Musica e videogiochi: per John Carpenter sono “da paura!”

di Roberta Maciocci

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Chi meglio di un maestro americano dell’horror potrebbe essere qualificato a comporre musiche per i film di genere? John Carpenter lo ha già fatto e anche appropriatamente. E perché no, anche per altri prodotti audiovisivi che tengano lo spettatore interagente col fiato sospeso.

Ejzenstein, Pudovkin e Alexandrov, i tre maestri del cinema sovietico stilarono un manifesto sull’asincronismo: e stiamo parlando del 1928. Parafrasandone il contenuto, davano il benvenuto all’avvento del sonoro ma sostenevano in soldoni che qualora non ci sia sintonia, in una pellicola, tra immagini e colonna sonora, un bel tacer non fu mai scritto. Meglio non rovinare delle belle immagini e una bella trama con una musica inadeguata. Non si tratta di gusto soggettivo del singolo spettatore: ovviamente le considerazioni dei tre, che non erano proprio le ultime ruote del carro cinematografico (il primo peraltro era anche ingegnere e ne sapeva di meccanismi), riguardavano l’appropriatezza della musica con lo svolgimento delle scene. Un esempio banale: immaginiamoci una scena di un musical in stile vintage come Grease, e tutto il suo svolazzare di sottogonne e calzini bianchi per le signorine educatine ed i giubotti di pelle per i pals imbrillantinati. Di punto in bianco, entra in scena Olivia Newton John intonando i Carmina Burana. Non ci saremmo proprio. Oppure che in un western classico durante la scena immancabile del duello ecco presentarsi un coro yodel, magari anche in dolby surround. Se si trattasse di una rivisitazione ironica alla Mel Brooks tutto sarebbe permesso, altrimenti, rimanendo in tema musicale, suonerebbe davvero male.

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Tornando dunque al regista, produttore, sceneggiatore e compositore settantenne John Carpenter, in più di un’intervista ha dichiarato la sua passione per la pallacanestro e per i videogiochi, nonché  il suo desiderio di comporre la colonna sonora appunto per un videogame, non specificandone il genere. Suo il film e sue le musiche di Halloween (2018), e immaginiamo che quando anche il videogioco per il quale dovesse comporre non fosse sanguinolento, non gli riuscirebbe difficile creare uno stato di suspense. Una corsa d’auto o le avventure di un supereroe creato alla consolle avrebbero senz’altro un sottofondo “da paura”.

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