di Beatrice Andreani

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L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”, affermava Paul Klee.

È MediterrAnima il titolo dell’ultimo libro che il poeta siciliano Vincenzo Calì ha scritto in onore della sua terra natia. Accanto alle parole di Calì troviamo i quadri dell’autore Lorenzo Chinnici che ben tratteggiano la natura irruente e i paesaggi assolati che l’isola offre. La sicilianità, il lavoro e la fatica, la caparbietà e la capacità di mantenere un posto sicuro e isolato dove potersi rifugiare…raccontano tutto questo le opere dei due artisti conterranei, unite in un unico volume chiarificatore di un sentire comune, popolare, diretto al ricordo di tempi antichi: “Dei mosti l’odore, di rosso e di bianco è l’aspro sapore. Oniriche danze, di satiri cinti, da tralci di vite. Le ninfe leggere ai flauti acuti. Al suolo la coltre, ha il giallo e il bruno, di fresco ne odora, di foglie, di terre. Solstizio d’amore, quel tiepido fuoco, all’anima scalda, la brezza già fredda, che è nuova stagione”.

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Da una parte i quadri, subito comprensibili nel loro significato, mostrano la fatica e i sacrifici dei lavoratori di un tempo immersi completamente in una natura ancora incontaminata e sacra, dall’altra l’ermetico susseguirsi di termini scadenzati dal ritmo poetico che descrivono con fedeltà i pensieri, i desideri e lo stare al mondo degli isolani stessi, come è constatabile dalla lirica dal titolo “Vento”.

Il legame tra pittura e scrittura esiste da tempi antichi, come affermava il poeta latino Orazio con una locuzione che tradotta reca questo significato: “Come nella natura, così nella poesia”. Esistono due tipologie di poesia, una delle quali, se guardata da lontano, colpisce maggiormente, perché porta con sé un quadro generale e ampio del significato che vuole trasmettere, come avviene, appunto, per la pittura.

La poesia di Vincenzo Calì è simile ad una lirica mistica, enigmatica e si trasforma, si plasma, dalla sua forma iniziale, il silenzio, alla sua forma ultima, la parola: “Blu di mare, blu d’amare, di metilene abbaglia il cuore. Blu ha chiarore, d’alba incanta con candore. Di profondo effonde il mare, blu d’immenso è il mio colore. L’infinito ha già parole, blu di denso, ho nel cuore”; o ancora: “Sorrisi spenti, dei giorni migliori. Mai più dimentico le gocce di vita, feriscono al tocco, il mare di ghiaccio, perenne e molesto, inerte a se stesso, avvolge glaciale, un cuore d’amare”.

L’autore compie un’evoluzione dalla raccolta di poesie “Vincikalos” a “Intro”. In quest’ultima Calì ritrova una consapevolezza del verso e un allontanamento dall’esercizio stilistico, un’evocazione di un’essenza maggiore che egli stesso chiama “spessore dell’anima ansante”.

E’ forse questo desiderio di ritrovare qualcosa di più, di raggiungere l’anima delle cose, che unisce due forme d’arte – la pittura e la scrittura – attraverso due artisti particolarmente introspettivi come Vincenzo Calì e Lorenzo Chinnici.

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