Varsavia 1940/43: ne fa sopravvivere più la penna che la spada

di Roberta Maciocci

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Oyneg Shabes, ovvero “La gioia del sabato” in yiddish: questo era il nome in codice della compagine di intellettuali della comunità ebraica che durante l’occupazione nazista di Varsavia pensarono di lasciare una memoria storica: lo fecero da attori purtroppo protagonisti dell’invasione tedesca.

Chi scriverà la nostra storia è il film-documentario diretto da Roberta Grossman e prodotto da Nancy Spielberg. Proiettato a livello europeo il 27 gennaio, data eletta notoriamente come Giornata della Memoria, era stato già presentato in anteprima presso la Casa della Memoria a Milano: sito nato nel 2013 e che ospita numerose iniziative e giornate di studio per supportare fattivamente il triste ricordo della Shoah.

Tratto dal libro omonimo di Samuel D. Kassow, Chi scriverà la nostra storia racconta il lavoro certosino di questo manipolo di militanti senza armi, o meglio, in possesso dell’arma più efficace che esista: la cultura profonda, quella fatta di letture e titoli di studio ma anche e soprattutto di vissuto storico e di consapevolezza. Uomini che crearono quello che già nel sottotitolo del libro di Kassow è stato definito “l’archivio segreto di Varsavia”.

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Diari minuziosi, fotografie, cronache della vita quotidiana dei circa 450 mila cittadini ebrei confinati nel ghetto della città: un’impresa enciclopedica, sia per la quantità di informazioni pervenute ai posteri che per l’ovvia mancanza di tecnologia dell’epoca (non esisteva certo internet). Senza contare le condizioni disagiate nelle quali tali testimonianze venivano stilate. Le pagine raccolte sono lette nel film, tra gli altri, dal premio Oscar Adrien Brody e da Joan Allen .

Dopo la fine della guerra soltanto tre degli intellettuali che avevano scritto questa, di storia, sono sopravvissuti. Tre come le aree di confine urbano decise dagli occupanti: da una parte i polacchi, nel mezzo della città la popolazione ebraica, il Ghetto, e la zona tedesca.

Inestimabile l’apporto di tutti i partecipanti a questo lascito che seppur doloroso contribuisce a rendere immortali i protagonisti/vittime di uno dei purtroppo molteplici episodi del folle progetto hitleriano. Dal 1999 la raccolta degli Oyneg Shabes è parte del Registro della Memoria UNESCO.

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