Momenti di trascurabile felicità. I due libri di Francesco Piccolo diventano un film

di Beatrice Andreani

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Non sopporto più le persone che mi annoiano anche pochissimo e mi fanno perdere anche solo un secondo di vita” (Goffredo Parise). Francesco Piccolo introduce così il suo libro, edito Einauidi, da cui prende il titolo il nuovo film di Daniele Luchetti Momenti di trascurabile felicità.

La vita trascorre principalmente in attimi e non solo in ampi spazi temporali. Paolo (Pif) lo comprende troppo tardi. È giunto per lui il tempo di morire, la sua ora è improrogabile.

Ed ecco il motorino sfrecciare col semaforo rosso e un camion prenderlo in pieno: è un momento, qualche secondo, e tutte le domande più salienti sulla morte e sull’esistenza lasciano il posto a qualche sporadico ricordo paradossalmente neanche così importante: la luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo? Lo yoga e l’Autan non sono in contraddizione? E poi ancora il senso introvabile della frase “ti penso sempre, ma non tutti i giorni” che lascia interdetto a varie riprese il protagonista.

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Daniele Luchetti ha ben reso le intenzioni che Piccolo ha posto nella scrittura dei suoi due libri (oltre al già citato Momenti di trascurabile felicità, anche il successivo Momenti di trascurabile infelicità): “La consapevolezza di avere un materiale narrativo così indovinato, un attore come Pif, che incoraggia il nostro sguardo a stare dalla sua parte, mi spingeva a provare a toccare il meno possibile il testo. Eppure Francesco Piccolo ed io non ce l’abbiamo fatta. Abbiamo aggiunto molto, inventando una cornice ispirata a certi vecchi film, ed abbiamo appoggiato questi momenti tra cielo e terra, ovvero tra il paradiso vero e proprio e la città di Palermo, dove si svolge la storia”.

Paolo arriva nell’aldilà, un luogo che somiglia più ad un ufficio postale, ad una dogana, che alla classica immagine del Paradiso che abbiamo in mente. Anche lì, come una beffa, c’è una fila (interminabile), bisogna attendere il proprio turno e una sorta di burocrazia da rispettare. Finché, allo sportello, l’impiegato del Paradiso (interpretato da Renato Carpentieri), non si accorge che, effettivamente, c’è un errore: Paolo ha “diritto” a vivere un’ora e trentadue minuti in più (due in aggiunta concessigli dalla commissione che si occupa del suo caso). A riportarlo sulla terra pare sia il mancato calcolo di alcune centrifughe dagli effetti benefici …

Paolo torna da sua moglie Agata (è la cantante e attrice Thony a prestarle il volto) e dai suoi due figli. Ha poco tempo per recuperare una vita intera trascorsa tra piccole disattenzioni e sciocche paure invalidanti, un tempo che si dispiega sullo sfondo di un’insolita Palermo che, come afferma Pif, si mostra come: “Una città diversa, bella, luminosa e al di là degli stereotipi, che ultimamente sta offrendo al mondo un altro volto, soprattutto da un punto di vista culturale. È stata Capitale italiana della cultura 2018 e sta vivendo un vero e proprio rinascimento, sia pure nei limiti di un contesto ambientale complicato”.

Il film è, secondo le parole del regista, “agile e senza troppe premeditazioni, pervaso da un sentimento di malinconica leggerezza”, un vero e proprio “rituale per esorcizzare la paura di andar via”.

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