Un documentario per scoprire Matera. La parola viva dei suoi abitanti tra passato e presente

di Beatrice Andreani

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E’ Matera che ci ha chiamato per raccontare questo film. Non è fatta di sassi, di grotte o di arte nel senso classico delle città d’arte, è fatta di persone che hanno fatto questo, ed è proprio il senso del racconto. Una vox populi, la cronaca di donne e di uomini che hanno costruito tutto questo”.

Capitale Europea della Cultura del 2019 e Patrimonio Unesco, Matera è il setting vivace e provocatorio del documentario prodotto da Magnitudo Film, e diretto da Francesco Invernizzi: Mathera. La città, tra le mete turistiche più gettonate d’Italia, è qui sinonimo di riscatto e di rinascita. Il passato che la vede protagonista in secoli di storia e di tradizioni è mostrato dal regista con particolare attenzione e fedeltà.

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Al fianco di Invernizzi c’è Vito Salinaro, giornalista di Avvenire: “Il progetto è nato dall’incontro con un ragazzo che mi aveva chiesto di interessarmi di questa città”, spiega il regista: “Mi ha accompagnato un po’ ovunque, e in sette giorni mi ha raccontato la storia dei Sassi e di quel popolo. Ho tenuto a lungo in disparte il progetto che avevo in mente su Matera, ma non l’ho mai sviluppato. Poi ho incontrato Vito e abbiamo cominciato a parlarne”.

Attraverso l’identità di Matera, dei suoi Sassi, della sua impronta arcaica e della sua bellezza prorompente, si ripercorrono gli anni in cui venne considerata una delle città più arretrate e mal ridotte del Sud Italia, fino ai giorni nostri, che la vedono spiccare tra i luoghi più preziosi esistenti e fulcro di una storia archeologica con pochi competitor al mondo.

Invernizzi propone una visione dinamica e moderna del territorio, non dimenticando come la tradizione e l’innovazione qui si incontrino attraverso il fascino antico che scaturisce dalle grotte e la contrapposta vita contemporanea che conducono oggi i materani.

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Matera è un segno straordinario delle vicende italiane degli ultimi anni, perché dimostra come si può ricominciare una grande storia quando ci sembra impossibile. Una parola viva che si sta continuando a scrivere”, afferma il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, “Questa città dimostra come la bellezza, il lascito dei secoli, non è un impaccio. Il dramma del nostro Pese è che troviamo il nostro punto di forza nei problemi che non sappiamo risolvere invece che nei beni sui quali investire. Matera dimostra che questo è possibile”.

E sono proprio gli abitanti a prestare i loro volti, le loro voci facendo affiorare ricordi di tradizioni ancorate al luogo, ricordi di rituali, credenze e miti su cui molti studiosi dal dopoguerra in poi hanno condotto le loro ricerche e i loro studi. Per Invernizzi “sono le persone di Matera e i loro racconti i veri protagonisti di questo film”.

Il presente da una parte, il passato dall’altra. Sembrano così rivivere le parole di Carlo Levi in cui è chiaro come questo territorio immerso nella Lucania non possa che crescere e svilupparsi nell’indipendenza della propria identità: “Finché Roma governerà Matera, Matera sarà anarchica e disperata, e Roma disperata e tirannica” (Cristo si è fermato a Eboli).

Matera capitale della cultura europea 2019”, conclude Invernizzi, “non credo sia un punto di arrivo, credo sia un riconoscimento di quello che Matera è sempre stata. Un luogo di transito, di scambio, di cultura”.

Nelle sale il 21, 22 e 23 gennaio.

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