ALLEVAMENTI E ACQUA: QUAL È IL LEGAME?

“Italia a secco con -80% di pioggia” è l’allarme lanciato da Coldiretti a febbraio. In un quadro che vede la diminuzione delle precipitazioni accompagnarsi al rischio desertificazione di aree agricole e al ritiro dei ghiacciai viene sempre più spesso posta l’attenzione sul consumo d’acqua da parte degli allevamenti. Ma qual è davvero il legame tra allevamenti e consumo d’acqua e come si può fare per ottimizzarlo?

Del totale dell’acqua utilizzata dall’uomo circa l’8% è usata  nel settore allevamenti, nel quale la quasi totalità (7% del totale) viene impiegata nella produzione di cibo per il bestiame.

Essendo complessa la valutazione dell’impatto del settore allevamenti sull’uso e il consumo di acqua, per comprenderne la portata è necessario avvalersi di stime, per esempio la Virtual Water che rappresenta il volume di acqua necessario a produrre un bene o un servizio.

 Per esempio per produrre un litro di latte ne sono necessari quasi mille di acqua, anche se solo una piccola percentuale d’acqua è realmente presente nel prodotto finito.

Anche se fattorie che producono mangime per allevamenti industriali operano a livelli alti di produttività dell’acqua esiste un margine di miglioramento raggiungibile tramite l’integrazione della produzione di mangime e allevamenti in sistemi misti, la selezione di piante performanti, la miglioria dei metodi di semina, l’irrigazione a tempo e a goccia e la costruzione di aree tampone per evitare l’inquinamento dei corpi idrici superficiali.

Insomma, le tecniche ci sono ma allora perché non vengono applicate?

Principalmente perché sono più costose nel breve periodo e perché c’è una mancanza di informazione, conoscenze tecniche e standard ambientali oppure perché questi ultimi non vengono applicati urge quindi una pressione sui policy makers per sollecitare l’impiego di nuove tecnologie e protocolli o adottare quelli già disponibili quando questo non viene fatto.

Andrea Sola

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