di Beatrice Andreani

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Parliamo di Artdigiland, una casa editrice che fa dell’indipendenza il suo segno. Dietro questa visione nel campo dell’editoria c’è una donna, fondatrice e direttrice al tempo stesso dell’intero progetto. Silvia Tarquini ci spiega come è nata l’idea di creare una piccola ma proficua realtà editoriale che guarda al mondo dell’arte con un’attenzione particolare…

ST: Artdigiland è un progetto che si basa sulle nuove tecnologie che consentono di abbattere alcune spese che altrimenti sarebbero poco sostenibili. Grazie a questo c’è una maggiore libertà nelle scelte produttive. Il mio tentativo è quello di scegliere a cosa dare valore, cosa valorizzare e portare ad una maggiore visibilità, cercando anche di creare un fil rouge nelle nostre scelte.

Artdigiland, come detto, è nata da poco ma il suo sguardo, sin dall’inizio, è proiettato in particolare sul mondo del cinema…

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ST: Ho fondato questa casa editrice nel 2011 e da subito ho cercato di indirizzare le scelte di produzione verso temi legati al cinema, all’arte, e al teatro. Il libro intervista a Luca Bigazzi, direttore della fotografia, è stato il primo lavoro ad essere pubblicato. Ci siamo interessati alla sua concezione dell’uso della luce nel cinema prima che lavorasse al film di Sorrentino La Grande Bellezza e che giungesse agli onori della cronaca con l’Oscar al miglior film straniero.

Alla fotografia cinematografica e più in generale al tema dell’uso artistico della luce, nel teatro e nelle arti installative, è dedicata una vostra collana. I vari volumi sono sempre libri intervista con grandi maestri della storia del nostro cinema e teatro…

ST: Sì, nell’ambito del teatro abbiamo portato avanti molte iniziative con Fabrizio Crisafulli, che è un regista e un artista visivo, oltre che uno studioso e teorico… Insieme abbiamo realizzato varie pubblicazioni sia sul suo percorso lavorativo e sulle sue esperienze che in generale sull’uso della luce nel teatro del ’900.

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Tornando al cinema, un nome è particolarmente significativo nel nostro discorso sull’uso della luce e del colore: Luciano Tovoli. Tovoli ha lavorato con grandi registi, come De Seta, Zurlini, Antonioni, Scola, ma avete dedicato un libro intervista con lui al solo film Suspiria, di Dario Argento. Come è nata l’idea di lavorare in particolare su questa opera?

ST: Dopo aver pubblicato i testi su Bigazzi, Crisafulli e Beppe Lanci (che ha lavorato molto con Bellocchio, con i fratelli Taviani, con Nanni Moretti, e con Tarkovskij), con tutta evidenza mancava Luciano Tovoli. Tra l’altro era in arrivo il quarantennale di Suspiria. Con Valentina Valente e Piercesare Stagni, i curatori del lavoro, inizialmente volevamo ripercorrere tutta la carriera di Luciano. Ma il materiale era oggettivamente troppo esteso. Però il libro porta il titolo “Suspiria e dintorni” perché Tovoli ha una grandissima cultura anche in ambito pittorico e fotografico, oltre che cinematografico, e ha saputo tessere moltissimi riferimenti e rimandi ad altre arti, sempre mantenendo al centro il discorso sull’estetica del colore e della luce.

A proposito di Suspiria, parliamo del remake di Guadagnino che ha ottenuto un riscontro di critica abbastanza notevole al Festival di Venezia quest’anno…

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ST: (sorridendo…) Sono due anni che Guadagnino sta praticamente trainando il nostro lavoro. Il suo film è stato annunciato moltissimo tempo prima dell’uscita in sala, cosicché, mentre si favoleggiava di questo remake noi portavamo avanti le presentazioni del nostro lavoro sull’ “originale”. Si può dire che siamo stati nella sua ombra e che ci ha fatto molto piacere! Al festival del Cinema Ritrovato di Bologna ci hanno invitato a presentare il libro e hanno invitato anche Guadagnino. Insieme hanno introdotto la proiezione della versione di Suspiria (l’originale) appena restaurata da Tovoli. L’atteggiamento di guadagnino era di grande reverenza e stima per un maestro. Luciano gli ha regalato il libro con dedica e sono sicura che lo avrà divorato.  Le ultime presentazioni le abbiamo tenute al Festival del Cinema di Roma, al Fantafestival, in una serata a Milano per il debutto della versione restaurata sulla piattaforma on line Chili, e per fortuna gli inviti continuano ad arrivare. Abbiamo anche presentato l’edizione inglese a Helsinki, in occasione della serata annuale dell’Associazione Imago (fondata da Tovoli!), che riunisce tutte le associazioni nazionali degli autori della fotografia.

A seguito del film di Guadagnino, avete pensato di ampliare il lavoro che avete già svolto sul film?

ST: Ampliare il libro già fatto no, perché era davvero esaustivo. Ma si potrebbe fare la stessa cosa con Guadagnino! Sarebbe molto interessante.

Restando nel campo del cinema, quali sono le prossime novità per gli appassionati?

ST: Si parla sempre di fotografia cinematografica. Sto collaborando con Giuseppe Pinori alla pubblicazione di un suo volume. Anche Pinori ha lavorato con grandi maestri come i fratelli Taviani, Valentino Orsini e Faenza, per citarne solo alcuni.

Fuorinorma è un’altra delle novità di Artdigiland…

ST: Assolutamente. Fuorinorma è un progetto di cui faccio parte, fondato da Adriano Aprà. Si tratta di una ricerca di film prodotti negli ultimi anni in Italia ma poco visti perché indipendenti, ma molto meritevoli. È per questo che si è deciso, dopo la manifestazione svoltasi a Roma, di raccoglierli (sono circa ottanta) in un libro-catalogo in cui a ciascuno di essi è data la giusta attenzione. Questo mi fa molto piacere perché è la dimostrazione che è possibile dare spazio a questi bellissimi lavori, valorizzando chi vi ha lavorato con molta fatica, grandi sacrifici e infinita passione.

Sì, molti autori indipendenti riescono oggi a dare vita a opere con un grande potenziale con budget irrisori…

ST: Esatto, li percepisco un po’ come dei fratelli… Come noi di Artdigiland, anche loro possono lavorare da soli con piccoli finanziamenti grazie al digitale, senza doversi piegare a un’idea di cinema commerciale. È in effetti un po’ un trovarsi, tra autori, libri, organizzatori… ci si riconosce e ci si sostiene a vicenda! Essere “autonomi”, soprattutto nel pensiero, e non seguire il gusto e gli atteggiamenti “maggioritari” … si può.

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