di Beatrice Andreani

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Il passato ritorna, sì, anzi, una delle mie citazioni preferite è di Faulkner e dice Il passato non è neanche passato. Amo moltissimo la parola remember, ricordare, perché il suo contrario non è dimenticare, ma dismember cioè disintegrare.

Quindi remember significa rimettere insieme i pezzi. Una delle cose che questo romanzo mi ha costretto a fare è mettere in dubbio se alcune azioni siano imperdonabili: non credo sia possibile perdonare Daniel, ma è possibile odiare il peccato non il peccatore”. È così che Andre Dubus III, pluripremiato scrittore californiano, presenta, a distanza di dieci anni dal precedente thriller psicologico La casa di sabbia e nebbia (due milioni e mezzo di copie vendute e tre candidature agli Oscar per l’omonimo film), il suo nuovo romanzo dal titolo È passato molto tempo (Feltrinelli), la storia di una relazione drammatica tra un padre, Daniel, e sua figlia Susan. Lo scrittore narra assumendo entrambi i punti di vista, quello di Daniel, un impagliatore di sessant’anni in fin di vita, che molti anni prima ha ucciso sua moglie e che ha scontato una pena di quindici anni, e quello di Susan che non ha più avuto alcun tipo di contatto con l’uomo dall’età di tre anni, esattamente dalla notte in cui avvenne l’omicidio e che, invece, sta cercando di costruire la propria vita lontano dal passato doloroso che l’ha segnata.

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C’è quindi una parentesi ancora non del tutto chiusa tra i due che sembrano non liberarsi del tutto degli errori commessi e della violenza subita che, paradossalmente, è diventata una sorta di dipendenza dalla quale non ci si può affrancare con facilità: “La cultura che io conosco meglio è quella americana”, spiega l’autore, “e credo che sia una cultura di dipendenze di ogni tipo. In queste comprendo droga e antidepressivi, ma anche yoga, alcol, sesso, cibo e consumo a poco prezzo di oggetti materiali. Cerco di non fare commenti sociali nel momento in cui sto scrivendo opere di fiction ma mi piacerebbe moltissimo scrivere dal punto di vista di qualcuno che non fosse così dipendente. Forse nel prossimo libro”.

Hollywood sembrerebbe interessata ad una trasposizione cinematografica del romanzo. Aggiunge Dubus III: “Mia moglie è coreografa e ballerina e una volta mi ha chiesto che cosa vorrei dalla mia arte. Né la fama né i soldi, le ho risposto. Semplicemente che non sia ignorata. Se quel libro non fosse diventato un best-seller, sarei andato avanti a scrivere per il resto della mia vita, ma non così felicemente. Lo scrittore James Harrison ha detto Non credo che nessuno legga le mie poesie, ma le scrivo lo stesso, perché sono fiori per il vuoto. Il successo è incoraggiante: serve a farti capire che non scrivi per il vuoto. Ma anche senza, scrivi comunque”.

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