Rodolfo Valentino: dal cinema muto alla parola

di Annalea Vallesi

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Questo sabato di festività post natalizie, in attesa del nuovo anno, voglio suggerirvi la lettura di una inusuale raccolta poetica il cui autore per me, prima d’ora era soltanto il nome di un’icona del cinema internazionale, uno degli italiani più famosi al mondo, insieme ai grandi artisti del nostro rinascimento, ai musicisti del melodramma italiano, a Fellini, Sophia Loren, e davvero a pochi altri….vi starete chiedendo di chi sto parlando.

Ebbene si tratta di Rodolfo Alfonso Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi da Valentina, in arte Rodolfo Valentino, emigrato in America in cerca di vita e felicità, divenuto uno dei MITI della cinematografia di tutti i tempi e anche (dopo quello che avrò da dirvi ne converrete con me) un inaspettato e profondo poeta!

Il nostro Rodolfo Valentino nasce a Castellaneta, in provincia di Taranto, il 6 maggio 1895 da Giovanni Guglielmi veterinario e capitano di cavalleria in pensione, e Marie Berth Gabrielle Barbin, figlia di un ingegnere ferroviario francese. Ha tre fratelli, ma una dei tre, la sorella Beatrice, morirà prematuramente.

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Nel 1906, dopo il trasferimento della famiglia a Taranto, Rodolfo consegue la licenza elementare con scarso profitto. Alla morte del padre, per malaria, Rodolfo viene mandato a Perugia presso il Convitto per gli Orfani dei Sanitari Italiani, dal quale è radiato per cattiva condotta due anni dopo. Recatosi a Venezia per accedere alla Accademia di Marina, viene scartato per insufficienza toracica, quindi si iscrive all’Istituto di Agraria di Sant’Ilario di Nervi (Genova), dove si diploma nel 1912. Incerto sulle decisioni da prendere per il suo futuro, trascorre una lunga e dispendiosa vacanza a Parigi. Al suo ritorno la famiglia (anche per sopire le voci di una sua presunta e latente omosessualità) decide di mandarlo in America e il 23 dicembre 1913, Rodolfo sbarca a New York.

Qui il giovane Rodolfo si adatta a svolgere ogni genere di lavoro, dai tipici lavori da “emigrante” (lavapiatti, facchino) ad alcuni che gli vengono proposti per via del suo aspetto esteriore e della sua avvenenza. Lo ritroviamo quindi a fare l’accompagnatore presso il night club Maxim’s, ma impara anche a ballare e la sua fama da ballerino provetto gli procurerà numerosi ingaggi con Bonnie Glass e Joan Sawyer….

Numerosi gli spettacoli di danza in teatro a cui parteciperà da New York a Los Angeles. E proprio a Los Angeles nel 1918 inizia la sua gavetta nel mondo del cinema, come comparsa nei film Alimony, A Society Sensation e All Night. L’anno seguente, seguono altri ruoli da caratterista in altri film. Nel 1919 si sposa con l’attrice Jean Acker ma si separano subito per incompatibilità. L’anno seguente, nel 1920 partecipa a numerose pellicole e ottiene la parte da protagonista nel film colossal della Metro G.M.: “The Four Horsemen of the Apocalypse” (I quattro cavalieri dell’apocalisse) che viene presentato al pubblico e proiettato nelle sale l’anno seguente, il 1921 è l’anno della consacrazione! Rodolfo Valentino recita ne “La Signora delle Camelie”, “La commedia umana” e l’intramontabile “Lo Sceicco” che gli fa guadagnare la fama del più grande amatore dello schermo. Sul set di “Camille” Rodolfo conosce la scenografa e costumista Natacha Rambova e se ne innamora, sposandola di lì a poco. Nel 1922 recita fra gli altri, nei film “Sangue e Arena” e “Il Giovane Rajah” ma a causa di attriti e forti divergenze con la Famous Players Lasky Corporation, Valentino è sospeso dal lavoro di attore dal 14 settembre 1922 al 7 febbraio 1924. E’ in questo lasso di tempo che inizia a scrivere….pensieri che diventano parole e poi versi e poi poesie o pensieri sparsi che rimangono aforismi. In ogni caso scritti di grande profondità, se si considera la giovane età di Rodolfo, che morirà due anni più tardi, ovvero il 23 agosto del 1926 a soli 31 anni, per un’ulcera perforata con peritonite. Solo dopo la sua morte uscirà il suo ultimo e famosissimo film: “Il Figlio dello Sceicco”.

R.Valentino PoesieLa raccolta di poesie di Rodolfo Valentino si intitola “Day Dreams” (Sogni a occhi aperti) e quando esce, nel maggio del 1923 vende più di mezzo milione di copie! Torna in ristampa più e più volte….le case editrici fanno a gara per accaparrarsi i diritti. Ma questo è solo un contorno putrescente e vacuo, niente a confronto della bellezza e della purezza di queste liriche che sono “Sogni ad occhi aperti”,appunto, e che attualmente trovate disponibili, edite da “Newton Compton Editori”, in tutte le librerie e su tutte le piattaforme digitali (“Amazon Book”, IBS, etc…). L’introduzione e la traduzione sono di Paolo Orlandelli, con testo originale in inglese a fronte.

Prima di iniziare a segnalarvi le mie poesie preferite, come faccio per ogni autore in ogni articolo, mi preme riportare la prefazione al libro, scritta dallo stesso Valentino, e che più che una disquisizione dotta e sterile è una premessa diretta e sincera rivolta al suo pubblico:

“A te, mio gentile lettore, vorrei dire qualche parola di premessa prima che ti addentri nel contenuto di questo libro. Non sono né poeta né letterato, perciò non troverai né poesia né prosa. Soltanto sogni – Sogni a occhi aperti – un po’ di passione, un po’ di sentimento, un po’ di filosofia, non studiati, ma acquisiti attraverso l’osservazione del più grande di tutti i maestri!…La Natura!

Giacendo in ozio, non per mia scelta, ma perché tenuto lontano con la forza dal mio preferito e attuale ambito di lavoro, ho fatto ricorso ai sogni per dimenticare il tedio degli affanni quotidiani e la noia del pedante codice giuridico.

Sarò felicissimo se i miei Sogni a occhi aperti daranno a te tanto piacere nella lettura, quanto a me hanno dato nella scrittura.

                                                                                     Rodolfo Valentino

New York – 29 maggio 1923”

Se penso che Rodolfo Valentino faceva l’attore e che la poesia era solo una occupazione secondaria, necessaria per il tempo di allontanamento dalle scene e dai set cinematografici, mi viene da fare una considerazione: viste le premesse, chissà che straordinario poeta sarebbe potuto diventare se avesse avuto più tempo, più vita da vivere, più giorni da descrivere, più sentimenti da esprimere. Nei suoi versi si rintraccia, come dice Orlandelli, il passaggio terreno di quest’uomo, ritenuto un dio, ogni verso è un frammento di vita ed è questo che emoziona il lettore.

A tal proposito mi viene da scrivere un “epitaffio” esistenziale: a volte la vita degli uomini è più interessante di quella di Dio.

Rodolfo Valentino si è rifugiato nella poesia come se fosse una “musa minore” rispetto a quella dell’arte cinematografica, ma ciò ci fa capire che in quei due anni (dal 1922 al 1924) di allontanamento dal cinema, la parola scritta, per lui che nei suoi film muti di parole non ne diceva proprio, era diventata la sua casa, la sua unica forma di espressione, il suo rifugio, non un palliativo ma la sua vera vita artistica, in quel momento, una vita artistica parallela.

La poesia ha saziato la sua fame emotiva e risposto alla sua necessità espressiva.

Di seguito ritrascrivo le mie liriche preferite tratte da “Sogni a occhi aperti” cominciando dalla nota a margine che subito mi ha colpita.

“(a M.)

La serenata di mille anni fa

Il canto di labbra mute

Vive eternamente nello specchio dell’oggi

In cui cogliamo il suo riflesso

Se solo spazziamo

Le ragnatele del dubbio.”

 

E’ possibile che nel corpo di un attore viva un’anima antica, che già aveva fatto l’esperienza della poesia in una precedente vita? Questi versi sembrano farlo intuire.

Natura

La Natura è il libro aperto

In cui si trovano le verità del mondo

La Natura è una storia infinita

Di immutabile gloria

Quando studi la natura Dio è la tua guida

Perciò affidati sempre

A questa Grande Maestra.”

 

Rodolfo Valentino soleva dire che la sua vera prima Maestra era la natura e che in essa parlava e si manifestava la verità.

Tu

Il tuoi occhi

I tuoi occhi,

Golfi mistici

Di luce divina.

Castano dorato

Il colore

Fondi,

Ma puri, come ambra,

Liberi

Da ombre.

Insondabili,

In cui

I miei sensi

Annegano.

I tuoi occhi.

Le tue labbra

Le tue labbra,

Di seta petali gemelli

Di umida rosa.

Altare

Del cuore

Ove amore

Il suo infuocato desiderio

Celebra indisturbato.

Crogiolo

Di Passione.

Una rosa mascherata.

Le tue labbra.

Il tuo bacio.

Il tuo Bacio,

Una fiamma

Del fuoco della Passione

Il dolce sigillo

D’Amore

Nel desiderio,

Nella fragranza

Della tua Carezza;

Ahimè,

A volte

Trovo

Squisita amarezza

Nel

Tuo Bacio.”

 

Sospetto

Ha incrociato il sentiero

Del mio sogno di te

Una sottile reticola grigia,

Così tenue il suo riflesso,

Quasi invisibile

Pure ha ostruito

Il mio cammino.

Come freddo bastione di scuro granito

Mi ha intrappolato,

Chè un acciaio crudele,

Era nel filo

Della serica tela del dubbio.”

 

Il saggio

O Fierezza che risplendi

Nello sguardo dei ragazzi,

Continua a credere nel bene,

Nel valore e nella verità.

Perché molto presto,

Troppo presto-

La luce più fiera incontra il dubbio,

E vacilla, trema, solo un po’,

Ma non si spegne.

O Tristezza che affiori

Dagli occhi degli anziani,

Continua a credere nel bene,

Sii saggia – con i giovani.

Perché molto presto,

Troppo presto,

La luce più triste del dubbio,

Vacilla, trema, vacilla

E infine si spegne.”

 

Miraggio

Felicità –ci aspetti

Un po’ più in là,

Un po’ più in là.

Non sappiamo dove.

Né come trovarti.

Sappiamo solo che tu

Aspetti, aspetti,

Un po’ più in là.”

 

Glorificazione (a W.W.)

Le braccia della terra eruppero dai solchi

E mostrarono i pugni in spregio,

Ché la terra non conosce il potere di Dio,

Non ha che visioni terrene.

Il dito di Dio scrisse nel cielo

Con lettere di fuoco:

“Vieni a me che sono la Vita”

Ma la terra non riuscì a sollevarsi.

Con tutte le forze,

La terra lottò e si arrese,

La Sua mano d’Amore allora Dio protese

E la Terra glorificò.”

 

Da ultimo questa bellissima poesia, che mi ha da subito colpita e meravigliata per la perfetta delicatezza che racchiude, la vista di una figura amata che fino a quel momento si era potuta solo ricordare:

Rimembranza (a M.O.)

Un ricordo d’infanzia,

Una piccola, fragile cosa,

Evocata

Dalle piume di un’ala colorata

Sulla tela

Della mia mente sfinita.

Che cresce,

Dolce figura del passato

E vedo,

Te! Giunta alla suprema

Perfezione dell’anima,

Il tenue ricordo custodito

E’ giunto alfine

Al suo traguardo.”

 

Spero di avervi incuriosito e di avervi incoraggiato alla lettura di un poeta verso cui si potevano nutrire dei dubbi e avere dei pregiudizi.

Grazie e buon 2019!

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