Barbara Millicent Roberts AKA Barbie: 60 anni e non dimostrarli

di Roberta Maciocci

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Barbie, la più gettonata e popolare bambola ha superato il mezzo secolo, e di ben dieci anni. Proprio in marzo, nel 1969, Ruth Handler, co-fondatrice della Mattel aveva dato vita a questa indiscutibile icona di stile, perché tale poi è diventata.

Non soltanto giocattolo ambito dalle ragazzine di tutto il mondo ma anche modello, non sempre positivo, per tante donne che continuano a farsi plasmare viso e corpo per imitarne le fattezze (e bisogna dire spesso sfiorando il ridicolo).

Ma Barbie no, ridicola non lo è mai, certo anche perché avvantaggiata dal suo status di essere non reale. Soprattutto non deve affannarsi a rincorrere l’immagine di una giovinezza ormai sfiorita: rimane immutata, col sorriso stampato sulle labbra, incurante del passare del tempo, ma non anacronistica. Sta di fatto che dopo la versione classica e più nota della bambola, Barbie Malibu (1971), i creativi del prodotto hanno cercato, peraltro riuscendoci, di adeguarla all’evoluzione dell’immagine e soprattutto del rilievo della figura femminile nella società.

Barbie 1.jpgSono dunque nate versioni della bambola maggiormente calate nelle realtà professionali alle quali le donne in carne ed ossa hanno avuto finalmente accesso. Barbie astronauta, Barbie vigile del fuoco, Barbie presidentessa degli Stati Uniti hanno affiancato le già aggraziate ma stereotipate versioni di Barbie hostess, ballerina e sposa. Ma non solo: l’immortalità di Barbie, sorta di Highlander in plastica, le consente anche di attraversare le epoche passate e recenti. Nel 1996 nasce quindi la versione Barbie George Washington, e oltre: tra le variegate mises, quelli che chiamavamo i “vestitini” delle bambole, persino una da suora orsolina.

Due artisti argentini, Pool & Marianela, lungi dal voler attuare un progetto dissacratorio e tacciabile di blasfemia, sostengono, hanno realizzato una collezione di Barbie e del corrispettivo maschile Ken ispirata a figure rappresentanti le religioni del mondo. Giovanna D’Arco a Ken asceta buddista, per citarne solo un paio. L’intento era quello, hanno dichiarato, didattico, affinché i ragazzi comprendessero le diversità. Inutile dire, soprattutto a causa di versioni poliedriche del soggetto legate al culto della Madonna, quale polverone si sia alzato sulla vicenda.

A noi piace pensare che siano in buona fede, l’argomento è proprio quello, d’altronde, e che sono Barbie, oltre le gambe c’è di più.

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