di Roberta Maciocci

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20 dicembre 2018: nelle maggiori sale cinematografiche udite udite ecco arrivare il prequel della saga Transformers, Bumblebee: the Movie.

Come in quei tormentoni di Facebook che recitano “Ma che ne sanno i duemila”, scritti da ragazzi che essendo nati negli anni ’90 del  Novecento si sentono grandi ed experienced, cosa ne sanno i minori di vent’anni dei Transformers, autobot coloratissimi e ingarbugliati da incastrare: quei robot, ancora composti di parti metalliche che si trasformavano in automobili più o meno fedeli a quelle presenti sul mercato? Tutti i ventenni, ed anche i trentenni precoci (i giocattoli sono nati nel 1984) ne sanno sicuramente qualcosa, e per sposare il clima di questi giorni pre-festivi ne avranno chiesto sicuramente qualcuno in regalo a Babbo Natale e reiterato eventuale richiesta non accolta alla Befana. O direttamente ai genitori, qualora avessero perso il “credo” nei due munifici personaggi.

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Ecco, per chi fosse impreparato su queste altresì dette action figures,  Bumblebee, il film, potrà essere una sorpresa ma anche una bella infarinatura sul fenomeno in questione. Intanto, per chi fosse interessato a saperlo, gli autobot sono nati da un media franchise tra la mitica Hasbro e la compagnia produttrice di giocattoli giapponese Takara Tomy. Si tratta di giochi ma non di scherzi, dunque. Due giganti del toy market. Il colosso americano negli anni sessanta produsse il modello che avrebbe ispirato alla Mattel il suo Big Jim, il giocattolo soldato G.I. Joe, e l’azienda giapponese è la risultanza della fusione tra due rivali avveniristiche del settore: la Tomy, nata addirittura nel 1924, e la Takara (classe 1955). Cosa produce e/o vende quest’ultima, tra i vari prodotti: la crème de la crème dei beniamini delle ultime generazioni, vale a dire i vari Naruto, Pokémon  e compagnia “mangando”.

In questo caso ci interessano i Transformers e soprattutto quest’ ape metallica e robotica, il bombo (specie imenottero, famiglia delle api), che si nutre di olio motore (supponiamo) e non produce il miele. Insomma il protagonista del film. La seconda fatica dell’animatore regista Travis Knight (figlio peraltro del fondatore della Nike) è lo spin-off della serie di avventure delle auto-transformers: Optimum Prime, capo degli Autobot del pianeta Cybertron invia Bumblebee sulla terra per combattere i cattivi Decepticon e salvare il mondo. A dispetto delle sembianze di apona gigantesca, il robot che si trasforma in automobile e viceversa non se la passerà bene al suo arrivo. Come spesso succede ai migranti, ai diversi, seppur spaziali in questo caso, non viene per così dire accolto calorosamente. Di fatto verrà attaccato dai nemici e aggredito da un gruppo di marines guidati dall’agente Burns del Settore 7, squadra creata per identificare e combattere gli alieni. Come spesso succede a partire dalla favola del Gigante Buono, però, sotto quell’imponente massa metallica gialla si nasconde un essere tenero e spaventato. Chi si prenderà cura di lui? Chi, soprattutto, accetterà la sua diversità? Una ragazza, Charlie Watson, che lo scova e si intenerisce, essendo per difendersi il gigantesco imenottero metallico camuffato in un maggiolino giallo male in arnese.  Un cucciolone di automobile, peraltro un mito di auto, il maggiolino: Charlie, adolescente alla ricerca come tutti, in quell’età di un suo posto nel mondo e affamata di libertà non potrebbe aspirare ad un amico ed un’auto più simbolica.

I protagonisti in carne ed ossa di questo live action on the road/tecnorobotico, sono Hailee Steinfeld (1996), nominata miglior attrice non protagonista da giovanissima, ne Il Grinta dei fratelli Coen (2010), che veste i panni di Charlie, e l’ex wrestler e ormai consumato ed amato attore John Cena, che interpreta il marine Burns. L’ambientazione è rigorosamente anni ’80, inclusa una scena di inserimento nello stereo incorporato del robot di una super-vintage audiocassetta.

Lasciando spazio a successive recensioni e impressioni sulla pellicola, a poche ore di attesa dall’uscita e da qualche tempo in realtà, si sono attivati rumours, più o meno smentiti o lasciati cadere nel vago da regista e protagonista maschile non metallico. Si tratta di ipotesi relative al ruolo di Cena. Ricercando, per così dire, una sorta di Matrioska hasbroiana (suona male ma è per non usare il termine sperequato “autocitazione”), una autoreferenzialità, alcuni hanno voluto vedere nel personaggio di Burns l’incarnazione dell’altro cavallo di battaglia della casa produttrice americana. Il sopracitato G.I. Joe: il militare giocattolo che oltre a fungere da modello per successivi nerboruti pupazzi era l’incarnazione simbolo del bravo soldato americano della Seconda Guerra Mondiale. Nello stesso film dunque si troverebbero presenti due personaggi Hasbro, nati peraltro uno a distanza di vent’anni esatti dall’altro (1964/1984). John Cena e il regista, in varie interviste hanno nicchiato sul tema: chissà se la citazione dell’altro prodotto vincente attraverso la figura del marine è stata voluta o si tratta di ipotesi peregrine di chi ha cercato il fenomeno nel fenomeno, e alimentato così il merchandising già ricco di suo della storia non smielata, anche se il protagonista è una grossissima ape, distribuita da un altro gigante, la Fox. Le letterine per i regali sono già state inviate, ma qualche autobot, se non già nelle liste, verrà aggiunto ai desiderata di grandicelli e piccini.

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