La Morte ti “fa brutto”? Frequentala

di Roberta Maciocci

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Beato il tonno in scatola. Non ci avete mai pensato? Beh, non è una considerazione così peregrina. Il tonno è soltanto un esempio, ovviamente. Poverino, una volta cotto ed inscatolato – diranno subito i miei piccoli lettori – significa che sia stato precedentemente catturato ed ucciso. Quindi perché dovrebbe godere di uno stato di grazia? Perché, appunto è morto. E’ morto, il che non sembra una grande notizia, ma un vantaggio c’è, che è quello di non aver conosciuto né la data della sua morte anticipatamente, e neanche la sua data di scadenza, apposta sulla confezione appunto dopo la sua dipartita. Due eventi molto simili, anche se differiti, a ben guardare.

Lasciamo in pace il tonno e ampliamo la case history: il replicante Roy Batty, uno dei protagonisti di Blade Runner (1982), sì, quello che aveva visto cose che noi umani etc. etc. non era tanto angosciato dal fatto di dover morire, come un individuo qualsiasi. Il problema maggiore era, probabilmente, quello di conoscere già la propria data di scadenza. Morire non è una passeggiata di salute per definizione (umorismo squisito), ma è inevitabile. Conoscere addirittura la data esatta della propria fine deve essere estremamente angosciante.

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Prodotti ittici e robot a parte, studi neurologici e psicologici hanno individuato il timore della morte nei bambini sin dalla venuta al mondo. Da adulti abbiamo altri strumenti per esorcizzare la morte. Visitare i luoghi che ne testimoniano la presenza ossimorica nella nostra vita, i cimiteri, non solo al fine di visitare le tombe di famiglia e leggere non soltanto i classici. Non soltanto le gesta di eroi seppelliti con le loro armature ed i loro amuleti. Storie, vicende di persone del passato o coeve e che ora non ci son più. Far rivivere, e sembra un paradosso, chi c’era prima di noi, diventa quasi una forma di immortalità: augurandoci presumibilmente che gli esseri a venire possano leggere ed entrare in contatto con noi quando non ci saremo più. La paura è notoriamente spesso accomunata alla rimozione di ciò che non si vede o non si vuole vedere, e a ciò che non si conosce. Esorcizzare la morte è accettare una convivenza con essa: sembra un gioco di parole ma stiamo parlando di inizio e fine, alfa e omega. D’altronde, parafrasando il vecchio adagio, se non puoi sconfiggere un nemico, meglio stringerci alleanza.

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