I sogni condivisi, e non su Facebook

di Roberta Maciocci

Perché sognamo tutti le stesse cose 3.png.jpg (1).png

Esami di maturità, servizio militare, automobile che rimane ferma in strada, brutte figure: certo, il modo di dire che una cosa piacevole sia “un sogno” non sembra proprio calzante. Stiamo parlando di sogni condivisi, che ci ritroviamo ad aver tutti fatto, quando ce ne ricordiamo e possiamo raccontarli o ripercorrerli mentalmente in solitudine. Ma sfidiamo chiunque a non aver mai sognato di esser stato rinchiuso senza via d’uscita apparente, oppure a dover sostenere un esame e non ricordarsi nulla.

Perché sognamo tutti le stesse cose? Ci sono studi che esulano da quelli noti dell’esegeta del sogno per eccellenza, Sigmund Freud. Teorie che riconoscono nei sogni delle forme di esorcismo delle paure collettive, per questo condivisi, altrimenti a seconda delle proprie esperienze personali non esisterebbero argomenti di connessione tra individui durante le ore di sonno.

Perché sognamo tutti le stesse cose 2.png (1)Altre teorie sono a favore della rimozione: vale a dire, i sogni, nel portare a galla timori e situazioni estreme o addirittura assurde nel potenziale verificarsi fungerebbero non da manifestazione di eventi che vogliamo dimenticare o del quale temiamo il verificarsi (verosimile o no), bensì proprio da attività di eliminazione definitiva degli stessi.

Siamo sempre nel range delle ipotesi e sicuramente per quanto argomento affrontato da fior di esperti della psiche umana, si sa che i sogni sono fatti di non materia, e che al massimo, il Bardo docet, siamo noi ad esser fatti della stessa materia dei sogni.

Perché sognamo tutti le stesse cose, dunque? Per distinguerci dalle teorie comuni, sposiamo virtualmente e amatorialmente la tesi di un collega invidiato, sembrerebbe bonariamente, visto lo scambio epistolare di complimenti, di Freud: Arthur Schnitzler, psicologo e psichiatra nonché romanziere. Colui che formulò la teoria del medioconscio: una zona della psiche dove esperienze, sogni e paure possono emergere o affogare, a seconda dello stato d’animo. Individualmente e/o collettivamente, quando si tratti di esperienze condivise seppur singolarmente, come step della vita, studi, lavoro, convenzioni sociali, lasciandoci cullare dalle braccia di Morfeo in ognuno di noi non è capace di imbrigliare quello che si è sedimentato nella propria programmazione della propria imperfetta ma omologata macchina umana.

Rispondi