Il Nome della Rosa, tra cinema e tv

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In uscita nelle televisioni italiane il prossimo 4 marzo, Il Nome della Rosa è una fiction televisiva firmata Rai. Si tratta di un adattamento per il piccolo schermo dell’omonimo capolavoro letterario, romanzo d’esordio di Umberto Eco e vincitore del Premio Strega nel 1981.

Il romanzo di Eco, spesso considerato tra i migliori libri italiani del secolo passato, unisce una narrativa giallo-storica ad una serie di profonde riflessioni filosofiche, morali e religiose. Appare ovvio che la fiction Rai riprende solo ed esclusivamente la parte narrativa, ignorando completamente l’elemento culturale che rese grande il libro di Eco.

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Ambientato in un monastero nel Nord Italia di inizio ‘300, racconta gli intrighi politico-religiosi tra i monaci del tempo; accentrando l’intera vicenda sul frate Guglielmo da Baskerville. Come fu per I Medici, anche in questo caso la Rai ha deciso di fare le cose in grande. Ad interpretare il Baskerville, infatti, è niente di meno che John Turturro; e nella fiction appariranno altri nomi di spicco internazionale come Rupert Everett, nei panni dell’antagonista Bernardo Gui; e Michael Emerson, nel ruolo di Abbone da Fossanova.

L’intero impianto della fiction, inoltre, sembra aver fatto passi da gigante rispetto alla messa in scena terribile a cui siamo abituati. La fotografia non è più piatta e sovraesposta, ma anzi è ben curata e spesso regala momenti molto interessanti a livello visivo. Così come la regia, per quanto non memorabile, non consiste solo nel classico campo-controcampo-totale, ma anzi risulti spesso abbastanza ardita per una serie televisiva di tale calibro.

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Il peso di essere una fiction Rai, però, si fa sentire specialmente nella sceneggiatura; fatta di dialoghi forzati ed irrealistici; sorretti solo dalla trama ideata da Eco. Si ha la sensazione, inoltre, che gli sceneggiatori non abbiano fatto alcuno sforzo per tradurre su schermo i personaggi letterari, trascrivendoli solo in superficie trascurando ogni tipo di approfondimento psicologico presente nel romanzo.

Ciononostante, non si può biasimare la Rai per il lavoro svolto, che anzi può avere un’importante valenza istruttiva per tutti coloro che non hanno letto il libro e, vedendo la fiction, ne affrontino la lettura perchè affascinati dalla trama.

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