di Francesco Amato

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In un lontano futuro, il mondo è ormai ridotto ad un immenso deserto, all’interno del quale si muovono, su enormi cingolati, le città più grandi del mondo, che lottano tra di loro per il controllo delle ultime risorse rimaste sul nostro pianeta. Nella città mobile di Londra, il giovane Tom (Robert Sheehan) e la ribelle Hester (Hera Hilmar) lotteranno insieme per cambiare la società nella quale vivono e per evitare che il folle Thaddeus Valentine (Hugo Weaving) prenda il controllo della città.

È questa l’incredibile trama di Macchine mortali, tratto dalla saga letteraria scritta da Philip Reeve.

Il film è stato fortemente voluto da Peter Jackson, qui in veste di produttore e cosceneggiatore, che ha messo alla regia il suo collaboratore di lunga data, Christian Rivers.

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Trasporre al cinema questi libri non era affatto facile, ma Jackson e Rivers ci sono riusciti (seppur solo in parte), portando sul grande schermo un film visivamente spettacolare e pieno di adrenalina, nonostante una trama semplice ma a volte, paradossalmente, troppo confusa.

La premessa principale, l’idea delle città mobili, colpisce inizialmente per la sua particolarità, ma viene presto messa da parte per favorire la spettacolarità visiva del film. Rivers ci trasporta dentro un mondo folle, pericoloso e adrenalinico. Le scene d’azione sono spettacolari e non annoiano mai, non facendo mai scendere il livello di adrenalina dello spettatore, che verrà immerso dentro luoghi incredibili e tutti da scoprire. Realizzato con un budget piuttosto alto, Macchine Mortali è visivamente spettacolare e garantisce l’intrattenimento del pubblico.

Ma allora, quali sono i problemi del film?

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Tratto da una serie di quattro romanzi, il regista e gli sceneggiatori hanno provato a comprimere quanto possibile la storia del primo libro, dovendo però tagliare cose molto importanti. La sceneggiatura infatti, seppur parta davvero bene, si perde nella seconda metà del film, iniziando a cadere negli stilemi più classici per film di questo genere e mettendo in secondo piano la caratterizzazione dei personaggi. Molto probabilmente i lettori del libro potranno apprezzare meglio la pellicola, potendo capire bene alcune citazioni e dettagli sui personaggi che non vengono del tutto esplorati.

Macchine Mortali, con i suoi pregi e i suoi difetti, rimane un film d’intrattenimento ben fatto e divertente, che potrebbe far partire (incassi permettendo) una saga cinematografica piuttosto interessante.

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