dal Professore d’archeologia Jerzy Gawronski, il progetto di “recupero” del relitto sarà un lavoro senza precedenti, unico nel suo genere.

Deloitte, Mammoet, VEKA Shipyards e gli architetti ZJA, hanno infatti ideato un piano innovativo per sollevare il relitto senza comprometterne le condizioni e portarlo ad Amsterdam, per poi trasformarlo in un museo sottomarino. Al molo dove sarà ancorato, verrà infatti aggiunta una struttura coprente, dotata di enormi finestre trasparenti, in modo da integrare al meglio la nuova funzione di studio/ricerca, ma anche di ritrovo per visitatori.

Visitare questo luogo deve essere come entrare in un teatro“, ha spiegato la VOC, “che mette in scena le indagini in corso e coinvolge il pubblico nelle scoperte che subacquei e ricercatori fanno all’interno del relitto“.

Il coinvolgimento di Deloitte risale al 2015 e alle fasi iniziali del progetto. A tal proposito Christel Samson, a capo dell’iniziativa per conto di Deloitte, condivide di più sullo stato d’avanzamento del progetto:

Abbiamo sviluppato il nuovo sito web, abbiamo redatto un piano economico, fornito ogni supporto per gli approfondimenti necessari al percorso del cliente per il programma del futuro museo, fornito assistenza legale alla Fondazione, abbiamo redatto il codice culturale e la procedura WFT richiesta. Al momento, stiamo esaminando coi colleghi del GIS le sovvenzioni e le opportunità di incentivi, mentre con un collega a Londra stiamo esaminando l’EIR (Environmental Impact Report) in modo da poter avviare il progetto”.

Il direttore del progetto Jerzy Gowronski ha anche aggiunto:

Questo progetto non riguarda solo la scienza e l’innovazione, ma anche come raccontare alle persone il passato. È qui che ci aiuta Deloitte Impact Foundation. Senza Deloitte, il progetto non sarebbe arrivato a questo punto. Questo tipo di progetto non è mai stato realizzato prima, è unico e complesso e necessita di un forte partner strategico con grande influenza e una fitta rete di contatti”.

Niccolò Ratto

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