Quando la critica fa male al cinema

di Agostino Casaretto

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Ci capita, purtroppo, spesso di passare in certe vie di Roma o di altre città della nostra bella Italia e vedere che dove c’era un bel cinema, che faceva parte della nostra infanzia e vita, c’è: una sala da giochi o un insieme di legnami che coprono quello che fu l’ingresso di quel cinema oppure un supermercato o ancora serrande chiuse con sopra i classici scarabocchi che niente hanno a che vedere con quelli della street art.

Quando ci succede questo proviamo una stretta al cuore perché ci ritornano in mente quante belle sensazioni ci regalò quel cinema e quante ore della nostra vita passammo nella sua sala. I motivi che hanno portato alla sparizione di tante sale cinematografiche sono tanti e vanno dalla programmazione cinematografica nelle varie televisioni che hanno impigrito la gente, non considerando che un film visto al cinema è tutta un’altra cosa, dai prezzi dei biglietti del cinema lievitati in modo esagerato che costringono le famiglie a rinunciare ad andarci perché la spesa per loro sarebbe troppo elevata, dai film che spesso non sono all’altezza delle aspettative e non ultimo dai critici cinematografici che pensano che gli unici film che dovrebbero essere programmati dovrebbero essere dei polpettoni lenti, che pur se legati all’arte cinematografica non soddisfano quelle esigenze di piacere che si deve provare quando si va al cinema.

Infatti non si dovrebbe dimenticare che con tutti i problemi giornalieri che subiamo, andare al cinema dovrebbe essere un momento di relax e per vivere quei sogni che vorremmo si verificassero e che al contrario non arrivano mai.  Questa dei critici, che con le loro recensioni cercano di indirizzare il lettore verso film che piacciono esclusivamente a loro, è una dolente nota che si può riscontrare chiaramente vedendo quante volte le loro critiche non corrispondono assolutamente agli incassi dei film che loro hanno stroncati, cosa che ci fa dubitare sulla effettiva onestà intellettuale di certi critici, perché al contrario, in quel caso, dovremmo dubitare della loro preparazione culturale. Il sostantivo femminile “Critica” non dovrebbe essere altro che una valutazione obiettiva di tanti fattori che compongono un film non influenzati dai propri gusti cinematografici.

Quando frequentavamo da ragazzi i cineforum i vari esperti di cinema che partecipavano ci insegnavano che per valutare un film lo si dovrebbe vedere almeno tre volte per poterlo giudicare bene e per cogliere dei particolari che, al contrario, non vengono afferrati alla prima visione del film. Certo non si pretende che un critico veda prima di scrivere il suo saggio il film tre volte ma perlomeno non si fossilizzi a credere che si debba criticare a tutti i costi negativamente solo per sentirsi coinvolto nella fortuna o sfortuna di un film, soprattutto non si può scrivere bene di un film basandosi solo sul nome importante del regista, perché anche i registi famosi che fanno parte della élite cinematografica alcune volte fanno dei film pietosi. Concludendo anche un film leggero potrebbe essere un’opera d’arte se permette alla gente di sentirsi bene nel guardarlo e anche tornando a casa.

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