Hermann Hesse: Il Poeta Pittore

di Annalea Vallesi

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Questo sabato vi parlo di Herman Hesse, grande personalità creativa del ‘900: scrittore, aforista, poeta e pittore tedesco naturalizzato svizzero e insignito (tra gli altri numerosi premi) del premio Nobel per la letteratura nel 1946.

Hesse nasce a Calw, nel Wurtenberg, nel 1877. Il padre  Johannes Hesse era un cittadino russo di origine baltica; la madre Marie Gundert era la figlia maggiore del noto ideologo e missionario Hermann Gundert, profondo conoscitore delle lingue e dei dialetti orientali indiani.

Immagine Hesse.jpgLe diverse caratterizzazioni nazionali della famiglia Hesse, fanno del giovane Hermann un individuo estraneo a qualsiasi forma di discriminazione etnica e/o nazionalista, egli dirà infatti: “ Quale allora fosse la mia nazionalità, mi pare proprio oscuro. Probabilmente russa, poiché mio padre era considerato russo e aveva un passato russo. Mia madre era figlia di uno svevo e di una svizzera francese. Queste origini miste mi impediscono di avere un qualche rispetto per parole come nazionalità o frontiera” (Notizie Autobiografiche, 1922-23, Hermann Hesse).

H.H. riceve una educazione tradizionale per l’epoca. Quasi subito emergono contrasti con il padre, per via del suo temperamento non osservante delle prescrizioni culturali ed educative. Prima frequenta il ginnasio, poi la scuola umanistica di Goppingen, infine intraprende gli studi di teologia nel seminario evangelico di Maulbronn. Ma nel marzo del 1892 fugge dal seminario e viene mandato dai genitori a Bad Boll, presso il pastore ed esorcista Christoph Blumhardt. A giugno dello stesso anno, Hermann minaccia il suicidio e viene ricoverato a Setten  nella “Casa di cura per malati di mente ed Epilettici”. Nel 1893 riprende gli studi e rientra in famiglia dalla quale si era sentito però cacciato in modo violento e crudele l’anno prima, quando era stato rinchiuso in manicomio. Ragione per cui, i rapporti familiari non saranno più gli stessi. Nel 1894 lavora come apprendista alla fabbrica di orologi Perrot di Calw. Per Hermann il proprietario della fabbrica di orologi diventerà poi uno dei personaggi dei suoi romanzi più famosi, ovvero l’inventore del “Gioco delle perle di vetro”. Prosegue da autodidatta la sua formazione culturale utilizzando la ricca biblioteca del nonno; legge Goethe, Schiller e gli scrittori contemporanei. Tra il 1895 e il 1898 lavora come apprendista librario a Tubingen. Risalgono a quest’epoca i primi tentativi di pubblicare i suoi scritti. Hesse non inizia subito come narratore o come scrittore di romanzi, ma come POETA e a proposito dei suoi inizi, scrive:

“Ero un giovane di circa 23 anni e lavoravo come aiutante in una libreria con uno stipendio mensile di 110 franchi. Avevo fatto stampare a mie spese un minuscolo libricino di versi che naturalmente era passato inosservato. Non potevo sperare di trovare un altro editore. A ciel sereno un giorno arrivò una lettera di Carl Busse da Berlino. Scriveva di aver letto dei miei versi e siccome cominciava a pubblicare da Grote una collana di giovani lirici, mi chiese di poter pubblicare un volume di mie poesie. Questa richiesta fu la prima vera gioia che ebbi nella mia vita di giovane letterato. Mi misi subito ad ordinare e raccogliere il volume di poesie e lavorai felice e impaziente notti e notti per tante ore, finchè potei consegnare il manoscritto a Busse” (da Eine Erinnerung an Carl Busse, 1928)

 “Allego un quaderno di liriche. Contiene, dopo una selezione severa, delle poesie che non sono le più care, ma mi sembrano le più vere. Le darà poca gioia perché, per quanto La conosca, la Sua filosofia e la Sua arte sono più positive della mia. Ma proprio da ipocondriaco e ragionatore sono caduto tra l’eroe e il martire e fuori e dentro mi sento grippato. Le poesie contengono molte brutture ma nessuna bugia”. (Dalla lettera di accompagnamento al manoscritto delle poesie inviato a Carl Busse il 26 settembre 1901)

Così nasce la prima edizione delle liriche di Hermann Hesse; la raccolta viene dedicata alla madre, che muore pochi mesi dopo la pubblicazione nell’aprile del 1902 a Calw. Questa è la commovente dedica:

“A mia madre

(il giorno della conclusione di questo libro)

Tanto avevo da dirti

troppo a lungo fui in terra straniera

eppure, giorno dopo giorno

sei stata colei che meglio mi ha capito.

Ed ora ti ho da dare

Il mio primo dono

Con mani trepide di bimbo,

ora che hai chiuso gli occhi per sempre.

Ma leggendo il mio dolore

meravigliosamente si lenisce

e il tuo essere gentile e squisito

mi avvolge con mille fili”

La produzione letteraria di Hermann Hesse, in versi e in prosa è vastissima e conta quindici raccolte di poesie e trentadue tra romanzi e raccolte di racconti (i più famosi eleborati in prosa sono: “Il Lupo della Steppa”, “Siddharta, “Il gioco delle perle di vetro”, “Narciso e Boccadoro”). Scrive anche per alcune riviste letterarie utilizzando ogni volta diversi pseudonimi e nomi di fantasia (uno per tutti Emil Sinclair), e solo i critici più raffinati e i suoi amici più cari ne riconosceranno lo stile letterario e sapranno che e’ lui: Hermann Hesse!

Hesse si sposa per ben tre volte e dalla prima moglie ha tre figli.

Nel corso della sua vita riceve numerosi riconoscimenti e premi letterari (nel 1905 il premio Bauernfeld, nel 1936 il premio Gottfried Keller, nel 1946 il premio Nobel per la letteratura e il Premio Goethe di Francoforte. Nel 1950 il premio Raabe e nel 1955 il premio della pace della associazione libraia tedesca).

Trascorre lungo tempo della sua vita in Italia e muore nel 1962 a Montagnola, la sera dell’otto agosto del ‘62 lascia sul comodino della moglie Ninon, quest’ultimo messaggio:

“Ramo spezzato/scheggiato/pende già da anni ed anni/la sua canzone/un secco scricchiolio nel vento/senza foglie né corteccia/nudo, senza colore/stanco della vita troppo lunga/della morte troppo lunga/Il suo suono è duro e tenace/suono caparbio/contiene una paura segreta/ancora un’estate, ancora un inverno”.

Libro Hesse.jpgPoesie: Giorni fa, girando per il mercatino natalizio della mia città, ho notato una bancarella di libri usati molto interessanti. Mi sono messa a sbirciare, e tra tanti colori e paesaggi di copertine, la mia attenzione è stata attratta da un libro di un editore (italiano) sconosciuto (poi ho scoperto perché, infatti non esiste più, avendo chiuso battenti nel 1984). Si tratta di “Poesie” di H. HESSE ed. “Lato Side 30”.

Attualmente una raccolta poetica simile potete trovarla edita da “Guanda –Poesie” che sulle piattaforme online troverete ad un prezzo che va dai cinque ai sette euro, oppure fra gli “Oscar Mondadori” (Poesie di Hermann Hesse).

Nel libro da me acquistato, abbiamo il testo tedesco a fronte (che troverete anche nelle edizioni da me sopra suggerite) con traduzione italiana di Bruna Dal Lago Veneri e un saggio postfazione di Furio Jesi che sostiene che Hesse piace ai giovani perché essi possono consumare la gioia, inibita all’autore, di godere dell’impossibile connubio tra eloquio e immagine (ricordo che H. Hesse a quarant’anni iniziò anche a dipingere per lo più a china ed acquerello, immagini e paesaggi).

E ciò avviene bruciando. La fortuna dell’opera d’arte, prosegue Jesi, nella sua dissertazione, sta sempre e comunque nella combustione. Il rischio è piuttosto di non riuscire ad ardere. La poesia, in particolare, ha questa “minaccia” sin dall’origine. Jesi enfatizza una presunta connotazione “nichilista” della poesia del nostro Hermann Hesse, secondo la quale il poeta brucia insieme al lettore nella immediata percezione di immagini ed emozioni non più percepibili subito dopo la lettura.

Insomma dei versi di Hesse, secondo Jesi, non rimane nulla dopo averli letti, bisogna consumarli in quel momento, per tutto quello che hanno da dare e trasmettere. Ebbene, riguardo questa concezione della poetica di Hesse, non mi trovo d’accordo, affatto. Basti pensare che lo stesso poeta nella prima lettera di protesta indirizzata al padre ironicamente si firma: “Distintamente, Hermann Hesse Nichilista (Haha)”. Hesse ride della definizione di “nichilista” che probabilmente gli è stata affibbiata da altri e che usa a mò di scherno della altrui ignoranza!

Personalmente, leggendo i versi di questo gigante della letteratura moderna, non ho affatto avuto l’idea di un autore nichilista o promotore del consumismo dei sensi. Tutt’altro!

Abbiamo fra le prime pagine, versi che descrivono il rapporto della poesia con la musica (molto amata da Hesse):

“CHOPIN (1897)

Riversa di nuovo, a caso

su di me i grandi pallidi gigli

delle tue nenie,

le rose rosse dei tuoi valzer.

Intreccia il respiro profondo del tuo amore

che, appassendo, sparge profumo

e i rossi sinuosi garofani

del tuo orgoglio”

A mio avviso questa poesia lascia molto. Lascia le suggestioni di emozioni per noi perdute….il valzer….il ballo del sogno e della fiaba in costume di fine ‘800.

Immagino le rose rosse della stampa del vestito a ruota della dama, oppure le rose rosse sono quelle che i cavalieri del carnet di ballo le porgono al momento di invitarla a ballare? In ogni caso ci sono immagini colorate e floreali molto forti, tanto che dopo averle lette queste parole, viene voglia di rileggerle, ma non certo di dimenticarle, come farebbe un “nichilista”!

Mi ha colpito poi, nel paragrafo dedicato all’intreccio tra poesia e romanzo, una poesia collegata al romanzo di Hesse “Il Lupo della steppa”:

“LUPO DELLA STEPPA

Io lupo della steppa trotto e trotto,

il mondo giace, pieno di neve,

dalla betulla svolazza il corvo,

ma non c’è né una lepre, né un capriolo.

E io amo tanto i caprioli;

se ne potessi trovare uno!

Lo prenderei fra denti e lo terrei con le mani,

non c’è niente di più bello.

Sarei così tenero con questa “Dulcinea”,

affonderei il mio muso nella tenera coscia

e mi inebrierei del suo sangue rosso vivo,

e poi ululerei, tutta la notte, in solitudine.

Mi accontenterei persino di un leprotto,

la sua carne calda ha un dolce sapore nella notte.

S’è dunque tutto allontanato da me

Ciò che rende la vita un po’ più serena?

Il pelo della mia coda già s’è fatto grigio

E già non vedo più distintamente,

da molti anni è già morta la mia compagna amata.

Ora trotto e sogno caprioli,

trotto e sogno lepri,

e odo il vento sibilare nella notte invernale.

Impregno di neve la mia gola ardente

e la mia povera anima la lascio al diavolo”.

E la mia povera anima la lascio al diavolo.

Personalmente scorgo tratti di introspezione della propria personalità selvaggia in questi versi (evidente è l’influenza di Jung)….nulla di vago, di trascurabile, lasciato al caso, assolutamente nulla di “nichilista”! Tutto invece è ben descritto, questi versi suscitano emozioni profonde e sicuramente tutto ciò che si legge è destinato ad entrare negli occhi (anche qui abbiamo molte immagini evocative) e nel cuore del lettore, certamente non per svanire ma per restarvi.

Hermann Hesse affronta nelle sue poesie anche la tematica esistenziale, mai banale, semmai semplice nel linguaggio che rimane sempre originale e straordinariamente pieno di colori e sfumature emotive, come lo sarebbe un quadro.

Di seguito ritrascrivo le mie poesie preferite, su questo tema:

“SONO UNA STELLA

Sono una stella del firmamento

che osserva il mondo, disprezza il mondo

e si consuma nella propria luce.

Sono il mare che di notte si infuria,

il mare che si lamenta, pesante di vittime

che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.

Sono bandito dal vostro mondo

cresciuto nell’orgoglio e dall’orgoglio tradito,

sono il re senza terra.

Sono la passione muta

in casa senza camino, in guerra senza spada

e ammalato sono della mia propria forza.

Ed ancora, famosissima e bellissima:

“TI PREGO

Quando mi dai la tua piccola mano

che tante cose mai dette esprime

ti ho forse chiesto una sola volta

se mi vuoi bene?

Non è il tuo amore che voglio

voglio soltanto saperti vicina

e che muta e silenziosa

di tanto in tanto, mi tenda la tua mano”.

dipinto Hesse

Fiduciosa e convinta del fatto che le giovani generazioni non siano affatto “nichiliste” e che non amino Hermann Hesse perché è un “nichilista” porgo a voi giovani lettori (e anche meno giovani) queste luminose perle di rara bellezza poetica, affinchè ne siate abbagliati e possiate leggere l’anima di questo straordinario autore non solo nei suoi racconti e romanzi, ma anche nei suoi versi.

Vi lascio anche un quadro di Hermann Hesse pittore.

A sabato prossimo!

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