Maria Regina di Scozia: Saoirse Ronan e Margot Robbie nel film esordio di Josie Rourke

di Beatrice Andreani

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E’ Beau Willimon a firmare la sceneggiatura di Maria Regina di Scozia, con Saoirse Ronan e Margot Robbie. Già autore del film Le Idi di Marzo e delle due serie di successo House of Cards e Il Trono di Spade, Willimon riporta in questa pellicola diversi elementi riconducibili ai suoi precedenti lavori.

Alla regia, a al suo esordio cinematografico, c’è Josie Rourke. Attiva nell’ambito teatrale, Rourke ha preferito porre l’attenzione sull’identità dei due personaggi femminili, in perenne contrasto fra loro ma con ruoli inevitabilmente simili, piuttosto che incentrare l’attenzione su elementi maggiormente incisivi, più distanti dall’ambito teatrale e meno concettuali.

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La sovrana di Scozia sembra qui dipinta in modo non autonomo, legata fatalmente al destino di un’altra regina, Elisabetta. E, di conseguenza, Margot Robbie incarna un personaggio sul quale è impossibile non rivolgere l’attenzione, un personaggio già reso protagonista in svariati film tra cui Maria di Scozia con Katherine Hepburn (1936), Elizabeth I con Helen Mirren (2005) e ancora Elizabeth e il sequel Elizabeth: The Golden Age con Cate Blanchett (1998-2007).

Josie Rourke cerca di riprodurre il ritratto di una donna ambiziosa e coraggiosa nata nell’epoca sbagliata e circondata da una serie di personaggi ambigui, poco fedeli alla sua causa, e veri colpevoli della sua graduale sconfitta. La vita di Mary Stuart non è certamente da meno rispetto a quella che la storia ci ha tramandato sulla rivale Elizabeth, ma forse non è abbastanza plateale, non è abbastanza glorificata dai libri (probabilmente neanche dalla cinematografia) per poterne fare una vera e propria protagonista. Elizabeth, anche qui, è imperante, seppur la regista cerchi di porla, se non in secondo piano, quantomeno qualche passo indietro rispetto alla regina di Scozia. La sua ossessione è totalmente rivolta verso il terrore di perdere il potere, di dover rinunciare al trono, alla sua nazione tutti motivi per cui ha sacrificato eventuali alleanze e conseguenti matrimoni. L’ostilità a distanza tra le due donne è resa magistralmente attraverso alcune scelte di montaggio.

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Maria ha qui la presunzione di poter decidere da sola del proprio destino e di quello della Scozia compiendo passi all’opposto di quelli che le vengono consigliati da chi fa parte della sua corte. Il viso algido dell’attrice non fa che marcare questo atteggiamento di sicurezza e, al contempo, di intima inadeguatezza al ruolo che le spetta. Un’esistenza continuamente in lotta: Maria sembra trovare la propria liberazione nella raffigurazione di sé come agnello sacrificale, martirizzandosi attraverso altre mani, trascinando in quella sentenza di morte anche l’imbattibile Elizabetta che si ritroverà, inevitabilmente, a designare come suo successore Giacomo I, figlio di quella donna contro la quale aveva combattuto in vita e sovrano da cui tutt’oggi discende la monarchia britannica.

La regista ha creato un film dalle buone inquadrature, con buoni intenti ma talvolta decentrante l’obiettivo.

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