Tolkien: l’uomo del fantastico

Posizionato al sesto posto nella lista dei “50 più grandi scrittori inglesi dal 1945”, J.R.R. Tolkien è considerato il padre del genere fantasy moderno. Ma si sa, i britannici hanno sempre avuto un debole per il “fantastico”.

Proprio a lui attribuiamo il merito di aver saputo creare un mondo, quello di Arda, popolato da ogni genere di creatura magica. Ma l’amore dello scrittore per la cultura nasce dalla madre, ed è da lei che eredita anche la passione per le lingue, per le fiabe e per il folklore nordico. In particolare, si può dire che la linguistica abbia composto una larga parte degli affascinanti studi, giovanili e non, di Tolkien. ” […] la lingua è il differenziatore primario dei popoli”, ne definisce l’individualità, non saremmo noi stessi senza il nostro linguaggio.

In uno dei suoi discorsi Inglese e gallese (1955), l’autore definisce “cellar door“ la più bella combinazione di parole della lingua inglese. Una bellezza intrinseca, se ci si limita al suo suono, ma metaforicamente in contrasto con il suo significato.
La cantina è infatti il luogo del silenzio e delle cose nascoste, dei misteri e dell’oscurità che lo hanno sempre incuriosito.

“La maggior parte delle persone di lingua inglese ammetterà che l’unione di parole cellar door è bella, soprattutto se dissociata dal suo senso (e dalla sua ortografia). Più bella di “sky”, diciamo, e molto più bella di “beautiful”. […] in cellar door io vedo un personaggio epico, Selador o Celador , un nome incantevole.” Afferma Tolkien, confessandoci che il segreto dei suoi regni incantati è l’eufonia, ovvero l’insieme di suoni che risultano piacevoli alle nostre orecchie.

I pensieri dello scrittore sulla lingua e sulla fonetica ci fanno capire molto del processo creativo dietro ai suoi romanzi, composti quindi soprattutto grazie alla fantasia, di cui Tolkien è sicuramente ben provvisto già dall’infanzia e dall’adolescenza, e di cui parla nel saggio Sulle fiabe.

“La fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione, né smussa l’appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà.”

Nonostante lo scrittore avesse più volte ribadito la nobiltà delle sue idee, la critica letteraria non è stata sempre clemente con le sue opere, ma questo non l’ha spinto ad abbandonare la sua professione, per fortuna. I giudizi negativi non hanno mai superato quella passione che spingeva Tolkien a scrivere di un tempo ormai lontano in cui non aveva vissuto ma al quale sembrava essere particolarmente legato. Se ci aggiungi poi quel tocco di magia che basta per fartici perdere, il gioco è fatto ed è così riuscito a far affezionare pure noi… e per questo gliene saremo eternamente grati.

di Marta Frugoni

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