Il mio capolavoro: quando la truffa è un’opera d’arte

di Laura Pozzi

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Buenos Aires, città caotica, decadente, imprevedibile da cui però risulta impossibile separarsi come spiega lucidamente il presunto killer Arturo (Guillermo Francella) nell’incipit de Il mio capolavoro nuova pellicola firmata da Gastòn Duprat già apprezzato autore insieme a Mariano Cohn de Il cittadino illustre.

Stavolta il regista argentino opera in solitaria confrontandosi nuovamente con un mondo difficile, quello dell’arte, dove tutto o quasi non è mai come sembra e dove prendono corpo due personaggi praticamente agli antipodi che daranno vita ad una gigantesca truffa capace di garantire a entrambi gloria e agiatezza. Arturo è un gallerista d’arte affabile, sofisticato, ma privo di scrupoli proprietario di una galleria d’arte nell’amata Baires. La secolare amicizia con Renzo Nervi (Luis Brandoni), pittore problematico, misantropo e irresistibilmente folle è continuamente messa alla prova dalle incolmabili differenze caratteriali e dal comportamento anarchico e sregolato di un’artista considerato ingiustamente demodè e avviato ad un lento e irreversibile declino.

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Il loro controverso legame subirà una svolta inaspettata quando Renzo in seguito ad uno sfratto resterà vittima di un grave incidente che si rivelerà provvidenziale. Non sveliamo di più, perché uno dei punti di forza della storia è proprio l’imprevedibilità degli eventi che sembrano avviati su un percorso ben preciso per poi prendere insolite direzioni capaci di spiazzare lo spettatore. Il regista costruisce situazioni paradossali tra grottesco e nonsense per evidenziare al meglio le contraddizioni tipiche di un mondo (quello dell’arte contemporanea) che snobba i suoi figli per poi riabilitarli una volta passati a miglior vita. Il messaggio è sottile, ma pungente velato da quella sagace ironia necessaria a smascherare l’ipocrisia dominante e il falso talento di sedicenti artisti interessati solo a nutrire il proprio ego.

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Come dimostra lo spassoso e illuminante confronto tra Renzo e Alex (Raùl Arévalo) giovane aspirante pittore di belle speranze che a contatto con il maestro sarà costretto a rivedere le proprie posizioni. L’impianto narrativo, molto ben congegnato si muove su più fronti lasciando spazio nella seconda parte ad una suspence significativa ed efficace che non ha nulla da invidiare a un vero thriller, ma senza mai rinunciare a quella vena comica essenziale nel garantire un ritmo serrato e frizzante privo di sbavature. Merito senza dubbio dei due strepitosi protagonisti, padroni assoluti della scena e in perfetta sintonia con i loro improbabili personaggi. Un’opera godibile e dalla facile presa, dotata di un appeal esteriore indiscutibile capace di offuscare in modo impeccabile lo scarso approfondimento psicologico dei protagonisti. Il film presentato in concorso all’ultima mostra di Venezia, arriverà in sala il 24 gennaio distribuito da Movies Inspired.

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