Il ritorno di Lars von Trier: La Casa di Jack

di Lorenzo Bagnato

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Dopo mesi e mesi di attesa, mentre il pubblico di tutto il mondo poteva godersi La Casa di Jack, ultima fatica di Lars von Trier, finalmente il film uscirà anche in Italia; il 28 febbraio prossimo.

Ed in effetti, vedendo il film, non sorprende che abbia impiegato così tanto ad essere distribuito nel belpaese; notoriamente molto timoroso nel far circolare film anche solo leggermente fuori dal comune (basti pensare che il medievale uso della censura è stato abolito solo nel 2016).

C’è anche da dire, però, che Von Trier non va sul leggero. Per quanto i suoi fan più accaniti possano essere abituati alla violenza inaudita presente nelle sue opere, da quella puramente psicologica di Dancer in the dark e Dogville a quella psicofisica di Antichrist, il modo in cui mette in scena scene così crude e viscerali risulta sempre e comunque un violento pugno nello stomaco per lo spettatore. Basti pensare a quanto è successo al Festival di Cannes 2018, dove il film è stato presentato, quando critici professionisti non ressero la visione e furono costretti ad uscire; spesso persino accompagnati da violenti conati di vomito.

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Sulla storia non c’è molto da dire. Lars von Trier mostra le vicende di Jack (uno schizzatissimo Matt Dillon), efferato serial killer che uccide nei modi più crudeli immaginabili. E come al solito il regista danese non mostra timidezza alcuna nel mostrare tali crudeltà; integrando anche un metodo linguistico estremamente efficace: la macchina a spalla. In questo modo, gli spettatori si sentono come parte integrante della scena, come se stessero lì di persona ad assistere; senza che però possano fare qualcosa. Il risultato è una fortissima sensazione di senso di colpa ed impotenza, che pone chi guarda alla mercè di Lars von Trier stesso; il quale sfrutta il suo potere per raggiungere il grado estremo di angoscia nello spettatore.

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Il risultato, dunque, è una profonda riflessione sul bene e sul male. Per Von Trier il bene non esiste; l’uomo è capace solo di fare del male. Tutte le azioni umane sono volte alla crudeltà, ed anzi Jack è forse il meno crudele di tutti, poichè egli persegue coscientemente ciò a cui l’uomo è naturalmente portato: uccidere. Sembra quasi che Von Trier abbia raggiunto uno stato di grazia, dopo la profondissima depressione che l’ha portato a realizzare Melancholia ed il già citato Antichrist. Ma con la fine della depressione è sopraggiunta la realizzazione di quanto noi umani siamo malvagi, e Von Trier in La Casa di Jack intende giocare con questo concetto, regalandoci quello che, insieme a Il Grande Capo, è forse il punto in cui il suo stile meglio si incrocia con la commedia.

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